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venerdì 26 dicembre 2014
Senza A Christmas Carol non è Natale.
C'era una volta una bambina sola, che viveva di film. Una bambina che prendeva il Natale così seriamente, che per lei contava davvero essere più buoni. Che pensava davvero che valesse avere buone intenzioni verso il prossimo.
Purtroppo quella bimba, come tutte, crescendo perse la sua magia.
Le bambine sono tutte come le fatine, ma poi cadono loro le ali; i bambini sono tutti come Peter Pan, ma poi si scordano come si vola.
Eppure quella magia scorre in ognuno di noi, altrimenti saremmo già morti. Gli uomini credono di dimenticare, di essersi ingrigiti, sporcati, perduti. Eppure conservano la scintilla. Dentro di sé hanno quel piccolo soffio che continua a bruciare, perché non può spegnersi nemmeno se ci prova.
Gli uomini si ricordano perfettamente come si vola. Tutti volerebbero, se solo volessero. Però subentra la paura, l'ansia di non farcela, un percorso troppo lungo da percorrere.
Trascinarsi costa sempre meno sforzo.
E il Natale ci ricorda proprio questo: che ognuno lo deve volere e deve trovare la sua ancora, che gli ricordi sempre come aprire le ali.
Il Natale urla alle nostre anime che non viviamo per lasciarci scorrere. Per scivolare via tristemente.
Potrà sembrarvi stupido, ma la mia ancora son sempre stati i film che mi facevano compagnia quando non c'era nessuno. Quando ero troppo piccola per uscire e non c'erano amiche vicino con cui giocare.
La mia scintilla è quel film che attendo tutto l'anno, che mi ricorda che non si esiste per accumulare soldi, che la vita non si calcola interamente in base ai risultati.
Ogni anno, grazie a quel film, ricordo che i regali più belli non costano niente e sono sorrisi, abbracci.
Ogni anno capisco grazie a quel film, che devo essere felice per le persone che mi sono intorno e si ricordano di me, non per quello che ho guadagnato. Perché probabilmente un giorno, sarà quella foto in meno, sarà quando non ci sono stata perché avevo troppo da fare, sarà quando mi sono scordata quell'occasione speciale, sarà quando c'erano tutti ed io ero a occuparmi dei cavoli miei, che avrò rimpianti.
Non di certo per quella macchina che non sono riuscita a comprare.
È come se lo aspettassi ogni anno. È come se, senza "A Christmas Carol", faticassi a sentire la vera essenza del Natale.
Perdonate questo giro di parole solo per condividere qualcosa di me.
Buon Natale a tutti. Auguro a ognuno di voi di trovare la scintilla e ricordarsi di saper volare.
sabato 13 dicembre 2014
L'Incanto di Fantasia Blog Tour
Regole per partecipare al blogtour:
- Lasciare un messaggio di senso compiuto sotto la pagina dell’evento su facebook. (https://www.facebook.com/events/334606640081369/?fref=ts)
- Condividere l’evento e il banner dell’evento.
- Piacizzare la pagina autore dell’autrice. (https://www.facebook.com/pages/Caterina-Armentano-autrice/180216355328091?fref=ts)
- Il numero sarà assegnato in ordine di partecipazione.
- Chi non si atterrà alle regole verrà eliminato.
- Il buono regalo consiste in un buono nominale da utilizzare su Amazon oppure su richiesta diretta del vincitore attraverso una ricarica su postepay.
- Sarà possibile partecipare al giveaway dal 21 novembre alla mezzanotte del 21 dicembre.
- Il 22 dicembre sarà estratto, da Diletta Brizzi, tramite Random.it il numero che decreterà il vincitore
• Titolo: L'Incanto di Fantasia
• Autore: Caterina Armentano
• Prezzo: 15 euro brossura. 4,90 ebook.
• Pagine: 174
• Data di Pubblicazione: giugno 2014
• Casa Editrice: 0111 Edizioni
• Cover Di: Domenico Santomartino
Info L’Incanto di Fantasia:
Sinossi
In una notte sinistra e tempestosa, mentre i tuoni e i lampi dirompono tra cielo e terra, Minerva abbandona l’Olimpo per far visita a una bambina, relegata in una caverna da un intero villaggio. La piccola non ha un nome e ha una grave disabilità: non sa parlare, per questo si esprime tracciando disegni sui muri della caverna che la ospita. Minerva rimane affascinata da tante meraviglie, decide così di farle un dono. Le verrà dato un nome: Fantasia. La bambina capirà ben presto di poter dar vita a creature straordinarie, quelle del libro incantato che lei stessa creerà e che magicamente si animeranno: pere magiche, colori fatati, folletti dispettosi, draghi con poteri straordinari, re razzisti, fratelli intrepidi, chiavi che conducono in mondi alternativi, pozioni che inducono il sonno eterno. Fantasia si prenderà cura di tutte le sue creature, rivelandosi migliore di coloro che l’hanno abbandonata, dimostrando che la sua capacità di amare è più forte della Paura, della Solitudine e dell’Abbandono.
La mia fiaba preferita. Il significato profondo.
Ringraziando l'autrice per la possibilità di partecipare a questo blogtour, sono lieta di raccontarvi una storia agrodolce, diversa dalle altre. Proveniente da un libro di fiabe che trivella in maniera perfetta l'animo umano e ne tira fuori luce ed ombre. Mi è stato chiesto di scegliere ed io ho pescato dal mazzo "Il sortilegio della malvagità", per la sua poca pietà, per quel senso d'ingiustizia che si trascina dietro. Perché porta appunto a chiedersi dov'è la giustizia in tutto questo.
