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mercoledì 20 marzo 2019

Love, Death & Robots, mosaico riassuntivo dell'umanità.



Immaginate un immenso coro in cui ciascuna voce ha qualcosa di differente da dire. Nel pubblico ci sarà qualcuno che ne resterà incantato? Sicuramente sì. Questo esempio riassume il senso ultimo di questa serie tv. Sta parlando a tutto il mondo in generale, ma anche nello specifico a ognuno di voi, ecco il suo punto di forza. È come un virus: arriva ovunque e a chiunque, perché ciascuno troverà ciò che stava cercando e resterete colpiti. Chi verrà sbalordito dalla grafica evoluta di una puntata particolare, chi verrà lacerato da una storia. Posso garantirvi che non resterete comunque indifferenti. 
La serie è antologica, ovvero non c'è una trama omogenea che si sussegue e le narrazioni non sono omogenee nemmeno dal punto di vista stilistico. Si passa da una grafica di nuova generazione a un tratto molto sintetico ed essenziale, quasi minimal; le vicende sono varie e il punto vincente è proprio che ciascuna ha un pubblico ben preciso.
L'unico filo conduttore è costituito dalle tre parole del titolo: "amore" nel senso più vasto del termine, capace di comprendere i legami più disparati; "morte" in quanto presenza inscindibile nella vita degli esseri umani ma a volte è intesa anche come un ciclo di distruzione e rinascita; "robot" come il rapporto tra l'evoluzione, il progresso e gli individui...ma vedremo anche veri e propri robot. Onestamente avrei aggiunto anche "gatti", ma quella è un'altra storia ancora.
Il valore artistico di una serie del genere è incommensurabile, come quello di una tela su cui ogni artista ha impresso la sua pennellata, lasciando il proprio segno.  Volevano dirci qualcosa e ci sono riusciti, creando un arcobaleno di emozioni. Tra una puntata e l'altra ci sono anche salti bruschi dal satirico al drammatico, al romantico, all'horror. 

Zima Blue

Confesso che la mia puntata preferita è stata in assoluto "Zima Blue", dalla sperimentazione  artistica interessante, con un segno accattivante e particolare, quasi stile pop-art ma molto minimal nel contempo. Il messaggio fortemente filosofico, ci spinge verso una ricerca interiore esasperata, malinconica, fino a proporci una risposta inequivocabile. Triste? Forse... in parte consolatoria, dipende dai punti di vista.
Consigliata soprattutto a chi è solito porsi grandi domande, a coloro che non sono soddisfatti nel vivere giorno per giorno senza chiedersi niente. Vi assicuro che vi prenderà in contropiede.
Essa comprende tutti i criteri secondo i quali ho suddiviso le altre puntate.
Graficamente, molto valide sono "La testimone" e non solo per quello, "Oltre Aquila" e "La notte dei pesci".
Per la storia, altrettanto meritevoli sono sempre "La notte dei pesci", "Buona caccia" e "Mutaforma".
Ci sono inoltre episodi che spiccano per originalità dell'idea, come "Tre robot", "Il dominio dello yogurt", ancora "La testimone", "L'era glaciale" e "Alternative storiche".
Io vi ho detto sinteticamente la mia, ma cosa ne penserà Leonardo? State in campana, perché presto su Nerdflics uscirà la recensione completa! 

martedì 15 gennaio 2019

"Van Gogh. Sulla soglia dell'eternità" e anche oltre.



Molti biopic sono intimi in quanto narrano la vita di una persona, ma raramente lo sono così tanto. 
Questo è un film sublime, ma non è per tutti con le sue atmosfere lente e deliranti e non è nemmeno un semplice racconto. Assomiglia a una danza degli spiriti, dove i fantasmi volteggiano, si accarezzano, si abbracciano per poi allontanarsi di nuovo e poi divenire tempesta.
È un tripudio di colori violenti gettati su una tela in maniera spasmodica e istintiva, senza pensare e nel contempo la storia di un uomo che ogni volta in cui si perde e si allontana dagli altri, trova un pezzo di se stesso ma nel contempo non ha più il concetto di realtà. 
Non ci troviamo in una storia ma in una tela sfregiata: non ci poteva essere miglior tributo alla vita di un artista rifiutato, disprezzato, attaccato dalla gente comune che non poteva arrivare a capire il suo genio. 
Gli eventi si snocciolano lenti, cadenzati, come foglie che si abbandonano al suolo, accompagnate da una musica morbida ma insidiosa e invadente, con un volume troppo alto per permettere di vedere questo film lucidamente. Con note così alte e violente da stordire, ferire, uccidere colui che guarda e improvvisamente non guarda più soltanto, perché è trascinato ad essere testimone di quanto accaduto. Testimone del male perpetrato su di un individuo solo, dalla personalità instabile, considerato pazzo ma non è mai stato lui quello realmente pericoloso. È la gente cosiddetta "normale" a farci spaventosamente paura per freddezza e scarsa umanità, è l'ordinario che dilania un'anima eletta fino a farla appassire.
Willem Dafoe ha dato tutto se stesso, fino a smettere di esserlo. Non percepiamo mai un attore che recita la parte di un pittore tormentato, anzi si è fatto egli stesso dolore e tormento, si è vestito di un'angoscia lacerante fino a farsi pervadere. Lui è stato Van Gogh dal primo all'ultimo secondo del film e gliene sono profondamente grata. Egli per primo si è innamorato della natura fino a perdersi in essa e ci ha immersi in ambienti freddi, privi di calore umano, con una luce gelida e violenta filtrata dalle fronde giallissime degli alberi, scossi dal vento crudele come mani che bussano a porte perennemente chiuse dall'egoismo. Nulla mi toglierà dalla testa quegli occhi azzurrissimi e spiritati, inghiottiti dalla pazzia eppure completamente lucidi. È stato emozionante anche solo fissare i primi piani dell'attore in silenzio, come se fosse capace di leggere i segreti del mondo, come se potesse raccontarli a tutti. 
Il nostro eroe è di un altro pianeta e la sua vita non è un elenco di azioni svolte: è sudore, dolore, pennellate di sangue che poco prima di cadere si fanno gialle di luce. Quella luce tanto rincorsa e mai trovata con occhi che vedono oltre, visione enfatizzata da una sfocatura dell'inquadratura dalla forma di un'ipotetica linea di orizzonte. La prorompente ricorrenza del giallo che tanto lo appassionava, è stata causa del suo male perché la tinta veniva fabbricata con il piombo e noi riscontriamo questa tinta ovunque: nei quadri, nella natura, sulle pareti della casa in cui l'artista era solito dipingere. 


Scegliere la tinta preferita sbagliata conduce alla follia e lo capiamo dal momento in cui notiamo la profonda differenza con il disinvolto e sfacciato personaggio di Gauguin, con la passione per il caldo e suadente rosso, che si pone sì come un uomo rivoluzionario, ma decisamente più bilanciato. Interpretato da Oscar Isaac come un enigmatico anticonformista tendente al perfezionismo, non arriva mai a farsi conoscere davvero, perché giunge a noi con una certa lontananza emotiva. Lo scopriamo secondo lo sguardo di Van Gogh, completamente ipnotizzato dalla sua figura ma che lo percepisce continuamente distante, come una fugace apparizione. Come un lampo destinato poi ad essere divorato nuovamente dal buio della solitudine e della notte. Gauguin è pretenzioso, molto critico e non esita mai a mettere in discussione il suo amico fino all'ultimo. Lui stesso si pone come una pennellata nervosa nella vita dell'altro, come se con la perfezione volesse risolvere il proprio caos interiore.
Decisamente più decifrabile e fonte di stabilità per il protagonista, è il fratello Theo (Rupert Friend) che da sempre decide di sostenerlo in qualsiasi modo, non prestando il benché minimo ascolto a tutto ciò che la gente gli racconta, o meglio ascolta ma sempre cercando una soluzione a ciascun problema.
Altro intervento memorabile è quello di Mads Mikkelsen nei panni di un uomo di fede molto particolare, che avrà una discussione interessante con Van Gogh riguardo Dio e il suo grande piano.
"Van Gogh. Sulla soglia dell'eternità" si rivela completamente aderente all'anima dell'uomo/ pazzo / genio /artista e ci mette in guardia sul non vedere solo la sfaccettatura più comoda per noi, perché la sua personalità è unica e inscindibile. Fornisce anche una rivelazione molto importante: nemmeno un pazzo giunge ad essere dannoso quanto l'ignoranza e la mediocrità.

martedì 8 gennaio 2019

"Ralph Spacca Internet" e spacca cinema!


Dopo l'avventura del primo capitolo, il secondo ha deciso per il salto di qualità: si va direttamente sul web! Il divertente Ralph e la scapestrata e ribelle Vanellope sono alla ricerca di un pezzo di ricambio per "Sugar Rush". Risate assicurate ma non solo: la lezione da imparare da questa storia è estremamente importante e non va assolutamente dimenticata.
Il film è spassoso, profondo, e pieno di colpi di scena nonché di riferimenti alla cultura nerd e da questo punto di vista ricalca "Ready Player One"...ma quest'ultimo non ha le principesse Disney! 


