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martedì 20 marzo 2018

Glow... quando a luccicare sono i cattivi!

Vi capisco. Colgo in voi l'ormai immensa difficoltà nel trovare su Netflix qualcosa di fattibile da seguire, dal momento in cui stanno cominciando a gettarci  dentro ogni sorta di cosa che sembra non funzionare (tanto per citare un film, The Cloverfield Paradox). Il mio umile intento è, pertanto, quello d'indirizzarvi verso qualcosa di commestibile. 
Quindi perché non Glow, dal momento in cui presto uscirà anche la seconda stagione?


Los Angeles, 1985. Ruth Wilder, aspirante attrice dal carattere strambo, brioso e a tratti tragicomico, sta cercando disperatamente una parte ma continua a collezionare buchi nell'acqua, fino al momento in cui riesce a partecipare ad un nuovo programma: GLOW (Grandiose Lottatrici del Wrestilng).
Il programma è seguito e ideato da Sam Sylvia, che definire "sopra le righe" è veramente andarci piano. Egli è un regista di film di nicchia, che in genere hanno un significato e una trama che credo non capirà nessuno nemmeno a fine serie; fatto sta che cerca con questa nuova idea (ovvero donne che lottano in costumi succinti) di guadagnare i soldi per dar vita a un film che dovrebbe essere il suo capolavoro.
Altro personaggio di rilievo è Debbie Eagan, la biondissima migliore amica di Ruth. Per colpa di entrambe e non solo, si creeranno situazioni al limite del fantascientifico.
La noia è bandita per sempre da questa serie tv. Non esistono puntate sottotono, il carattere comico ma con importanti spunti di riflessione dell'opera si protrae persistente fino al finale. Domande esistenziali molto serie ci scorrono sotto gli occhi mentre questo gruppo di ragazze si conosce, si allena, impara a collaborare e, perché no, a litigare (non sarebbe realistica una serie tv in cui una ventina di donne vanno d'amore e d'accordo) sotto lo sguardo vigile... anzi, sballato di un regista visionario, esagerato, assurdo sia nelle idee che negli atteggiamenti. 
Non avrei mai immaginato che il mio personaggio preferito potesse essere Ruth.
Lungo le puntate la ragazza finisce per commettere parecchi errori, per cui riceverà senza sé e senza ma il ruolo di cattiva. Interpretata da Alison Brie, a livello caratteriale è resa in una maniera piena di pathos e sarcasmo. La donna inizialmente punta a far notare a tutti le sue spiccate doti recitative, per poi rendersi conto che recitare un ruolo è un arte molto sottile, che viene fuori anche se non sei la superstar ma la sua perfetta antitesi: una gloriosa cattiva. E quanto ho amato questa cattiva. Per quanto le sue azioni possano essere talvolta assurde, è un personaggio buffo, una sorta di macchietta e credo sia proprio questa la sua arma vincente: la sua spiccata simpatia porta il pubblico a empatizzare e a tifare per lei piuttosto che per qualche sua collega più impettita e formale. 
Altro esempio di caratterizzazione ben riuscita è appunto quella di  Sam, che è un estroso pazzoide che ha imboccato più di una volta la strada sbagliata, ma sempre con una sorta di ghigno in volto, sempre un po' alla "ma che me ne frega". È un uomo adulto, anzi abbastanza in là con gli anni ma è come se non fosse mai cresciuto. Solitamente si tira fuori dagli impicci con sproloqui parecchio insensati e un po' di droga. Fortemente insofferente alle regole, è costretto a capire che la realtà a volte pone dei limiti ben precisi alla sua fantasia e che quei limiti a una certa vanno rispettati. 
Altra figura che ho gradito davvero, è quella di Melrose per svariati motivi. Innanzitutto è stilisticamente concepita per creare una collocazione spaziotemporale: la guardi un paio di secondi e non puoi fare altro che pensare: "Ok, siamo a Los Angeles negli anni '80". Appena appare in scena lo spettatore ha un quadro molto preciso di dove e soprattutto quando si trova. Purtroppo non sono riuscita a reperire una foto che possa rendere meglio tale idea.
È una ragazzaccia ricca, viziata, sfacciata e irriverente con tutti i difetti che potreste trovare sulla faccia della Terra. Però fa questo con classe... no non è vero neanche quello, la finezza non è da lei. Anzi, è anche molto volgare. ma in molti momenti è come se desse la scossa al gruppo, come se invitasse le altre con i propri atteggiamenti ad essere più reali, meno impostate, più folli. Come se sfidasse le compagne a tirare fuori il peggio, perché i buonismi potrebbero non essere veri.
Glow è una serie molto particolare, che vi consiglio perché è seria senza tuttavia esserlo davvero e insegna a ciascuno che non è davvero importante essere ad ogni costo degli eroi senza macchia e senza paura avvolti nella bandiera americana, ma ciò che conta davvero è saper interpretare la propria parte qualunque essa sia. Ci sono casi in cui è molto più divertente fare i cattivi e la riuscita di questi antieroi così umani, realistici nei loro pregi e difetti, ne è la piena prova. Se arrivi ad amare i cattivi, direi proprio che hanno recitato bene.


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