C'è una cattiva che in fin dei conti è la sola responsabile della propria cattiveria e fa del male a molta gente senza curarsi di nulla, tranne che dei propri interessi. Codesta ragazzina, Grazia (che poi tutta questa grazia di persona non è), che vive in un luogo dove tutti sono maghi, ne urta accidentalmente uno che, dalle fattezze potrebbe essere proprio quello più crudele di cui parlano tutti: quello in grado di gettare addosso alle persone il sortilegio della malvagità. Le voci narrano infatti, che questi indossi simboli appartenenti alla stregoneria: le unghie nere o rosse, mantello nero, cappello a cono, anello enorme al dito mignolo. L'uomo che incrocia, spaventosamente corrispondente alla descrizione, infatti le scaglia contro delle parole che vengono interpretate come la terribile maledizione.
È da quel punto in poi che la giovane perde contatto con la realtà... e nessuno l'aiuta a riacciuffarlo.
La famiglia fa di tutto per cercare di liberarla dal sortilegio. La ricopre di doni, consulta tutti gli esperti del regno, ma sembra non esserci molto da fare; nonostante ciò, continuano a regalarle il mondo e fare l'impossibile perché non le manchi nulla. AnnaBell, la sua migliore amica di sempre, addirittura accantona il suo sogno per cercare di creare un antidoto.
Ma Grazia, niente. Resta completamente sorda e indifferente agli sforzi altrui di riportare indietro la ragazza che era un tempo. Questa spasmodica corsa per recuperare la sua bontà, fa quasi in modo che lei abbia una buona scusa, un alibi per perseverare nella sua cattiveria.
Ma Grazia, niente. Resta completamente sorda e indifferente agli sforzi altrui di riportare indietro la ragazza che era un tempo. Questa spasmodica corsa per recuperare la sua bontà, fa quasi in modo che lei abbia una buona scusa, un alibi per perseverare nella sua cattiveria.
L’idea di essere sotto l’influenza di un incantesimo la rese ogni giorno più superficiale. Non si fermava un attimo a chiedersi se avesse ferito o maltrattato qualcuno. Tanto tutti erano costretti a sopportarla perché mica era colpa sua, era stata maledetta!Con ciò, ella distugge nella maniera più completa le esistenze di chi ha intorno, che ai suoi occhi sembrano meno importanti di una vita comoda e priva di sforzi. Il lettore viene spinto abilmente a chiedersi se la bontà d'animo quasi non sia un muscolo da tenere allenato per non perderne l'uso. Il male di Grazia la inquina completamente...ma bastano davvero quattro parole pronunciate da uno sconosciuto, per renderci totalmente senza cuore? Esistono malefici peggiori di quelli che potremmo infliggerci da soli?
Quel muscolo che le batte in petto pare essersi ammuffito per mancato ultilizzo: a lungo andare ha fatto i vermi ed ecco il risultato.
La storia in questione c'invita a stare in guardia, molto attenti perché a forza di scuse è molto semplice scivolar via dal sentiero del bene; diventare completamente aridi e buoni solo per risucchiare il prossimo invece di aiutarlo. È così semplice fagocitare i sogni altrui e distruggerli, che la protagonista avendoci fatto il callo, nemmeno se ne dispiace. Si comincia dagli atti più banali come una gomitata senza scusarsi, un piccolo dispetto e si viene via via inghiottiti dalla spirale del male. Tanto niente è abbastanza grave; nemmeno il fatto che un'amica accantoni tutti i suoi sogni per investire energie nel salvarla. Un futuro gettato non è poi così grave.
Si rivela allora piuttosto impellente la necessità di risolvere alla svelta il problema ma, a quanto pare si risolve da sé: Annabell un bel giorno incontra il mago del sortilegio e se la prende con lui. Tuttavia quest'uomo le rivela che si concia come il vero mago malvagio, solo perché teme le persone e che lui non ha lanciato nessuna magia contro la sua amica. Al che, le malefatte di Grazia cominciano ad avere delle serie conseguenze: perde i suoi privilegi per intero, ma soprattutto si è persino giocata l'unica vera amica che aveva. Eppure è ancora così persa nella sua malvagità, che nel momento in cui ha a che fare con la rabbia di Annabell, non le sembra nemmeno reale di essersi giocata il suo affetto. Non realizza e continua a minacciare.
Si potrebbe erroneamente dire che in questa fiaba non ci sia una giustizia cosmica che riordini il tutto, nel senso che comunque sembra quasi che lei se la cavi troppo facilmente, con qualche punizione e una lavata di capo, quando il male che ha perpetrato agli altri è molto più lacerante. Proprio qui ho colto invece l'estrema intelligenza, finezza, sensibilità dell'autrice nel comunicare che non c'è niente di più grave dell'essere così bassi e infimi da non capire nemmeno cosa si è perso.
Non serve punizione: essere una ragazza così spregevole e disumana è e resterà per sempre la sua più grande dannazione. Le persone aride di sentimenti e povere di spirito, potranno godere sempre solo ed esclusivamente della loro pochezza.