Ci sono molti passaggi che spezzeranno il ritmo della storia e il loro è perfetto per sdrammatizzare.  Le principesse, tirate a lucido per l'occasione, avranno una parte veramente spassosa e tutta da gustare e ci faranno sorridere, portando ciascuno indietro alla propria infanzia, rafforzando l'elemento nostalgico. La pellicola alterna sapientemente i momenti malinconici con quelli atti ad alleggerire la situazione, creando un connubio perfetto.
In definitiva questo Ralph spacca e non solo. Noi siamo veramente contenti di aver assistito a un film d'animazione così bello. Se volete saperne di più seguite il canale Nerdflics perché presto, ma molto presto, uscirà la recensione!

lunedì 10 dicembre 2018

"Élite", la serie del baratro



Il mondo adolescenziale è pieno d'insidie; a maggior ragione lo diventa in un contesto di pressione continua in cui non è importante chi tu sia: ciò che conta realmente è essere il migliore sempre e comunque. Non c'è spazio per i ripensamenti e per la mediocrità.
Élite è una serie tv spagnola, visibile su Netflix, ideata da Carlos Montero e Darío Madrona.
È già prevista una seconda stagione e sebbene rischi di cadere nel tranello della seconda di Tredici, io comunque mi cimenterei nella visione per sbatterci la testa, perché la prima è straordinaria e non ho intenzione di mollarla così. Devo sapere come andrà a finire.
In seguito al crollo sospetto del tetto di una scuola, al fine di tranquillizzare gli animi vengono offerte delle borse di studio a tre delle vittime dell'incidente, Samuel, Nadia e Christian, per seguitare a studiare all'interno della Las Encinas: una scuola spagnola esclusiva, riservata ai figli di famiglie facoltose, per educarli a diventare i migliori. I ragazzi avranno un inserimento e un benvenuto tutt'altro che incoraggianti: nessuno li vuole realmente nel loro istituto e loro si barcamenano tra mille frustrazioni, cercando di compensare le loro umili origini. L'atmosfera andrà a saturarsi fino alla disgrazia inevitabile: la morte di uno studente.
Qui comincia la nostra storia, che ha un'implacabile sete di verità.
Le puntate vengono scandite come il rintocco di un orologio, intervallate dalle domande della polizia ai ragazzi. Ciascuno nasconde dei segreti, ma di quale gravità esattamente?
Il contesto di partenza della storia è fortemente darwiniano: se non riesci ad adattarti nel sistema, inevitabilmente soccombi, così i nostri protagonisti cercano d'inserirsi chi più chi meno, ma non sarà semplice allo stesso modo per tutti.

La trama più nello specifico
Nadia
Se lo spavaldo Christian pur di attirare l'attenzione passerebbe anche dal buco della serratura e a un certo punto trova uno spiraglio tutto per lui, Samuel dovrà faticare un po' di più, per non parlare di Nadia che parte da un ambiente del tutto diverso: ella è infatti musulmana e la sua famiglia osserva la sua religione in maniera ferrea. Ciò darà vita a continui scontri tra il suo mondo e quello occidentale e sia lei che suo fratello manifestano una malcelata insofferenza verso le imposizioni rigide del padre. Entrambi vorrebbero semplicemente essere ciò per cui sono nati, ma questa figura genitoriale s'impone. Centrale per la sua storia è il personaggio di Guzman, che, continuamente corteggiato da Lucrecia, cercherà in un certo senso di fare amicizia con lei, scoprendo quanto può essere difficile per due culture completamente diverse avvicinarsi.
Nadia sembra costantemente un'isola, al contrario di Omar (il fratello) che prende una direzione molto più impetuosa. 
Samuel
Samuel si potrebbe interpretare come l'anello di congiunzione tra le altre due personalità: è un ragazzo schivo, introverso, che pensa a fare il suo dovere e non cerca complicazioni. Se dovessi trovare un'analogia con un personaggio di un'altra serie, sarebbe un Clay ma più sano di mente: è fortemente portato verso l'indagine e proiettato nel suo mondo interiore. Il suo aggancio con i ragazzi benestanti avviene nel momento in cui conosce Marina, la burrascosa sorella di Guzman. Sarà lei ad accoglierlo per farlo sentire a suo agio. Peccato che lei sia una ragazza imprevedibile, turbolenta, dai molti segreti. Marina è un libro chiuso a doppia mandata, scritto in una lingua sconosciuta. Tante sono le storie che girano sul suo conto, quali saranno quelle vere?
Christian
Christian (lo conosciamo da "La casa di carta" nel personaggio di Rio) per quella scuola è una ventata d'aria fresca. In un luogo dove tutti sembrano programmati per dare sempre il meglio e pensare solo allo studio, appare a un certo punto questo animaletto sociale. Creato appositamente per creare fin da subito lo scompiglio, renderà interessante l'intesa tra Polo e Carla, essenzialmente due giovani molto, molto annoiati, in cerca di qualcosa di strano.
Un altro personaggio che sicuramente non passerà inosservato è Nano (Denver de "La casa di carta"), costretto a regolare i conti in sospeso per non perdere la vita. Insieme a suo fratello, Samuel, rimandano a due aspetti molto diversi dell'essere umano: istinto e ragione. Sembrano due cose molto distinte, eppure è impossibile scinderle completamente.
In questa serie abituatevi che niente è ciò che sembra. In Élite non farete in tempo a farvi un'idea su qualcuno che questa cambierà improvvisamente. Anche chi può sembrarvi positivo può cadere per colpa di un gesto sbagliato.
La morale ricalca il contesto in cui tutti si muovono: non esistono veri e propri eroi o cattivi da demonizzare, la meccanica è molto più cinica e grave: esistono le azioni, che sono un mezzo che utilizzi per arrivare a ciò che vuoi. Ciascuno è abituato a pensare più come una persona in affari che un essere umano; i delitti più abominevoli possono essere perfettamente giustificati in nome di una ragione superiore.
È una serie dura, a tratti cinica che porta una riflessione profonda, come una ferita che non si rimargina mai. La struttura finale dell'ultima puntata, che rimanda a "Tredici", ci spacca il cuore a metà. Perfetta con le inquadrature essenziali e fredde il cui focus va al personaggio in primo piano, con cui niente interferisce: il resto è indistinto, uno sfondo neutro. L'ultima è una puntata glaciale e velenosa, che ci seduce mentre ci spinge verso un baratro inevitabile. È letale e lenta, come un'overdose, ma non riusciamo, non possiamo scappare dallo schermo, perché ormai ci ha catturati.
Sono entusiasta di questo prodotto, vi consiglio di non perderlo assolutamente.

domenica 9 dicembre 2018

"Baby", la serie tv che provoca emozioni ambigue (NO SPOILER)


Baby, Baby, Baby. Questa serie tv italiana, che strizza l'occhio spudoratamente a "Elite" (tanto da recuperarne certi espedienti sfacciatamente) è sulla bocca di tutti, ma se lo merita realmente?
Diretta da Andrea De Sica e Anna Negri, la serie analizza le dinamiche delle famiglie della Roma bene, quella ricca che è il top della società. In particolare il focus è incentrato sul liceo privato Collodi, gli studenti che si muovono al suo interno e i genitori degli stessi, che in genere sono anche peggio.
Con un fitto intreccio di storie, l'intento sarebbe quello di riportare alla luce il famoso scandalo delle baby squillo al quartiere Parioli e di sensibilizzare lo spettatore: nel mondo della prostituzione vengono inserite spesso ragazzine più o meno inconsapevoli, ma comunque ragazzine. A cadere nell'inganno saranno nello specifico Ludovica (interpretata da Alice Pagani) e Chiara (Benedetta Porcaroli), due giovani dal carattere ed estrazione sociale completamente differenti, ma legate da un'amicizia forte e forse anche da un grande senso di smarrimento.
L'intento è certamente lodevole e nobile; il problema di "Baby" è il come.
Io credo che in Italia ci sia un grande problema che sorge ogni volta in cui si cerca di creare un prodotto televisivo con degli adolescenti come protagonisti, e non mi capacito del motivo, perché all'estero tutto questo non succede mai o perlomeno non in maniera sempre così catastrofica: i personaggi vengono inevitabilmente appiattiti o rappresentati in maniera poco consona. I ragazzi sono giovani. Giovani. Non hanno misteriose malattie per cui parlano uno strano linguaggio alieno o sono complessi quanto una scatoletta di tonno. Perché creare un mondo in cui le adolescenti sono occupate solo a fregarsi il ragazzo a vicenda e a comprarsi vestiti costosi e i maschietti nella migliore delle ipotesi si prendono a pugni per una moto oppure spacciano nel liceo?
Nessuno sembra mai chiedersi se in quell'universo c'è di più e si generano personaggi essenzialmente vuoti o comunque con lo spessore psicologico appena accennato. Le emozioni sono sempre al livello basico, quasi a soddisfare i bisogni essenziali. Come dire gli si regalano due neuroni tanto per fargli un favore, tanto i giovani sono tutti stupidi.
Questi ragazzi si fanno discorsi che hanno senso presi una parola sì e una no, le dinamiche comportamentali sono sperimentate sempre in un modo un po' maldestro. È sempre come se gli adulti non sapessero cosa farne di questa generazione buttata in un angolo.
Gli attori se la cavano, chi più di altri chi meno; il problema è perlopiù racchiuso in quello che devono dire e fare.
I grandi, interpretati anche da nomi famosi, sono personaggi assenti, approfonditi un minimo per renderli realistici, ma sempre a fare da tappezzeria. Sembrano correre dietro ai figli scuotendo la testa, senza sapere come comportarsi e quando danno un consiglio per una volta, è pure quello sbagliato.
Le stesse colonne sonore iniziali assecondano un senso di decadenza morale e vuoto, ma sempre con quella venatura nonsense. Viene trattato tutto in maniera troppo leggera... poi la serie a un certo punto fa uno switch improvviso e si tinge di toni dark. Anche la parte "cattiva" è tutto un programma, per via di avvenimenti totalmente inverosimili se non assolutamente diseducativi (e non parlo delle baby prostitute, perché sarebbe anche normale). Se non altro le colonne sonore dallo switch in poi fanno un buon salto di livello e traghettano il nuovo andamento.
In definitiva, tanti, tanti stereotipi sul mondo adolescenziale, ma il problema non è solo di "Baby" perché ci cadono un po' tutte le produzioni italiane. È come se in Italia nessuno avesse mai visto una persona di sedici anni o volesse vedere solo la parte più stupida.
Io non capisco come poi all'estero succede che i personaggi invece sono tosti, hanno una vita fitta, intrecci complessi, pensieri ben strutturati e non parlano e scrivono in maniera cretina. Anche le motivazioni che ci sono dietro gli intenti di un adolescente di un prodotto "americano" (per prendere un esempio) sembrano uscite dal risultato di un equazione algebrica, mentre i ragazzi italiani sembrano avere la complessità della scimmia che pigia il tasto per far cadere la banana.
Ci sono dei personaggi che saltano particolarmente all'occhio come le due ragazzine e Fabio (Brando Pacitto, lo abbiamo conosciuto in "Braccialetti Rossi"), che spicca perché ha un percorso difficile da intraprendere e sembra avere una motivazione dietro alle sue azioni.
Questa serie tuttavia non provoca grande empatia, ho trovato meglio "Elite", anche se mai dire mai, perché devo ancora terminarla, ma almeno ha un filo conduttore chiaro. Potrei arrabbiarmi anche per "Elite", non si sa mai.
Anche il tema della prostituzione minorile in certi punti sembra accantonato a favore di narrazioni secondarie meno rilevanti. Non sembra che la serie sia fatta per quello scopo, ma che ci sia tutta una storia e poi anche quel tema in un filone narrativo. È poco chiara la sua importanza.
"Baby" ad ogni modo non l'ho molto gradita, preferisco storie dove si scava di più.
Dopo l'immagine avrà inizio la parte spoiler!




PARTE SPOILER
Perché c'è sempre l'arabo che spaccia?
Non ho capito se è una nuova moda quella di avere lo spacciatore arabo, perché mi sembra assurdo che questo elemento compaia indifferentemente sia in "Elite" che in "Baby". Mi sembra strano che sia solamente una coincidenza, perché anche gli insulti che vengono lanciati a questo ragazzo, o meglio scritti, compaiono in entrambi i prodotti.
I personaggi hanno circa sedici anni... perché cavolo vanno in giro guidando l'auto? 
Queste scene in cui Chiara specialmente guida e guida sembrano poste lì perlopiù per sottolineare il tenore di vita elevato della giovane, ma si capiva anche con molto meno.
Se avesse avuto diciotto anni probabilmente non si sarebbe parlato di "baby squillo" ma di "escort". Quindi la macchina?!
Ma non è poi così importante.
Perché una donna adulta intraprende una specie di relazione con un adolescente?
C'è questo ragazzo che sembra essere molto "emozionato" quando ha a che fare con la sua insegnante di educazione fisica, interpretata da Claudia Pandolfi. Lei viene da una vita molto rigida, fatta di disciplina, in cui non si è mai lasciata andare ed ha un amore poco soddisfacente.
Lei viene rappresentata quasi come una donna bambina, molto ingenua, ma scusate: che differenza c'è tra il Saverio cattivo che attira le adolescenti a suon di festini e cocktail e lei che essendo una donna adulta approfitta di un ragazzino? Che messaggio manda questa storia, che la molestia su minore è solo quando la fa l'uomo a una ragazzina?
Non credo sia giusto il candore con cui viene trasmessa la storia tra una donna adulta e un minore, sballa completamente il senso della serie stessa.
Come fa una persona ad entrare nell'ala dell'ospedale dove c'è un uomo in coma, senza che la veda nessuno?
C'è una scena in cui Chiara ha già rubato il cellulare di Saverio, che è in ospedale a seguito del famoso incidente in cui era coinvolta anche Ludovica.
In quell'ospedale non la ferma nessuno: riesce ad arrivare fino al paziente in coma e gli prende anche la mano per passare l'impronta sullo schermo del telefono, così da sbloccarlo.
Lo stesso Fiore stacca tutti i cavi del macchinario e per il personale della struttura è come se niente fosse successo... delitto perfetto.
Cosa muove il personaggio di Chiara?
Ludovica suscita inevitabilmente più simpatia, perché lei non è parte di quel mondo sporco, ma ci si avvicina con ingenuità, come a ricercare un affetto da Saverio e soprattutto da Fiore, che lei ama. Fa una serie di scivoloni per colmare evidenti lacune affettive, perdendo di vista il limite.
Ma Chiara da cosa è mossa esattamente?
Vediamo fin da subito una ragazza molto ambigua, tanto che  si presenta facendo l'amante del fratello della sua migliore amica, ad insaputa della stessa. Camilla è sì un personaggio rigido non così pieno di empatia, ma quando la accusa d'infilarsi nelle relazioni altrui, Chiara invece di riflettere reagisce quasi come se l'avesse provocata: si vuole prendere anche il suo ragazzo.
La giovane sembra volere esclusivamente ciò che non può avere e quando le condizioni non sono più fattibili. Cosa la spinge a deviare sempre in maniera estrema? Non si comprende, sembra crudele e basta, anche perché tutti gli altri anche hanno problemi in famiglia ma non si spingono mai a tanto.
Non finisce qui, presto analizzeremo molti altri aspetti. Continuate a seguire il canale Nerdflics e ne vedrete delle belle! 

sabato 8 dicembre 2018

"Bohemian Rhapsody", quando il successo era già scritto


La musica esiste dall'alba dell'uomo. I primitivi sperimentavano qualsiasi tipo di percussione affinché scaturisse da essa un suono godibile. Gli umani hanno sempre avuto le note nel sangue.
La musica esiste dall'alba dell'uomo, ma non erano mai esistiti i Queen.
Il gruppo ha portato la sua magia ovunque per poi piano piano svanire come una cometa: senza Freddie, morto di aids, nulla ha lo stesso sapore, lo stesso odore, lo stesso colore.
Il vuoto incalcolabile che ha lasciato in ciascuno, nessuno è mai riuscito a colmarlo realmente e si seguita ad ascoltare la sua voce che incita a non arrendersi, ad aggredire la vita, ma che talvolta sussurra anche che ha paura e non vuole morire.
Questo film tuttavia non ci renderà tristi: è una celebrazione. Esso non parla del dolore nel cuore dei suoi compagni e dei fan per la sua dipartita; è una grande festa e noi non siamo gli spettatori passivi, siamo parte delle canzoni che giungono e s'infilano in ogni angolo dello stadio, per gridare forte.
I Queen ci prendono per mano e ci trasportano in un mondo in cui c'è solo energia e lo capiamo dalla prima scena, in cui sta per cominciare un concerto molto importante ma impiegheremo tempo per capire quale.
Nonostante le varie difficoltà nella realizzazione del film nonché ritocchi alla storia originale, esso è fiorito in maniera meravigliosa e riesce a raccontare ciò di cui si ha bisogno. I curiosi vogliono vedere dove si andrà a parare, ma i fan vogliono vedere la tigre: un uomo che non si è arreso mai neanche di fronte a un male terribile e ha continuato a cantare con grinta, fino alla fine. I fan volevano riabbracciare Freddie per l'ultima volta e commuoversi ancora. 
Io, fan dei Queen da quando ero bambina, ringrazio Rami Malek per avermi fatto abbracciare un eroe che non ho fatto nemmeno in tempo a conoscere, ma del quale echeggiano le gesta anche nei deserti più aridi, perché la grandezza non muore. Mai.
lo stesso attore dopo questo ruolo non sarà mai dimenticato, come il film che si è conquistato a fatica, ma vincendo.
Presto, ma veramente presto, avrete la recensione sul nostro canale, Nerdflics!


sabato 24 novembre 2018

"La Forma della Voce" rende le parole superflue


La comunicazione è essenziale per gli esseri umani; spesso tutti quanti riempiamo il tempo e i luoghi di parole. La chiave dei rapporti è quella di parlare, parlare e ancora parlare. 
Ma se non si avesse la possibilità di esprimere ciò che si prova mediante la voce, cosa potrebbe accadere? Ce lo racconta "La Forma della Voce", che esplora la dinamica della diversità in modo semplice e complicato nel contempo; o meglio ciò che la pellicola lascia intuire è che se un ostacolo è insormontabile o meno, dipende da tutti.
Se una ragazzina sordomuta viene introdotta in tenera età in un contesto in cui non può comunicare in modo ottimale, ci sono due scelte: rendere il contesto ottimale o creare una scusa per ingigantire il disagio e renderlo un colossale problema.
In questa storia tanti personaggi si trovano un alibi per continuare a perpetrare bullismo, altri semplicemente decidono di far finta di non esserci mai stati, di essere spettatori passivi della violenza, che praticamente fa lo stesso. 
Shoko Nishimiyafa il suo ingresso a scuola come tanti, ma non avrà lo stesso trattamento: viene subito presa di mira perché è sordomuta e diventa vittima prima di dispetti quasi innocenti, poi di atti di violenza sempre più gravi. Shoya Ishida è il suo primo persecutore, il ragazzo che renderà per lei un inferno le scuole elementari.
Il destino (che è stato anche un po' aiutato) riporterà l'uno nella nella vita dell'altro. Ishida avrà la possibilità di cambiare o perlomeno di ricevere il perdono? La vita di Nishimiya avrà una chance per migliorare o resterà sempre un 'introversa incompresa?
"La Forma della Voce" ha un buon punto di partenza: molto incisive le scene del passato e vengono affrontate tematiche molto importanti; tuttavia sembra che esse siano sviscerate con la voglia di parlare proprio di tutto tutto, ma ovviamente viene a mancare il tempo necessario, per cui ci sono punti costretti per forza di cose a restare più in superficie. Lo stesso avviene per quanto riguarda i personaggi: i due protagonisti sono approfonditi in maniera buona, anche se le loro famiglie restano un punto interrogativo bello grosso, come anche molti loro amici che sembrano più un'insalata da contorno, che individui con un carattere vero e rintracciabile. Un po' come se ci fosse mancanza di gente e avessero riempito la scena piazzando qualche comparsa solo per annuire e piagnucolare. Pochi della loro compagnia giungono ad avere una caratterizzazione che sia in  negativo o in positivo.
Il messaggio arriva tuttavia forte e chiaro: il bullismo ha delle conseguenze serie e un'impatto devastante sulla vita di chi lo subisce. La storia viene estremizzata fino al dramma per conoscere bene le conseguenze di simili atti che non sono utili, non fanno ridere, sono semplicemente scorretti e non  rispettosi della dignità altrui e si deve far di tutto per stroncarli in partenza, alla radice, in maniera immediata.
La mancanza più palese nei ragazzini della scuola è proprio quella dell'empatia: ciascuno sembra intento ad ascoltare e tirare avanti esclusivamente il proprio discorso. Di muta ce ne sarà una sola, ma di sordi ce ne sono tanti.
Siete curiosi di saperne di più? Presto uscirà la video-recensione sul canale Nerdflics!

giovedì 22 novembre 2018

(SPOILER) Errori cronologici all'interno de "I crimini di Grindelwald"... o forse no?