Presumo che in fin dei conti ottenga perfettamente quello che merita: convivere per sempre con una se stessa così sgradevole. Questa è la scoperta più grande: a volte non c'è condanna peggiore della consapevolezza della sporcizia della propria anima e che questa condizione per merito proprio è divenuta irreversibile.
La morale portata dall'autrice sembra velata, invece è terribile, impietosa, implacabile. È un giudizio molto più analitico e introspettivo, conduce a fare un bilancio sulla propria vita e sul sentiero che si è deciso intraprendere. La domanda più brutale tuona ancora nella testa; è un interrogativo che non si placa: è davvero così semplice diventare malvagi? C'è davvero salvezza o potrebbe accadere a chiunque?
La morale portata dall'autrice sembra velata, invece è terribile, impietosa, implacabile. È un giudizio molto più analitico e introspettivo, conduce a fare un bilancio sulla propria vita e sul sentiero che si è deciso intraprendere. La domanda più brutale tuona ancora nella testa; è un interrogativo che non si placa: è davvero così semplice diventare malvagi? C'è davvero salvezza o potrebbe accadere a chiunque?
Biografia:
Caterina Amentano, nata e residente in Calabria, è venuta in contatto con la scrittura in tenera età, dopo aver scoperto l’amore per la lettura. Folgorata dai diversi universi celati nelle pagine dei libri, decise lei stessa di creare fiabe e racconti. In età adulta si dedica con più serietà alla sua passione pubblicando nel giugno 2006 una raccolta di poesie “Il sentiero delle parole” edito Torchio Editore, nel febbraio 2008 una raccolta di racconti “Sotto l’albero di mimosa” edito Aletti Editore, e nel novembre 2010 il romanzo “Libero arbitrio” edito 0111 Edizione, ripubblicato in formato e-book, per la stessa casa editrice, nel gennaio 2014. Nello stesso periodo pubblica, per quelli della 0111 Edizione “Segni” spin off di Libero arbitrio, scaricabile gratuitamente in tutti gli store online. Nel giugno 2014 pubblica la raccolta di fiabe: “L’Incanto di Fantasia” edita 0111 Edizioni. Numerose poesie, racconti e fiabe sono state inserite in varie raccolte antologiche (Delos Book, Giulio Perrone Editore, Montag Edizioni, GDS Edizioni). Tra cui “Lo specchio negli occhi” edito ST Book, “L’altro sé” pubblicato per il webmagazine “Io sono Jo March. Lettrici e scrittrici alla riscossa”. Collabora con il sito Good-morning.it con mansione redattrice blog e come articolista presso il sito culturale Bookly, maybe. Ha collaborato con il web magazine Fantasy Planet. Dei suoi articoli di psicologia, spettacolo e cronaca, sono stati pubblicati sul web. Per TruFantasy cura la rubrica “Donne Mitiche” dedicata alle donne più influenti della storia e della letteratura. Cura il blog personale “Libero arbitrio blog” . (http://caterinaarmentano.blogspot.it/)
Le tappe:
1. Prima tappa: Recensione. Analisi dei personaggi. 22 novembre (Giada Danaerys Andolfo- Fantasticando sui Libri http://ffantasticandosuilibri.blogspot.it/)
2. Seconda tappa: Recensione. I luoghi della fiaba. 29 novembre (Monica Portiero- Una canzone per te. http://monicaportiero.over-blog.it/)
3. Terza tappa: Recensione. I doni magici. 6 dicembre (Anna Tognoni- L’essenziale è invisibile agli occhi- http://annatognoni.blogspot.it/)
4. Quarta tappa: La mia fiaba preferita. Il significato profondo. 13 dicembre (Federica Forlini- La stanza rossa 23- http://lastanzarossa23.blogspot.it/)
5. Quinta tappa: Recensione. Intervista. Vincitore giveaway. 20 dicembre (Diletta Brizzi- Atelier di una lettrice compulsiva. http://atelierdiunalettricecompulsiva.blogspot.it/)
martedì 4 novembre 2014
Finale How I Met Your Mother, impressioni a caldo.
Premetto che io mi sono sorbita davvero qualsiasi cosa; per farvi un esempio, sono una dei pochi pazzi che ha accolto con la lacrimuccia contenta il finale di Lost, che ha fatto schifo al mondo ma a me no. Anche quello di Breaking Bad mi è piaciuto.
E questo epilogo è di mio gradimento? Boh, nel senso sì, nel senso che è un "ni".
Ho vissuto le stagioni con un'intensità impressionante, ho amato tutti loro per un motivo o per l'altro e mi ha colpita in pieno quella sensazione iniziale di sicurezza, di gruppo inscindibile. Mi faceva quasi credere che l'amicizia vera potesse esistere, che almeno lì ci fosse un gruppo palesemente ideale. Un esempio, insomma.
Ho vissuto le stagioni con un'intensità impressionante, ho amato tutti loro per un motivo o per l'altro e mi ha colpita in pieno quella sensazione iniziale di sicurezza, di gruppo inscindibile. Mi faceva quasi credere che l'amicizia vera potesse esistere, che almeno lì ci fosse un gruppo palesemente ideale. Un esempio, insomma.
Invece è stato terribilmente fedele alla realtà. Con la nona stagione si scherza fino a un certo punto: è fatta di dubbi, rotture. È vita vera, ma bellissima ugualmente. Tinge la storia di quella malinconia che non ti aspettavi, ma è giusta. E poi diciamolo: a me queste cose da pianto, mettono quasi gioia quando son fatte bene.