Questa non è una recensione, è più che altro un richiamo per i Potterhead, ai quali (o perlomeno ai più attenti) non sono sfuggite certe inesattezze diciamo cronologiche nella trama di questo secondo capitolo della saga "Animali Fantastici".
Il film ha grandi effetti scenici, davvero un buon cast di cui sicuramente non ci si lamenta, anche perché stiamo parlando di Eddie Redmayne, Johnny Depp, Jude Law e tanti altri nomi altisonanti che hanno impreziosito la pellicola. Il punto, ovvero ciò che ci preme capire è: ma la Rowling cosa ha combinato esattamente?
Ci sono elementi che ci lasciano un po' disorientati, come questa storia d'amore appassionante tra Queenie e Jacob che all'improvviso va a spappolarsi come un cono gelato sciolto, perché lei si mette in testa di seguire Grindelwald. Questa dolce caramella di donna che all'improvviso fa incantesimi per raggirare il suo uomo e costringerlo a sposarla eccetera eccetera. Ok che forse non si aveva poi così molto tempo e che il discorso del villain per Queenie poteva essere anche utile (insomma lui la intende più che puoi comprarlo come schiavo il babbano invece di sposarlo, ma lei sembra non capire questa SOTTILE differenza), così però è affetta da disturbi di personalità. Parte dal "potremmo almeno ascoltare un pochino" per arrivare al "fanculo Jacob, vado con lui" e ok che Johnny Depp è Johnny Depp, ma su cosa esattamente si è retta la storia d'amore fino ad ora?
Se questo era di per sé disorientate, restate accesi, perché ora arrivano le date.
Partiamo dal presupposto di base che il film è ambientato nel 1927. Cosa ci fa la Mc Granitt che scorrazza urlando dietro a Leta Lestrange nel 1927, dal momento in cui la professoressa è nata il 4 ottobre del 1935 e fa il suo ingresso ad Hogwarts come insegnante solamente nel 1956?
La parte più grave tuttavia non riguarda la cara Minerva, perché la strega presente nel film potrebbe anche essere un'antenata, ma così identica a lei persino negli atteggiamenti?
Cercando di non essere pignoli potremmo gentilmente chiudere un occhio, ma dove voglio portarvi ci toccherà chiuderli tutti e due o peggio, diventare completamente ciechi. Oppure dovremmo pensare che Grindelwald sia un grande bugiardo e burlone e si diverta a raccontare cavolate di continuo, però che facciamo, continuiamo a guardare ore di film in cui il cattivo alla fine fa "ragazzi, scherzavo anche stavolta"?
Ok, un respiro profondo e torniamo alla data della pellicola: 1927. Facciamo che Credence sia davvero questo fantomatico Aurelius Silente, scambiato nella culla con Corvus Lestrange (gli altri fratelli Silente, al momento dello scambio dove si trovavano?) e già questo fa pensare a quanto sembri stupida Leta Lestrange nel non riconoscere il fratellino. Lo appoggi insieme a un altro bambino, vuoi prenderti almeno un secondo per guardarlo in faccia e controllare se è lui, quando lo recuperi?
Di questo fantomatico Aurelis Silente non si parla mai da nessuna parte. Fino a che non lo nomina Grindelwald, per noi i fratelli Silente sono tre: Albus, Aberforth e Ariana.
Detto questo, è quindi fondamentale partire dal presupposto che CORVUS E AURELIUS SONO COETANEI, altrimenti sarebbe stato impossibile confonderli, giusto?
Ma per essere coetaneo del piccolo Lestrange, quando dovrebbe essere nato esattamente Aurelius?
Ariana nasce nel 1885 e ha delle difficoltà a controllare la magia. Viene scoperta e aggredita da tre babbani quando ha sei anni e suo padre per difenderla li attacca e finisce ad Azkaban, nel 1891, dove vivrà fino alla morte.
La ragazzina crescendo, avrà una crisi di rabbia verso i quattordici anni e ucciderà la madre, nel 1899. Il fantomatico Aurelius, per essere un Silente a tutti gli effetti, sarebbe stato concepito prima del '91, ovvero prima che il padre finisse in prigione.
Leta nasce invece nel 1897 ed è la sorella maggiore di Corvus, che nel contempo dovrebbe essere coetaneo di Aurelius, ma per essere coetaneo di Aurelius sarebbe dovuto nascere prima di Leta, perciò non può essere suo fratello minore allo stesso tempo.
Corvus e Aurelius, se volessimo rispettare anche la distanza di età tra i due Lestrange (Leta sembra più grande di suo fratello di una decina di anni), si porterebbero circa una ventina d'anni di differenza.
Come vogliamo risolverla quindi? Che il quarto Silente sia un'altra delle burle di Grindelwald?
Non ci resta che aspettare il terzo capitolo, sperando di non avere brutte sorprese.
Mi raccomando per la recensione in due parti (prima senza spoiler e poi con spoiler) continuate a seguire il canale NERDFLICS! 


mercoledì 14 novembre 2018

"First Man", quando la Luna costa cara

La Luna è la prima musa nella storia dell'uomo. 
I poeti le dedicano canti, gli innamorati si scambiano giuramenti sotto la sua fioca luce, ma nessuno aveva mai osato andare fino a Lei per agguantarla e farla propria.
Neil Armostrong fu il primo ad accarezzare la sua bellezza, a farsela amica e a osservare da vicino il suo spettrale candore. Della sua avventura conosciamo solo un discorso breve e pochi frame di una bandiera posta lì a dire: "Finalmente siamo arrivati".
Tuttavia cos'altro sappiamo del primo uomo, noto al mondo solamente per le sue gesta e per essere una persona riservata, che non dà molta confidenza?
"First Man" è la pellicola che risponderà al resto delle vostre domande e farà luce sulla storia dell'essere umano, non dell'eroe. Il film ci racconta di Armostrong nelle sue gioie, nei dispiaceri e nei pensieri, fissandone l'essenza. Ci restituisce uno spaccato molto fedele di una personalità particolare, non per tutti, frammentata dai feroci lutti che si sono susseguiti nel tempo.
Questo non è un film sulla grandezza, ma sui tanti gesti di coraggio e sacrifici che portano ad ottenerla. La narrazione ci mostra una via molto dolorosa per giungere alla gloria, una strada che sicuramente non è per molti e che porta a una solitudine pressoché assoluta. Non ci mostra le luci della ribalta ma l'esatto contrario.
È un film molto particolare, noi l'abbiamo apprezzato nonostante alcuni nei. Mi raccomando seguite il canale Nerdflics perché presto uscirà la recensione! 

venerdì 2 novembre 2018

Mi raccomando: non mettete piede a Hill House!



Se cercate una serie tv horror sicuramente non vi perderete questa, che vi toglierà anni di vita, sta a voi se interpretarlo positivamente o meno. La sua visione personalmente mi ha lasciata entusiasta.
Basata sul romanzo del 1959 "L'incubo di Hill House" di Shirley Jackson, narra le vicende di una casa in cui sembra sicuramente risiedere il male, e degli spensierati malcapitati che scambiano quel covo di morte per un nido in cui vivere spensieratamente. I coniugi Crain si stabiliscono lì insieme ai figli al fine di ristrutturare l'edificio per poi trasferirsi, ma non è così semplice lasciarsi una casa del genere alle spalle, specie se prima ti rovina l'esistenza.
La struttura è maligna e piena di fantasmi, ma tuttavia non sono loro i protagonisti di questa storia; ci affezioniamo alla famiglia, conosciamo uno ad uno i personaggi che sono ben caratterizzati e soffriamo personalmente insieme a loro.
In questo lavoro, l'essere umano non è classificato come la solita carne da macello stile horror, ma è valorizzato presentando i suoi pregi, i difetti, le debolezze e le paure. Ciascuno dei Crain si lascia vivere dallo spettatore, così che chi guarda non è più passivo alla scena, ma sperimenta il dolore fisico e mentale sulla propria pelle.
A "Hill House" non basta semplicemente spaventarci; ci uccide dentro. Sgretola tutte le nostre certezze, ci rende deboli, pieni di terrore e col cuore sanguinante. Non mancano i colpi di scena da ficcare le unghie nel braccio di qualcuno, ma il punto di forza vero di questa storia è come ti trivella il fegato, come ti fagocita per intero portandoti a pensare alla tua storia personale, a rimuginare su ciò che di veramente brutto ti è accaduto. Quella casa, che tu lo voglia o meno, appena ti approcci alla visione, uccide anche un pezzo di te. Qui non si tratta di terrore semplice, ma di una vera e logorante agonia, un lento trascinarsi verso il baratro più totale, per poi buttarsi giù senza guardare.
La narrazione si svolge a cavallo tra un passato lontano e un presente ancor più catastrofico; il cast è spettacolare: anche gli attori bambini sono perfetti nel loro ruolo e si sincronizzano in maniera impeccabile con la propria controparte adulta.
Nulla qui è lasciato a caso dal punto di vista della regia, che gioca molto sulle inquadrature e sui dettagli vividi, definiti.
Questa serie tv è come un piccolo regalo per gli amanti dell'horror e non solo. È preziosa e accattivante, non vi lascerà distogliere l'attenzione. Non ve lo permetterà.
Avrei ancora molto da dire al riguardo, ma ho cercato di tenermi alla larga dall'anticiparvi finale e co. Se volete saperne di più iscrivetevi al canale Nerdflics e continuate a seguirci, perché presto uscirà una recensione molto più dettagliata, sia spoiler che non!

lunedì 15 ottobre 2018

"Maniac". Dove finisce il delirio e comincia la realtà?