Questo è stato il problema sostanziale. Il COME. Non è COSA accade. Perché avevo ricevuto degli spoiler a un certo punto, quindi sapevo che fine avrebbe fatto la madre, creatura stupenda al punto tale che mi son comprata ugualmente un ombrello giallo. Massima stima per quella donna, che è fatta per Ted. Ancora mi è rimasta in vena la versione che suona e canta de "La vie en rose" (ascoltatela qui). I due sono bellissimi insieme e sembrano nati per incontrarsi e amarsi.
Lily e Marshall sono due rocce, hanno raccolto quanto già costruito; che dire, sono una garanzia. Ti danno ancora la speranza di credere in qualcosa. La loro alchimia è sempre stata meravigliosa. Quando due funzionano così bene, non c'è bisogno di parole superflue per ampliare il discorso.
Bellissima sorpresa per Barney (non inclusa nel pacchetto spoiler), davvero gradita...e Robin, oh Robin. Da un lato la prenderei a calci e da un lato le regalerei una sveglia, ma comunque non si scompone per nulla. È un cavolo di perno e ci deve stare.
Le vicende sono plausibili tutte, ma COME È MAI POSSIBILE CHE LE COSE DAVVERO IMPORTANTI AVVENGANO IN DUE MINUTI?
Passi per i 300 figli di Lily e Marshall... ma che la madre si ammala e muore, non si può dire in cinque secondi netti dell'ultima puntata. Quasi quasi io lo avrei detto dopo i titoli di coda. Un finale nel finale, eh?!
Io che lo sapevo, guardavo episodio dopo episodio, chiedendomi cosa attendessero a palesare la faccenda. Ecco cosa: gli ultimi 5 secondi. La fanno vedere un attimo con il camice da ospedale, con Ted a fianco dispiaciuto. Bello. Caspita. Nove stagioni... perché non creare un finale spettacolare e bruciarlo spiattellandolo come un fazzoletto usato?! Ah no, già fatto.
Che lei moriva, anche senza esserne al corrente potevo aspettarmelo: nessun figlio ascolta per ore un genitore logorroico, se non ha una buona motivazione... e quale motivazione migliore, sapere di una mamma che se n'è andata troppo in fretta?!
Mi stavo quasi sentendo male, nel vedere Ted e Tracy verso metà stagione lanciarsi frasi malinconiche e pensavo: "Preparati, adesso succede, adesso, adesso..." . E invece no. Gli ultimi, cinque, minuti!
Io che lo sapevo, guardavo episodio dopo episodio, chiedendomi cosa attendessero a palesare la faccenda. Ecco cosa: gli ultimi 5 secondi. La fanno vedere un attimo con il camice da ospedale, con Ted a fianco dispiaciuto. Bello. Caspita. Nove stagioni... perché non creare un finale spettacolare e bruciarlo spiattellandolo come un fazzoletto usato?! Ah no, già fatto.
Che lei moriva, anche senza esserne al corrente potevo aspettarmelo: nessun figlio ascolta per ore un genitore logorroico, se non ha una buona motivazione... e quale motivazione migliore, sapere di una mamma che se n'è andata troppo in fretta?!
Mi stavo quasi sentendo male, nel vedere Ted e Tracy verso metà stagione lanciarsi frasi malinconiche e pensavo: "Preparati, adesso succede, adesso, adesso..." . E invece no. Gli ultimi, cinque, minuti!
Ah, un piccolo appunto. Ted è giustificato, perché per Robin non prendiamoci in giro, era un'attrazione troppo forte per finire davvero. Lui è sempre stato impantanato senza via di scampo, solo che c'è stata per qualche anno una forza d'attrazione più forte. Ci poteva stare che il chiodo fisso tornasse. Ma i figli che in pratica gli lanciano Robin addosso "tanto mamma è stecchita da 6 anni", mi lasciano un po' perplessa. Questi non sono ragazzi; sono minipony. Con la mamma morta da sei anni, non credo sia così facile spingere il padre nelle braccia di un'altra donna. Lo fanno proprio a cuor leggero... mi aspettavo almeno un briciolo di tormento...o perlomeno di discrezione, un cenno di spessore psicologico...che ne so, lasciarlo rifarsi una vita senza interferire, non che proprio loro fossero i primi. Vero che non ci son più i ragazzi di una volta, ma i figli di Ted sono un po' bizzarri a non dormirci per giocare al Dottor Stranamore.
Quindi boh. How I Met Your Mother mi è piaciuto? Abbastanza, ma si è un po' perso nelle battute finali. Come se a mezzo metro dal traguardo, si fosse messo a strisciare per terra invece di correre.
Quindi boh. How I Met Your Mother mi è piaciuto? Abbastanza, ma si è un po' perso nelle battute finali. Come se a mezzo metro dal traguardo, si fosse messo a strisciare per terra invece di correre.
mercoledì 8 ottobre 2014
Non buttiamoci giù... forse l'unico caso in cui lanciarsi porta a una crescita.
Martin, Maureen, Jess e JJ, si ritrovano sulla "vetta" della "Casa dei Suicidi", per scaraventarsi di sotto insieme ai loro problemi. Tutti cercano la libertà: Martin dai suoi comportamenti infantili e poco corretti che umanamente lo fanno sbagliare con le persone care; Maureen da un figlio disabile che le impedisce di essere felice; Jess da un amore non corrisposto, ma molto più probabilmente da un vuoto esistenziale; JJ da una vita senza musica, perché la sua band non è stata un successo come si aspettava e si è sciolta.
I quattro stanno per lanciarsi, quando giungono ad essere d'impedimento ognuno ai suicidi altrui, l'attimo passa e finiscono per scendere nella ricerca del ragazzo di Jess, Chas. Questa sarà solo l'accensione della miccia, che darà il via ad altri appuntamenti a distanza di tempo su quel tetto, e di momenti che offriranno spunti di riflessione toccanti ed intensi.
Riguardo lo stile, è già tanto se non vi prende a calci.
La modalità d'interazione è spesso rude e poco ortodossa, ma riproduce fedelmente una realtà contemporanea di esseri confusi che non sanno cosa vogliono e non hanno consapevolezza effettiva di ciò che li farebbe stare meglio. È un linguaggio al quale sulle prime c'è un approccio piuttosto scettico, in quanto a volte sembra stridente, quasi trasgredisce le regole grammaticali di norma; se può parla anche per slang... ma lo ritengo un gran punto di forza, soprattutto perché il livello lessicale varia a seconda della persona.
Non poteva esserci caratterizzazione dei personaggi più impeccabile e nitida: sono persone vere, te le ritrovi quasi davanti e affondano nel loro dolore in una maniera tale, che almeno uno di loro ti trascina con sé. Hanno delle storie così complicate e sofferte, da stordirti. Non puoi leggere e restare indifferente.
Le vicende materiche, effettive, reali, sono quelle di Martin e Maureen: il primo, un personaggio noto in tv, particolarmente sarcastico e senza peli sulla lingua, non si sa recuperare perché ha avuto un'avventura con una quindicenne mandando al diavolo il suo matrimonio; lei, correttissima e religiosissima madre di Matty (praticamente un uomo sulla sedia a rotelle che oltre a respirare non compie altre azioni), non ce la fa più a far finta che tutto questo le stia bene. Ogni giorno si sente morire. E questi sono problemi molto fisici, comprensibili; i più ingarbugliati sono proprio i giovani, perché uno potrebbe pensare che in fondo non gli manca niente...e invece non è così.
Nick Horby ha avuto davvero una marcia in più nel rendere quel vuoto esistenziale di quando non sai esattamente cosa va male, ma sai semplicemente che non va bene niente; quando l'insoddisfazione e le lacune portano nettamente a una serie di errori tale che, come soluzione si pensa ci sia solo la morte. Eppure ognuno dei quattro scoprirà un mondo, di cui capirà il senso solo a partire da ciò che accadrà la notte di San Valentino. Quello per me è il punto di svolta, la sveglia che li fa in qualche modo rinsavire uno ad uno.
Jess (colei che più di tutti spicca per linguaggio aulico; ovviamente sono sarcastica) ha l'argento vivo addosso, tanto che gli altri fanno molta fatica a star dietro a quei pensieri sgangherati che si ritrova. Non sembra che brilli particolarmente per intelligenza, ma a modo suo è una fonte continua di sorprese.
C'è poco da esplicare certe narrazioni: il dramma di una donna costretta per anni ed anni a una vita quasi sempre in casa ad accudire il figlio, è immediato. Maureen infatti colpisce e affonda per candore e allo stesso tempo maturità. In pratica è uscita a malapena da casa, chiesa e supermercato, ma sa molto dei meccanismi umani.
Il più difficile da interpretare, che mi ha colpita come un fulmine a ciel sereno, è stato JJ. Quello che combina lui, non lo possono capire tutti: ci porta nel suo mondo molto particolare da cui nemmeno egli stesso riesce ad uscire.
L'arte lo trascina, ma il suo gruppo si è sciolto e questo gli toglie il senso della vita. Non ci sta a cuocere hamburger fino alla vecchiaia; così si affaccia anche lui sul tetto della "Casa dei Suicidi", ma finisce per vergognarsi della sua stessa incomunicabilità e per sembrare più realistico s'inventa una malattia incurabile al cervello.
Lui si sente troppo estromesso dal mondo, troppo dedito alla musica per non impazzire al di fuori di essa, della sua band. La ragazza che lo ha lasciato gli manca; ma è la disperata voglia di fuga dalla realtà, che invece lo inghiotte.
Non trova pace e non sa darsi più una direzione, fino al trovare una spiegazione; a concludere che, la propria esistenza va vissuta fino in fondo e non contro la sua natura... ed è quello che più o meno dovranno imparare tutti, insieme ad ascoltare ciò che reprimono, per non restare consumati.
Non so se alla fine, ciò che si crea tra i quattro sia un'amicizia o meno. Si susseguono dialoghi comici sfumati da battutacce o incomprensioni, emerge pian piano un legame che non può avere una corretta catalogazione; solo che esiste, ed è forte. Forse li collegherà per sempre, chi lo sa.
L'aspetto più importante di questa narrazione in definitiva non è ciò che accade all'esterno: non è il finto suicidio, la breve fama, la notte di San Valentino e via discorrendo; incisivo è quello che ognuno di questi avvenimenti cambierà all'interno dei personaggi.