Tra una pasticca e un delirio, con "Maniac" assisteremo a cose che non potevamo assolutamente immaginare! Considerando che tal serie è sulla bocca di tutti -chissà se lo sguardo da gatta di Emma Stone ha influenzato la visione di alcuni...mistero- non potevo mancare io con la mia superflua opinione.
Composta da dieci puntate, è il remake di una serie omonima norvegese. Ideata da Cary Fukunaga e Patrick Somerville, presenta una prima puntata che sembra totalmente slegata dal resto stilisticamente, ma di fatto non riscontrerete mai un'unità da quel punto di vista, quanto piuttosto un mosaico confuso sia per quanto riguarda i periodi storici che i generi: passato, presente e futuro si alternano senza un ordine ben preciso a seconda delle fantasie e traumi dei protagonisti, che possono diventare futuristici, noir, anni '80 e addirittura fantasy. Lo stesso presente in cui si svolge la storia suggerisce un'epoca bizzarra, come se gli stessi anni '80 si fossero evoluti in modo inaspettato dal lato tecnologico ma il design fosse rimasto pressappoco quello -il genere è definito ucronia o storia alternativa-, tanto che i contrasti di luci sono gli stessi e i loghi principali sembrano rimandare a quello della IBM. Gli stessi protagonisti non danno l'idea di provenire dallo stesso tempo.
Vi assicuro che non è "Black Mirror" : qui non si tratta di un futuro distopico e delirante in cui abbiamo oltrepassato il limite; qui a delirare è qualcun altro. Anzi, qui la tecnologia se possibile ci fa anche un po' pena...
Ma di cosa parla nello specifico "Maniac"? 
Dei volontari con dei disturbi psicologici/psichiatrici prendono parte a un esperimento che ha a che fare con un'apparecchiatura a microonde collegata a un grande computer, che rielaborerà i dati dei cervelli di queste persone, che testeranno tre farmaci: la pasticca A, B e C. Qui s'incontrano Annie e Owen, che sviluppano un legame molto particolare ed empatico, non convenzionale e al di fuori anche dall'amicizia e dall'amore. Che sia una via di mezzo? Può darsi.
Questa serie tv mi spacca nettamente in due: il risvolto umano merita un 5/5 perché ogni evento traumatico viene sviscerato in maniera spietata e analizzato cavillo per cavillo. Riusciamo nettamente a comprendere le personalità dei due soggetti e il perché siano deviate verso i rispettivi disturbi. Abbiamo scene d'impatto e vivamente sentite, belle e incisive sia per lo sguardo che per il cuore; da questo punto di vista il lavoro svolto è ottimo e ineccepibile. L'empatia con Owen e Annie viene raggiunta in maniera immediata perché comprendiamo lucidamente cosa li abbia distrutti al punto da diventare soggetti al margine della società e la conclusione a cui si giunge è che non è colpa loro. Tendiamo subito a perdonare i loro errori e a volergli bene nonostante tutto, per questo son protagonisti che funzionano benissimo come anche gli attori. Credo sia inutile aprire una discussione sul talento di Emma Stone (che nonostante i suoi duecento film ricordo con amore nel ruolo di Gwen Stacy), che qui interpreta una ragazza molto intelligente ma con dei problemi relazionali e un rimorso grande. Una persona sagace ma difficilmente inquadrabile: ci si potrà realmente fidare di lei? Molto abile l'attrice nell'ispirare diffidenza e fiducia nel contempo e veramente spettacolari i continui cambi di look a cui è sottoposta -tranne la maglietta con gli unicorni, vi prego...-. Jonah Hill -dalla filmografia altrettanto estesa- grazie al quale Owen prende vita, ci restituisce tutta l'ingenuità fusa a un errato istinto di preservazione -nel senso che viene utilizzato contro la gente sbagliata- che convivono in un ragazzo con un disturbo paranoide. Il suo personaggio infatti sarà convinto di dover salvare il mondo e di non potersi lasciarsi andare con nessuno, pur desiderandolo con tutto se stesso.
Di spicco è anche la recitazione di Julia Garner nei panni di Ellie Lansberg, che semberebbe uno dei pochi personaggi puri, non contaminati in negativo dal mondo ed offre momenti importanti di commozione e pathos, nonché scene pittoresche capaci di togliere il respiro, ma qui mi fermo per non lasciarvi spoiler.
Qui finisce la parte sana della storia a parer mio, perché ciò che invece si svolge nel laboratorio non solo non crea empatia o particolare interesse, ma è confusionale dall'inizio alla fine come un enorme gomitolo pieno di nodi che si sciolgono solo sezionando parte per parte con le forbici. La parte insana meriterebbe un 2/5 come voto e vi spiego il perché. Chi dirige il laboratorio ha più nevrosi dei volontari, i drammi familiari sono sviscerati in maniera pseudocomica, il che rende impossibile prenderli in qualche modo sul serio. Viene caratterizzata meglio la mentalità del computer, il che già parla da sé. C'è un grande dramma familiare tra due che gestiscono l'esperimento ma questo dramma viene gestito in maniera macchiettistica e sbrigativa, sembra piazzato lì giusto per far litigare i collaboratori e far capire che le persone sane non lo sono poi così tanto, o che probabilmente i pazzi veri sono quelli sciolti, ma questa morale esce fuori più semplicemente dalla storia di Owen. La cosa più facile da pensare è che il laboratorio sia gestito da incompetenti che hanno bisogno di più cure dei malati stessi ma per mantenere la loro posizione lavorativa, non sono onesti riguardo le loro patologie.
Un altro punto poco chiaro sono le pasticche -che dovrebbero guarire da ogni malattia psichica- e le loro funzioni: la A dovrebbe portare alla luce il trauma, la B dovrebbe abbattere le difese della mente e la C dovrebbe guarire i volontari per sempre. L'intero percorso dà vita a vari mondi paralleli nel cervello dei protagonisti -veramente ben caratterizzati e interessanti- per cui è stato realizzato uno studio meticoloso e preciso che si nota ed è da lodare, ma tuttavia non si capisce nel pratico la differenza di azione delle ultime due pasticche, anche perché durante la pasticca C ci sono dei condizionamenti esterni che creano interferenza.
In definitiva per me vale la pena di guardare "Maniac", perché è un viaggio immenso all'interno dell'essere umano che ispeziona i desideri, i dispiaceri, i lutti e dimostra una spiccata empatia. È una serie sensibile e attenta, con un piccolo neo ma ci si può passare sopra.
Se l'avete amata e volete saperne di più, continuate a seguire il canale Nerdflics, perché presto uscirà una recensione!

 

lunedì 2 luglio 2018

Glow seconda stagione con furore! (SPOILER)


Se prima pensavate che Glow fosse fuori di testa, adesso siamo arrivati a Psyco. È trash, di un trash che più trash non si può, ma è semplicemente stupefacente. La seconda stagione l'ha resa una delle migliori serie tv che abbia mai visto, perché tocca un miliardo di questioni serie con una leggerezza caustica. Una valanga di eventi e difficoltà piomba addosso alle ragazze che, nonostante la marcia in più che dimostrano ogni volta nell'affrontare i pericoli, stavolta accusano il colpo. Lo accusano così forte in ogni senso, tanto da ribaltare le proprie vite nonché anche ruoli che sentono stretti. Infatti assistiamo in molti casi a delle vere e proprie metamorfosi. Diventano farfalle? Questo a dire il vero non lo so, ma tra un ceffone e un "che vuoi che sia" c'è un percorso di crescita, per ciascuna (tranne per Jenny e Melrose che si contendono una giacca e una notte con un tipo a caso, ma stendiamo un velo pietoso) decisamente impervio e accidentato.
Per Ruth e Debbie ci sono molte novità. Per la prima salgono sul ring non uno ma ben due spasimanti: il cameraman e lo stesso Sam che, abituato a superare le problematiche che gli si presentano davanti con un vaffa e una scrollata di spalle, stavolta si lecca le ferite in un angolo perché perde due legami in un attimo. Sua figlia è costretta a tornare a casa dalla madre e Zoya probabilmente non ricambia il suo "affetto"... come io stessa invece pensavo. Però insomma, scopriamo che il caro vecchio Sam ha un cuore, il che è una sorpresa.
Dicevamo di Debbie? Ah sì, lei non ha un cuore invece. È l'unica che ha una caduta morale continua, inesorabile... di faccia. Premessa: spesso non è ciò che ci accade a definirci come esseri umani, ma cosa facciamo in reazione a quello che succede racconta molto sulla nostra vera natura, anche troppo. Il dolore che siamo costretti ad affrontare può renderci persone migliori o affondarci per sempre... e a parer mio si è lasciata completamente oscurare dal tradimento, perseverando sia nell'amicizia con Ruth sia nel proposito di rovinarle l'esistenza. Io credo che un individuo abbia tutta la libertà di questo mondo di portare rancore per un'umiliazione del genere, ma diventare carnefici a nostra volta non ci renderà migliori di chi ci ha ferito e le scelte sono sempre due: o si perdona o si lasciano andare coloro che ci hanno fatto del male. Ma non possiamo continuare a tenerceli tutti vicino e logorargli qualsiasi tentativo di essere felici... per mesi... non è vero Debbie?
Questa donna è il caso più semplice di come dalla più totale ragione si riesca a passare al torto più assoluto. Certo è che Ruth non abbia alcun diritto di giudicare la felicità di quel matrimonio e questo è un fatto e che cadere "sul marito" della sua migliore amica sicuramente non è un gesto di amicizia.
Partendo da questa base di pensiero, non è comunque giusto prendere Ruth e rovinarle possibili relazioni con nuovi uomini, trattenendola sul luogo di lavoro per motivi sempre più stupidi, screditando gli uomini in questione e soprattutto romperle una caviglia. A questo punto chi è la vera vittima?
Per quanto possa essere una conclusione difficile, Zoya ottiene la sua redenzione. Gliene capitano di tutti i colori, ma nel contempo le si apre una strada per ricominciare da capo, il che non è poco.
Le puntate hanno un crescendo strepitoso, fino allo stupefacente episodio otto, che lascia il segno. C'e anche un matrimonio a sorpresa...
Oltre ciò non mi dilungo, c'è ancora molto di cui parlare e ci rivedremo su Nerdflics, dove non mancheremo di approfondire al più presto il discorso!