Il punto di forza di "Non buttiamoci giù", è senza dubbio il viaggio, non tanto l'approdo (in questo a un certo punto mi ha ricordato "Il giovane Holden", se vogliamo anche per lo stile). Con irriverenza e apparente superficialità porta a rilassarsi, ad abbassare la guardia, per poi sprofondare nell'anima. Scoperchia le insoddisfazioni del lettore, gli offre uno specchio e i mezzi per capirsi meglio e sfogliare con più comprensione le pagine della propria vita.
Una storia sentita, che scava senza freno in fondo alle mancate aspettative, alle zone d'ombra dell'animo umano.
Ad essere sincera, non vedo l'ora di gustarmi pure il film: JJ è interpretato da Aaron Paul; non posso certo perdermelo così!
Perché era questo che avevamo fatto noi quattro: superare una linea. Non voglio dire che avessimo combinato niente di male, ma solo che ci era successo qualcosa che ci aveva distaccato da un sacco di altra gente. Non avevamo niente in comune, a parte dove eravamo andati a finire, su quel quadrato di cemento lassù in aria, ma questa è la roba più grossa che puoi avere in comune con qualcuno.
Riguardo lo stile, è già tanto se non vi prende a calci.
La modalità d'interazione è spesso rude e poco ortodossa, ma riproduce fedelmente una realtà contemporanea di esseri confusi che non sanno cosa vogliono e non hanno consapevolezza effettiva di ciò che li farebbe stare meglio. È un linguaggio al quale sulle prime c'è un approccio piuttosto scettico, in quanto a volte sembra stridente, quasi trasgredisce le regole grammaticali di norma; se può parla anche per slang... ma lo ritengo un gran punto di forza, soprattutto perché il livello lessicale varia a seconda della persona.
Non poteva esserci caratterizzazione dei personaggi più impeccabile e nitida: sono persone vere, te le ritrovi quasi davanti e affondano nel loro dolore in una maniera tale, che almeno uno di loro ti trascina con sé. Hanno delle storie così complicate e sofferte, da stordirti. Non puoi leggere e restare indifferente.
Le vicende materiche, effettive, reali, sono quelle di Martin e Maureen: il primo, un personaggio noto in tv, particolarmente sarcastico e senza peli sulla lingua, non si sa recuperare perché ha avuto un'avventura con una quindicenne mandando al diavolo il suo matrimonio; lei, correttissima e religiosissima madre di Matty (praticamente un uomo sulla sedia a rotelle che oltre a respirare non compie altre azioni), non ce la fa più a far finta che tutto questo le stia bene. Ogni giorno si sente morire. E questi sono problemi molto fisici, comprensibili; i più ingarbugliati sono proprio i giovani, perché uno potrebbe pensare che in fondo non gli manca niente...e invece non è così.
Nick Horby ha avuto davvero una marcia in più nel rendere quel vuoto esistenziale di quando non sai esattamente cosa va male, ma sai semplicemente che non va bene niente; quando l'insoddisfazione e le lacune portano nettamente a una serie di errori tale che, come soluzione si pensa ci sia solo la morte. Eppure ognuno dei quattro scoprirà un mondo, di cui capirà il senso solo a partire da ciò che accadrà la notte di San Valentino. Quello per me è il punto di svolta, la sveglia che li fa in qualche modo rinsavire uno ad uno.
Jess (colei che più di tutti spicca per linguaggio aulico; ovviamente sono sarcastica) ha l'argento vivo addosso, tanto che gli altri fanno molta fatica a star dietro a quei pensieri sgangherati che si ritrova. Non sembra che brilli particolarmente per intelligenza, ma a modo suo è una fonte continua di sorprese.
C'è poco da esplicare certe narrazioni: il dramma di una donna costretta per anni ed anni a una vita quasi sempre in casa ad accudire il figlio, è immediato. Maureen infatti colpisce e affonda per candore e allo stesso tempo maturità. In pratica è uscita a malapena da casa, chiesa e supermercato, ma sa molto dei meccanismi umani.
Il più difficile da interpretare, che mi ha colpita come un fulmine a ciel sereno, è stato JJ. Quello che combina lui, non lo possono capire tutti: ci porta nel suo mondo molto particolare da cui nemmeno egli stesso riesce ad uscire.
Problema della mia generazione è che ci sentiamo tutti dei geni del cazzo. Far qualcosa per noi non è abbastanza, e neanche vendere qualcosa, o insegnare qualcosa o solamente combinare qualcosa: no, noi dobbiamo essere qualcosa. È un nostro inalienabile diritto, in quanto cittadini del ventunesimo secolo. (...) Ma avere talento non è mai abbastanza per renderci felici, giusto?
L'arte lo trascina, ma il suo gruppo si è sciolto e questo gli toglie il senso della vita. Non ci sta a cuocere hamburger fino alla vecchiaia; così si affaccia anche lui sul tetto della "Casa dei Suicidi", ma finisce per vergognarsi della sua stessa incomunicabilità e per sembrare più realistico s'inventa una malattia incurabile al cervello.
Lui si sente troppo estromesso dal mondo, troppo dedito alla musica per non impazzire al di fuori di essa, della sua band. La ragazza che lo ha lasciato gli manca; ma è la disperata voglia di fuga dalla realtà, che invece lo inghiotte.
Non trova pace e non sa darsi più una direzione, fino al trovare una spiegazione; a concludere che, la propria esistenza va vissuta fino in fondo e non contro la sua natura... ed è quello che più o meno dovranno imparare tutti, insieme ad ascoltare ciò che reprimono, per non restare consumati.
Passiamo tutti tanto tempo senza dire cosa vogliamo perché sappiamo di non poterlo avere. E perché sembrano robe rozze, o ingrate, o sleali o infantili, o stupide. O anche perché siamo talmente disperati da fingere che le cose siano come devono essere, e sembra una mossa falsa confessare a noi stessi che non lo sono. Su, forza, sputa cosa vuoi. Magari non ad alta voce, se c'è il rischio di fare casino. (...) Qualunque cosa sia, dilla a te stesso. La verità ti renderà libero. Oppure ti beccherai un pugno sul muso. Sopravvivere a qualsiasi vita tu stia vivendo significa mentire, e l'inganno corrode l'anima: quindi, almeno per un minuto, molla le bugie.
Non so se alla fine, ciò che si crea tra i quattro sia un'amicizia o meno. Si susseguono dialoghi comici sfumati da battutacce o incomprensioni, emerge pian piano un legame che non può avere una corretta catalogazione; solo che esiste, ed è forte. Forse li collegherà per sempre, chi lo sa.
L'aspetto più importante di questa narrazione in definitiva non è ciò che accade all'esterno: non è il finto suicidio, la breve fama, la notte di San Valentino e via discorrendo; incisivo è quello che ognuno di questi avvenimenti cambierà all'interno dei personaggi.
Il punto di forza di "Non buttiamoci giù", è senza dubbio il viaggio, non tanto l'approdo (in questo a un certo punto mi ha ricordato "Il giovane Holden", se vogliamo anche per lo stile). Con irriverenza e apparente superficialità porta a rilassarsi, ad abbassare la guardia, per poi sprofondare nell'anima. Scoperchia le insoddisfazioni del lettore, gli offre uno specchio e i mezzi per capirsi meglio e sfogliare con più comprensione le pagine della propria vita.
Una storia sentita, che scava senza freno in fondo alle mancate aspettative, alle zone d'ombra dell'animo umano.
Ad essere sincera, non vedo l'ora di gustarmi pure il film: JJ è interpretato da Aaron Paul; non posso certo perdermelo così!
sabato 13 settembre 2014
Il blogtour di Rosso Placebo- 1° tappa
Credo che non ci sia impresa più
difficile che descrivere una persona come Oriana Fallaci, specie se
in fin dei conti non l'hai mai conosciuta, se ti sei appassionata
alla sua figura soltanto tempo dopo la sua dipartita. Sono nata con
lei che era già monumentale nel mondo del giornalismo, eppure la mia
vita non si era ancora intrecciata con le sue parole. Vi dirò di
più: non so nemmeno spiegare come questa passione sia iniziata...
forse per semplice curiosità?
Sarebbe più facile parlare di lei
raccontando una situazione, se solo fosse realmente accaduta. Se
avessi avuto questa fortuna, magari avrei aperto il discorso con i
miei occhi che incrociano i suoi e provano soggezione, per una che
carta e penna le ha sempre divorate e ha fagocitato intere persone.
Le mie pupille piccole piccole, che vergognandosi vanno a rivolgersi
in un'altra direzione. Perché non possono sostenere uno sguardo così
intelligente, profondo... crudele? No: ferito, colmo di dolore.
Oriana in love non era l'arpia che
tutti credono; quella donna spavalda e acida che pensa per prima cosa
a come ferire l'interlocutore...no, era qualcosa di ben lontano
dall'immaginario collettivo: dedita come pochi, sincera,
appassionata, disposta a tutto pur di ricevere amore. Forse anche a
troppo. Sono certa che la scintilla mi sia scoccata proprio così:
scoprendo una persona di carta che un soffio di vento l'avrebbe
tirata via, al posto di quella donna piccola, ma dalla presenza
imponente e soffocante. Chissà se vederla dal vivo sarebbe stato
come vedere una pulsante ferita.
Comunque sì; sono stata travolta da
quel mare in burrasca di sentimenti, da tutta quella intensità,
leggendo “Un Uomo”. Ebbene, è uno dei migliori libri che abbia
mai assaporato. Mi ha sommersa come una marea dalla quale non sono
riuscita a uscire.
L'aspetto più importante, un vero e
proprio scroscio d'acqua gelida in testa, è stato trovare una
persona così intensa, aggressiva nei confronti di una vita che con
lei non è stata certo da meno, pronta a scavalcare tutto e tutti,
che improvvisamente mette uno stop. Non è più traino, ma si lascia
docilmente trascinare, come a cedere il passo in una danza.
Un'incudine che si fa piuma.
Quel colosso di cera, che si scioglie
come neve quando incrocia gli occhi dell'uomo che ama.
Forse è una prerogativa dei più
grandi, vivere intensamente qualsiasi cosa, avere il cuore grande.
Forse chi ha il cuore piccolo è solo capace di vivere una vita in
piccolo e per questo non scrive mai la storia.
Ho letto la
fantastica biografia “Oriana. Una Donna” di Cristina De Stefano e
l'ho scoperta ancor più in profondità; perché Alekos non era
l'unico uomo che era riuscita ad amare nella sua vita. No, il suo
cuore non era assolutamente così piccolo. Anzi, questa storia sembra
quasi segnarla meno delle altre. Però la ricorda ugualmente: è una
storia che le fa scrivere di lui. Di quell'eroe perso per colpa della
Montagna.