lunedì 11 giugno 2018

Solo: A Star Wars Story. Un film inutile? (SPOILER)


Ragazzi non vorrei partire a razzo ma... "Solo, perché non ha una famiglia"? Credo fosse una scena un po' a cavallo tra il ridere e il piangere. 
Rilancio perché Leo è stato un po' spietato nel decretare questa pellicola inutile... pellicola che, certo non brilla di luce propria e non è nemmeno paragonabile a Rogue One, né alla saga di Star Wars, ma a parer mio un suo valore ce l'ha. 
Confesso che ho sempre avuto un debole per l'impavido, sarcastico e spavaldo Han Solo, l'ho sempre avuto a cuore e attendevo con ansia un tale spin-off. Forse le mie aspettative erano leggermente più alte ma da qui al restare delusi, il passo è veramente lungo.
Si comincia con un buon ritmo, con la separazione di Han e Qi'ra: lui infatti riuscirà a fuggire per un pelo da Corellia mentre lei viene scoperta e trattenuta con la forza sul pianeta. I due sono destinati ad incontrarsi molto più tardi, ma entrambi fanno parte d'ingranaggi diversi, è come se non fosse più possibile la continuazione del loro sentimento, che non riescono comunque a smettere di covare l'uno per l'altra. Anzi, l'intesa tra i due sembra quasi più forte nel ritrovarsi perché lei regge ad Han il gioco per gran parte della narrazione... e poi gli gioca un brutto scherzo nel finale.
Il personaggio di Qi'ra termina stonando molto da questo punto di vista, perché sembra percorrere una certa strada per poi cambiare rotta all'ultimo. Lei è leale ma in un certo senso spiazzante in una maniera che non riesce ad avere un senso ben preciso. Viene dipinta infatti una donna autentica e innamorata, pronta a rischiare la propria vita per Han, ma quando si tratta di distaccarsi dal sistema che l'ha resa schiava, lei sceglie di continuare a farne parte, il che è veramente dissonante rispetto a quanto visto fino a quel momento di lei.
Sono molto soddisfatta per il fatto che trovino spiegazione le avventure passate del nostro protagonista, quelle citate nei precedenti Star Wars ma che non sono mai state rappresentate. L'ho ritenuto un film interessante e capace di fare chiarezza sulle gesta di un character davvero amato dai più. Addirittura io sto ancora metabolizzando la sua morte a distanza di mesi, mi ha fatto piacere trovarlo vivo e vegeto, intento a farci strada per mostrarci gli episodi più interessanti della sua vita, compreso l'inizio dell'amicizia fraterna con Chewbecca.
Io non l'ho trovata affatto una pellicola inutile, ma se volete saperne di più su com'è cominciata questa faccenda dell'inutilità, ecco a voi il video della discordia.


venerdì 8 giugno 2018

Sense 8 intervista Nerdflics. Aspettando il finale

Ne ho già parlato una volta, ma non mi bastava. Così abbiamo deciso anche di girare un video e, siccome Leonardo non ha visto le due serie (shame, shame!) e io non volevo ripetermi, abbiamo scelto la forma dell'intervista per il nostro piccolo e tenero canale Nerdflics. Leonardo mi esporrà le sue curiosità e io gli racconterò dei Sense 8 che mi hanno tanto appassionata.
Tecnicamente questa è la traccia su cui si dovrebbe sviluppare il video, ma sicuramente avrò cercato di parlare a memoria inventando cose di sana pianta e omettendone delle altre, per cui se siete curiosi, ecco l'inedito testo che va portato in salvo.

No spoiler


1) Parto subito dal dirti che crea disagio il fatto che non sei fisionomista (per saperne di più leggete la recensione sul suo blog)! A parte gli scherzi ahahah... quanto ti è piaciuto Sense 8 in termini pratici? Fammi un esempio!

Innanzitutto mi dispiace . Io vorrei tanto fare un corso per diventare fisionomista, come minimo dovrei seguire un addestramento come i cani. Però, c'è un però. Io capisco che un attore che gira una serie tv la percepisce come un lavoro e se hai problemi col capo hai problemi con la serie stessa... ma stai spezzando una storia. Mi è stato sempre un po' sulle balle che, nome a caso, Bingo, venga interpretato da 15 attori diversi. A questo punto sarebbe molto meglio che, invece di cambiare faccia, muoia il personaggio... però in questo caso era un po' complicata. Se i Sense 8 cercano di restare in vita ci sarà un motivo. In termini pratici? Ragazze avete presente quando arrivano QUEI GIORNI e poco prima vi viene voglia di mangiare un alimento ben specifico? Sense 8 è come quando mangi quell'alimento e per un po' ti senti in pace, va a riempire un vuoto. Sense 8 parla di lealtà verso la tua "cerchia". La lealtà è ben diversa da ciò che è più comodo per te, perché essere leali presuppone il sacrificio. La lealtà implica che a volte quello che fai per salvare gli altri va a scapito tuo. Non è un valore moderno.

2) Conoscevi le sorelle Wachowski prima di vedere questa serie?

Purtroppo non proprio, però credo che approfondirò la mia cultura in merito al loro operato, perché hanno fatto un lavoro grande e ambizioso. Hanno scritto la sceneggiatura di "V per vendetta" però, quel film almeno l'ho visto e anche lì saltava all'occhio la loro sovversività, la tendenza verso la rivoluzione. Non le conosco ancora bene, ma credo che il loro stampo non sia proprio quello di lasciare il sistema com'è, non è nel loro stile.

3) Dimmi soltanto i 3 migliori aspetti di questa serie tv!

Il primo aspetto è l'ambientazione. È immensa! I Sense 8 sono 8 persone di parti del mondo diverse e praticamente ti visiti un po' le città insieme a loro. È entusiasmante viaggiare così tanto restando a casa. La sigla mi dà lo stesso senso di apertura che avevo da bambina a guardare l'inizio di "Bianca e Bernie nella terra dei canguri" -cartone animato che da bambina amavo- con quella panoramica spettacolare, l'inquadratura che corre veloce per la prateria sconfinata australiana.  Il secondo aspetto è rappresentato dalle storie. Ciascun protagonista è accompagnato da un passato e da un presente. È ben caratterizzato e inserito in maniera profonda nel proprio contesto. Nulla nella vita di queste persone è lasciato al caso e le loro esistenze sono piene di pathos, devastanti per il dolore che contengono. Nessuno ha come dire, un background costruito tanto per fare. Il terzo aspetto è la caratterizzazione caratteriale dei personaggi minuziosa, perfetta. C'è molta attenzione per il dettaglio. Nessuno dei Sense 8 o all'infuori della cerchia fa qualcosa che non sia da lui. È come se ciascuno avesse un raggio di azione ben definito consono al proprio carattere. Anzi, credo che l'unica eccezione sia quella di Sun che sostituisce Lito, ma scavando bene il contesto, a Lito si chiedeva di essere vero, laddove lui invece è molto più bravo a mentire.

4) Al tempo io vidi soltanto i primi 3 episodi e per me era troppo lenta per cui l'abbandonai, cosa invece ti ha spinta a continuare a vederla e quali sono i motivi per cui uno dovrebbe approcciarsi alla serie per la prima volta?

I primi episodi preparano le basi per ciò che accadrà poi. Ti sei fermato proprio al terzo e pensa che la serie acquisisce carattere dalla quarta puntata in poi. Il presupposto di partenza era troppo interessante per mollare. L'empatia più totale è il punto d'inizio, è un'esca troppo succulenta per non vedere come va a continuare e finire. Volevo capire. Capire come si sarebbero incontrati, come avrebbero comunicato, quali problematiche avrebbero avuto. Ci si dovrebbe approcciare alla serie perché ha un'anima molto colorata e bella che vale la pena conoscere. Ha un'identità, una morale, non ne uscirete senza niente in mano.

5) C'è una cosa che accade in un determinato episodio e che conferisce una specie di potere ai Sense 8 che non mi convince, e tu sai a cosa mi riferisco. Ci sono invece degli elementi che ti hanno convinta poco?


Parliamo del fatto che i Sense 8 possono comparire nel luogo in cui si trova un membro della cerchia e passargli degli oggetti che altrimenti lui non avrebbe a disposizione. A parer mio fa parte del patto narrativo: possono farlo, punto. Non è una serie che ha la pretesa di spiegare come le molecole vengano trasportate tramite connessione Sense 8. La trama è dinamica ma sembra nel contempo ciclica, è come se conducesse al punto di partenza ogni volta. Ci sono tuttavia film fantastici che si basano solo su quel presupposto, non saprei dirti se si tratta di un difetto effettivo.

6) L'aspetto più importante della serie è il collegamento mentale/sentimentale/empatico tra queste 8 persone, ti piacerebbe essere collegata in tal modo con delle persone totalmente sconosciute?

Ai Sense 8 non viene chiesto in precedenza se sono contenti di ricevere questo legame, anche perché Whispers ad esempio lo è anche troppo... meno contenta è la sua cerchia. Per me non è semplice adattarmi agli altri e a caratteri completamente diversi dal mio. 
Senza fare troppi spoiler, c'è una donna che appartiene a un'altra cerchia, che si chiama "Mai soli". Credo che questo nome riassuma il mio pensiero. Essere collegati in maniera così forte ed empatica con altre persone azzera il senso di solitudine che spesso ci si porta dietro. Senti l'altro come parte di te, non ci sono liti o incomprensioni nella cerchia, perché ci si capisce al volo. Sono collegate tra loro persone che nel palcoscenico della vita hanno ruoli opposti come Will il poliziotto e Wolfgang che a un'analisi superficiale è solo un delinquente. Nella cerchia tuttavia percepiamo gli altri per quello che sono, il bene e il male smettono di esistere perché i ruoli non ci sono più. Le emozioni e i pensieri arrivano prima all'anima.
Mi spaventerebbe a morte un legame simile, ma finalmente risolverei il problema delle incomprensioni con gli altri. Nessuno percepisce i componenti della propria cerchia come una minaccia per la propria incolumità, per questo funziona.


7) Dimmi il tuo personaggio preferito e perché proprio Riley? Ahahahahhah a parte gli scherzi, il tuo personaggio preferito qual è? E perché?

Grazie tante per l'effetto sorpresa! Riley mi ha colpita già stilisticamente con il suo look molto "da metropolitana". Non ti serve sapere dove vive per capire che è di una grande città e pensare che ha idee innovative. Cattura lo sguardo ma nel contempo percepivo qualcosa di oscuro in lei, come un dolore atroce e impossibile da cancellare. Dalla prima occhiata non mi è sembrata proprio una spensierata dj ma una donna molto più sofferta e profonda. Anzi mi ricorda anche vagamente un personaggio di un mio libro che amo alla follia. Tra l'altro lei e il suo compagno Will sono quelli più perseguitati dal temibile Whispers, perché ha intercettato lo sguardo di quest'ultimo ed è capace di connettersi con lui. Riley sembra che in un modo o nell'altro non trovi mai un attimo di pace, in questo mi somiglia molto.
Lito anche mi è piaciuto un sacco perché parte molto svantaggiato. Mentire per lui ha sempre risolto tutto, fino al punto in cui non può più farlo.
Lito è un uomo in senso autentico perché è molto sensibile e pieno di paure sotto la maschera che indossa. Quando si toglie l'armatura è una persona così fragile e autentica che ti resta impressa. 
Anche il suo "contorno" è fantastico. Hernando è intelligente e compensa il suo compagno in termini di sangue freddo; Daniela è adorabile e dolcissima. È un po' come se scodinzolasse felice per tutto, è contagiosa.
In genere faccio il tifo per gli antieroi, amo i personaggi che non sono esattamente d'azione e risolutivi ma combattono battaglie interiori enormi. Mi sento molto più un antieroe che un maestro di lotta come Sun, o un tipo d'azione alla Wolfgang. Perdo molto più tempo a capirla la vita, che a realizzare gesta memorabili.

Spoiler 

8) A proposito di Whispers, parlaci un po' di questo villain.

Ciò che in genere contraddistingue il cattivo dai buoni è la distanza: lui è cattivo e quindi molto diverso da me, perché sono buono. Whispers è uno di loro, un Sense 8. È una pecora travestita da lupo o un lupo travestito da pecora, fatto sta che non è dalla parte in cui per natura dovrebbe stare.
A un certo punto Riley presa dalla disperazione diventa meno cauta e contatta altre cerchie di Sense 8, finendo per parlare con una donna in una chiesa. Quest'ultima reca sul braccio le stesse ferite autolesioniste della dj. Nel mostrarsele a vicenda, la signora dice che le voci che ordinano di farlo (tagliarsi) non urlano mai, ma sussurrano di continuo.
Whispers fa paura più della BPO perché essa può farti male fisicamente, ma lui ti entra nella testa, ti logora giorno per giorno finché a livello psicologico non diventi l'ombra di te stesso.
Whispers gioca con te, con i tuoi affetti, con la tua sensibilità. È come un virus che ti logora dall'interno. E Jonas non è da meno. Mai fidarsi delle persone che non riesci mai a capire da che parte stanno.

9) Questa è una domanda spoiler: cosa ti aspetti di più dal finale? Insomma facci un pronostico: cosa vorresti vedere nel film che concluderà la serie?

Mi auguro che Wolfgang sopravviva perché la sua cattura per me è stata un fulmine a ciel sereno. Un guerrieri come lui non può morire così stupidamente. In un certo senso spero che Lila Facchini gli dia una mano perché non è un personaggio cattivo a parer mio, ma una donna che non accetta i "no" e nell'insicurezza diventa aggressiva. Però se nutre un reale sentimento verso Wolfgang potrebbe pentirsi di averlo quasi fatto ammazzare.
Spero anche che Kala a questo punto faccia davvero chiarezza, ma soprattutto vorrei capire il ruolo di Jonas Maliki all'interno della BPO. Lui e Angelica sono personaggi chiave di cui il passato ci è stato rivelato a bocconi. Stavolta vorrei sapere quello che ci manca. Non m'importa del lieto fine a tutti i costi, ciò che mi preme di più è che il quadro sia finalmente completo. 

martedì 5 giugno 2018

Nerdflics CINEMA CHALLENGE


L'eccessivo caldo ci ha dato alla testa. Si sa: quest'estate immensamente afosa e priva di piogge ci sta sciogliendo come delle piccole candele, quindi io e Leo, dall'alto della nostra saggezza, abbiamo preso la malsana decisione di sfidarci a colpi di cinema. 
Abbiamo stilato ciascuno una lista di 25 film su cui l'altro sarebbe stato libero di farci delle domande...
"Basta così?" direte voi... invece no, perché ogni risposta sbagliata ha delle conseguenze. 
Nel mio caso ho perso ciocche di capelli in nome del sadismo del mio partner... secondo voi come gliel'ho fatta pagare?
Vi lascio la prima parte della sfida, così vedrete se e quanto mi sono salvata. Vi regalo un piccolo spoiler perché sono buona: la seconda parte della sfida dovrà risolverla Leo. In caso di errore ovviamente verrà truccato. Io fossi in voi darei un'occhiata e continuerei a guardare per vedere come va a finire!
Intanto vi lascio anche alcuni link utili per seguirci:


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martedì 15 maggio 2018

Westworld stagione 2. Inizio col botto [SPOILER FINO ALLA TERZA PUNTATA]


NB: questo post non ha nessuna intenzione di essere troppo serio, però non sto inventando avvenimenti fasulli. Gli spoiler sono veri.
Per fortuna è finito il sermone di Dolores che si sveglia ogni mattina e dice che c'è bellezza perché stavo per piantarle un fermacarte in mezzo agli occhi. 
In questa stagione abbiamo la bionda lagnosa mescolata a un personaggio più grintoso e disfattista, chiamato Wyatt, che se non erro era il nemico giurato di Teddy. Infatti il povero malcapitato è sempre indeciso se eseguire gli ordini di morte e distruzione dell'arpia o se agire di testa propria. Se intendevano mandarlo in tilt ci sono riusciti. Scorgiamo più volte l'espressione perplessa del cowboy yesman nell'uccidere tizio e caio in maniera random. I personaggi sembrano avanti con la coscienza e anche il famigerato "Teddy farebbe di tutto per te" a una certa finisce... perché Teddy si è abbottato i meloni e ha deciso di tirarli fuori.
Pensavo quasi di essere pazza, che solo io avessi notato la sua faccia strana, invece no: a quanto pare capisco bene quando un individuo non ne può più, infatti tempo altre due puntate si rifiuta di fucilare i prigionieri che la matta raccatta a caso.
Comunque niente, Dolores è alla ricerca di un'arma segreta mostratale in passato da Will e comincia la conquista del mondo da Glory, l'oltrevalle. Sembra davvero cattiva per cui molti a una certa cedono.
Tra l'altro ritrovano anche il di lei paparino (il primo) che è misteriosamente inceppato e non riescono a ripararlo nemmeno con l'intervento di Bernard (che nel frattempo non capisce bene cosa gli stia accadendo, ha tremori continui).
Clementine pensiamo di non rivederla più, invece diventa una specie di zombie che prende ordini dai suoi superiori. O forse no? Ancora non è molto chiaro se anche lei è destinata a uno sviluppo oppure dovrà restare così alla Frankenstein. Fatto sta che è diventata inquietante. 
Finalmente il vecchio Will si trova "nel mulino che vorrei", è grato che appena incominciato il gioco stava per partirgli un braccio perché le armi sono vere. Quasi quasi provava a spararsi in tempia per controllare che non fosse una finta di Ford. No, scherzavo. Però sarebbe stato divertente. Estremamente divertente e avrebbe posto fine una volta per tutte alla sua inquietudine.
Maeve continua a portare a spasso moretti minuti in giro per il parco (non abbiamo capito affatto le sue preferenze in quanto a uomini) alla ricerca della sua bambina, accompagnata di quando in quando da una voracissima bionda con cui spero di non litigare mai in vita mia. C'è anche Hector (lo avevo incluso tra i moretti ma è un po' meno minuto) che adesso è l'equivalente di Teddy ma molto più motivato perché il suo affetto PARE scaturire dal libero arbitrio, visto che lui era programmato per amare Isabella e invece non lo fa.
Sospettavamo da tempo che ci fossero altri parchi (nelle puntate precedenti c'era una sezione del laboratorio con i samurai ...non gli stuzzicadenti, diamine non siate così terreni) e nella terza puntata ne abbiamo la conferma, perché ci ritroviamo ad un punto in cui notiamo che c'è proprio un'altra ala in cui compaiono nientemeno che le tigri. C'è una tipa vestita come Jane di Tarzan che sembrava importante per gli sviluppi, perché si smarca da un visitatore stupido e riesce anche a  salvarsi da una tigre. Solo che poi incontra gli indiani, che tra parentesi nessuno ha ancora capito cosa vogliano, sembrano un film a parte.
Conclusione: l'inizio di Westworld stagione due sembra Lost. Non ho compreso dove si vuole andare a parare, ma la pazienza ci premierà.

lunedì 14 maggio 2018

I Sense 8 torneranno... e io l'8 giugno (ma che spiritosi) sarò lì ad attenderli


SPOILER DELLA PRIMA E SECONDA STAGIONE
Tutta questa storia è cominciata in maniera piuttosto casuale da un commento diretto ai Nerdflics: che ne dite di fare una recensione su Sense 8? E io ero già lì a dire: "Ma certo dai, che ci vuole... ah no, aspetta un attimo. Non ho mai visto Sense 8" invece eccoci qui, dopo due intense stagioni ma ne avrei volute molte di più, a parlare di una serie tv splendida, fruibile su Netflix, che qualcuno ha sgraziatamente pensato di cancellare ma tante sono state le proteste che abbiamo vinto noi fan (mi c'inserisco anche io nonostante non abbia fatto nulla, mi sto appropriando di lotte non mie...ma vi giuro che avrei protestato al tempo se solo avessi saputo) perché ABBIAMO IL NOSTRO FINALE, che verrà dato in pasto al pubblico esattamente l'8 giugno non so di che ora, non l'hanno comunicato.
Ricapitolando, ci sono otto persone provenienti da diversi posti della terra che si scoprono collegate tra loro da una connessione telepatica. Il livello di empatia tra loro è così elevato che possono sentire sulla propria pelle le sensazioni degli altri e possono trovarsi anche negli stessi luoghi in cui si trovano i membri della loro cerchia. Pertanto no, la foto che vedete non è un nuovo poster di Friends, infatti loro non hanno molto da ridere, ma ve lo spiego tra qualche riga.
Più nello specifico la nostra storia parla di Capheus Onyango, Sun Bak, Nomi Marks, Kala Dandekar, Riley Blue, Wolfgang Bogdanow, Lito Rodriguez e Will Gorski.
Capheus è un autista di Nairobi che si guadagna da vivere guidando il suo invincibile Van Damn. Sua madre è gravemente malata e lui in funzione del cercare una cura diventa pieno d'inventiva. Se volete farvi quattro risate, tra la prima e la seconda serie è cambiato l'attore che lo interpreta. Io però non me n'ero accorta (l'ho letto adesso su Wikipedia) perché sono fisionomista al punto da non riconoscere mia madre da mia sorella. Non c'è speranza: i volti umani non s'imprimeranno mai nella mia testa.
Sun è una donna d'affari di Seul alle prese con le finanze dell'impresa di famiglia, un padre un po' troppo severo e un fratello che imbelle totalmente (e questo per andarci piano).
Nomi è un'hacker e anche lei vanta appena qualche problema con la sua famiglia, soprattutto con sua madre che non accetta neanche morta la sua trasformazione da Michael a Nomi, figuriamoci la sua relazione con Amanita Caplan (che molti conoscono come Martha Jones in Doctor Who).
La splendida Kala possiamo osservarla a Mumbai mentre cerca di scampare al matrimonio combinato con Rajan Rasal, che per carità è tanto un brav'uomo, ma credo lei preferirebbe sposare un procione.
Riley fa la dj a Londra e non ha ancora metabolizzato un passato orribile e ingombrante, che la disgrega interiormente; Wolfgang è un ladro e vive a Berlino, in un certo senso anche lui dovrebbe far pace con ciò che è stato.

Lito invece fa l'attore a Città del Messico e come Nomi ci porta verso delicate tematiche LGBT e la difficoltà di essere accettati nonostante non si viva più nel Medioevo. Egli infatti è gay ma ammetterlo davanti al mondo potrebbe distruggere per sempre la sua carriera. Will è un poliziotto di Chicago e purtroppo il precario equilibrio con suo padre viene ulteriormente assottigliato.
Non c'è una distinzione tra Sense8 e i personaggi che fanno parte delle loro vite. 
Faccio prima una precisazione: l'essere umano sembra essersi evoluto fino a delineare due specie ultime. Pertanto abbiamo una ramificazione definitiva, che distingue gli esseri umani in Sapiens e in Sensorium (ovvero coloro che sono connessi ad altre persone, i Sense8. Ci sono tante cerchie in giro). I Sapiens sono spaventati da questo mondo a loro sconosciuto fatto di condivisione ed empatia (ironia della sorte), quindi i nostri eroi non avranno vita facile.
I Sense8 sono perseguitati dalla BPO che vuole aprirgli il cranio (no non cercano il labirinto, così sbagliate serie) e non solo, il cui primo esecutore noto a tutti è Whispers, che guarda caso è un sensorium ma dà la caccia alla sua stessa specie. Lo scopo ultimo da quello che ho capito, più che fare scalpi alla gente, è quello di sfruttare i collegamenti delle cerchie, in modo da coglierne uno per far eseguire ordini omicida e suicida agli altri. Quindi insomma perché non manipolare il cervello di uno per ricevere informazioni e creare un gruppo di attacco?!
Quello che intendevo prima della precisazione, è che i Sense8 non sono i soli protagonisti, ma si dividono il palcoscenico con i Sapiens a cui sono legati. Lito non è niente senza il suo colto Hernando e la fedele e briosa amica Daniela, come salta all'occhio la pittoresca Amanita, compagna di Nomi che ha una parte molto attiva nella storia. I Sapiens non stanno a guardare; molti proteggono con le unghie i loro Sensorium, ma altri sono terrorizzati. 
La stessa BPO comunque sembra frutto dei Sensorium o meglio, Angelica, madre dei Sense8 (ha attivato la connessione di questa cerchia) ha collaborato fin dall'inizio e il suo compagno Jonas Maliki (ve lo ricordate Sayid di Lost?) sta andando avanti all'interno dell'organizzazione, ma si pone come dalla parte dei Sense8, apparendo a Will perché in passato hanno avuto un contatto visivo (tra cerchie diverse basta guardarsi negli occhi per essere collegati), però il suo operato non mi sembra poi così limpido, dal momento in cui prima sembra morire per mano della BPO, poi gli danno un nuovo ufficio eccetera.
Fatto sta che la cerchia passata di Angelica non ha fatto una bella fine. Jonas puzza un po' di falsità ma solo il tempo ci darà le risposte. 
È interessante vedere l'interazione all'interno della cerchia: sono ciascuno complementare all'altro e possono intervenire nelle vite altrui per tirare fuori dall'impaccio i compagni. Ho trovato un articolo molto particolare a tal riguardo, che paragona la cerchia a un gruppo di un gioco di ruolo. Come se gli otto facessero parte di una campagna di D&D e ognuno portasse al servizio degli altri la propria specialità (potete leggerlo QUI). È una riflessione particolare per chi ha giocato di ruolo e in effetti anche le funzioni di ciascuno sono ben delineate. 
Non aspettatevi niente di leggero e da ridere e basta, anzi: la vita ci viene presentata a 360 gradi piena delle sue brutture, ma anche di tanta bellezza. Brutture come il passato di Riley che mi ha fatto sanguinare il cuore. Questa donna che, appena perso il compagno in un incidente, si ritrova in mezzo al nulla a rischio ipotermia con una bambina, sua figlia appena nata, tra le braccia e sa di non poterla salvare. L'urlo di dolore giunge chiaro e inequivocabile ad ogni donna ma soprattutto ad ogni essere umano. È una creatura rotta e sembra che in fondo  non si ricomporrà mai, ma è questo che la rende di una bellezza incommensurabile. Ogni volta che vedo apparire Riley sullo schermo è come vedere un defunto che continua a vivere. Porta sempre l'ombra della morte su di sé ma nel contempo è fonte di speranza, è un faro, perché anche quando sembra tutto irreparabile, si può ricostruire la vita daccapo. 
Ci sono molti insegnamenti da trarre da ciascuno dei personaggi: Nomi e Lito ci aiutano ad accettare il diverso e rispettare la libertà di ciascuno di essere ciò che vuole, ci aprono la mentalità; Sun e Capheus invece ci aprono gli occhi sull'ingiustizia e portano a pensare che non importa quali siano i nostri, ci sono problemi peggiori a cui dobbiamo prestare aiuto. Ci ricordano che siamo chiamati anche noi a salvare il mondo, come in parte anche Kala sveglia le coscienze quando fa capire a suo marito che se persevera nella frode con i medicinali la perde (vero è che Kala ormai cerca qualsiasi pretesto per scaricare Rajan, portavoce dell'associazione Friendzoned anche dopo il matrimonio). Will e Wolfgang sono entrambi uomini d'azione che c'iniziano a una tematica universale: l'amore. Le loro relazioni rispettivamente con Riley e Kala sono a dir poco magiche... ma l'amore tra Sense8 è tanto completo quanto travagliato, in più i due rimandano insieme anche a Sun e Capheus al tema famiglia, all'importanza di prendersi cura dei propri cari... o forse no, Wolfgang?
La bellezza di questa serie tv è che è totale. Ci conduce a conoscere tutto il mondo, tutti gli aspetti sensibili e non della realtà, tutte le realtà e lo capiamo fin dalla sigla iniziale: imponente, massiccia che ci costringe a guardare la vastità del pianeta Terra in pochi secondi. Svettano grattacieli e poi siamo nella coloratissima India e poi le scene si susseguono finché non ti restano dentro. 
Ho tante teorie riguardo questo finale. Tutto mi aspettavo meno che prendessero Wolfgang, il più lontano dalle persecuzioni della BPO, troppo preso dalla sua serrata storia personale. È come una martellata sui denti, lo prendono e lo torturano barbaramente serrando il ritmo narrativo all'improvviso e non hai tempo di chiederti com'è successo. Ci aspettavamo che trovassero Riley, oppure Will, tutto potevamo pensare meno che scovassero lui e che avrebbero scovato Kala. 
Avrà avuto senso l'incursione alla BPO? Forse, lo scopriremo solo l'8 giugno.
Nel frattempo spero di far uscire una bella recensione sul canale Nerdflics. 
State in campana, anime, perché ho appena iniziato a parlare dei Sense8.