I modi di fare di lui sono folgoranti. Giunge a dirle una frase che credo sia la più bella e assoluta dichiarazione d'amore esistente. Una riflessione che una volta uscita di bocca, tutto il resto è superfluo e rende indispensabile il silenzio: “Sei stata una buona compagna. L’unica compagna possibile.”
Non si butta in infiniti giri retorici per
giustificare una pochezza di sentimento. No. Lui valuta Oriana in
termini assoluti, perché ha saputo ricambiare, assecondare, chiudere
un occhio sulle continue cadute e debolezze.
“L'unica compagna possibile”,
equivale ad affermare che non c'è mai stata nel passato, non c'è
nel presente e non ce ne sarà mai nessuna in futuro, giusta per lui
come lo è stata lei. È come dire che è inutile perfino che le
altre provino ad imitarla, perché nessuna potrà mai competere. È
un'appartenenza che va al di là dell'attrazione, fatta di anime che
s'incontrano e sanno d'incastrarsi in modo così perfetto, che non
necessita di ulteriori dialoghi.
Nel mio libro c'è una storia particolare. Martha Turner conosce Violet Grey; da allora fa di tutto per conquistare la sua fiducia e amicizia, nonostante la ragazza sia troppo concentrata su Alan e l'interessante Dana per accorgersi realmente di lei. È come se finisse costantemente relegata in un angolino, dal quale cerca di uscire con la sua presenza e gentilezza. Lei comprende Violet, le lascia spazio, quasi le legge il pensiero, ma non riceve molta considerazione ugualmente.
Un
giorno però accade qualcosa. La protagonista si ritrova a fare un
bilancio, ad aprire gli occhi su chi le è stato realmente vicino e
chi non ha davvero spostato le cose nella sua vita. Allora sorprende
tutti: si ricorda in pieno di quell'amica, che c'è stata
costantemente chiedendo in cambio solo un briciolo d'affetto.
La
giovane è sempre stata una solitaria e per di più non ha mai
incontrato persone disposte seriamente a scoprirla; tranne lei,
Marta: l'unica.
Ho
voluto rendere indelebile questa presa di coscienza, con una frase
che mi era rimasta incastrata nelle viscere e che volevo portarmi
dietro in qualche modo.
Dal
libro:
Cara Martha
se ho mai scelto di mia spontanea volontà di venire al mondo, era per scoprire il sapore di una sola e unica cosa importante: l'amore. Io non solo ho conosciuto quello, ma mi è stata concessa anche un'amica come te: l'unica amica possibile per una svitata come me. L'unica amica vera.
(…) L'unica amica possibile.
Trama:
Tordemma non è una città
come le altre; nuove forze oscure minacciano i precari equilibri tra
esseri umani e demoni, portando entrambi verso un inevitabile
baratro. In un mondo tetro, freddo, che non ha molto da offrire salvo
una tiepida speranza, Violet, da sempre alla ricerca dell'amore
incontrerà Alan: un maledetto; un vampiro. Guidata da un sentimento
annientante, travolgente, dilaniante, la ragazza gli darà il suo
sangue per salvarlo. Per strapparlo alla morte certa che minaccia
costantemente ogni singola creatura, in attesa che si compia la
profezia. Che ruolo avrà La Madre negli inquietanti avvenimenti
accaduti a Tordemma? Chi scamperà alla furia del giustiziere e del
suo flagello? E soprattutto: quale sarà il significato del ciondolo
a farfalla, così vicino a Violet da illuminarsi ogni volta che si
lascia succhiare dal vampiro?
Link
utili:
giovedì 11 settembre 2014
Il blogtour di Rosso Placebo
Buonasera lettori!
Scrivo per annunciarvi che sto per andare sulla lun... no, è una cavolata. In effetti sto solo per infilarmi la tutina di Spiderman e cimentarmi nella lotta contro il crimine!
Ok, no; nemmeno questo... però insomma, faceva scena.
In effetti, la mia reale intenzione era di far presente, che sta per avere inizio il blogtour di Rosso Placebo!
Invito tutti a leggere, commentare e condividere, sperando sia per voi un esperienza interessante.
Vi posto il calendario* delle tappe.
- Amori immortali
17/09, Ispirazione - Il blog di Ilaria Goffredo: http://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com/ - Il vampiro e l'anima22/09, Diario di una ragazza madre in carriera: http://kazetotomonisarinu.blogspot.it/
- Il coraggio
26/09, Magla: l'isola del libro: http://maglalibri.blogspot.it/ - La lotta interiore del punk
08/10, Un buon libro non finisce mai: http://unbuonlibrononfinisce-mai.blogspot.it/ - L'Urban Fantasy
24/10, Viaggi nell'arte: http://ginevrawilde.wordpress.com/
*Potrebbe subire lievi modifiche, ovviamente non riguardo gli argomenti.
martedì 9 settembre 2014
Le sfumature della scrittura, di Candida Livatino
Ogni gesto che facciamo, ci tradisce.
Dal battito di ciglia, alla stretta di mano, al modo in cui parliamo, siamo destinati a svelarci come persone in tutti i nostri pregi e difetti. Siamo costretti, in qualche modo a lasciare il segno.
E la scrittura non poteva essere certo da meno!
L'arte di mettere a nudo le persone osservando in un testo la disposizione delle lettere ed il modo in cui sono stese, la maniera di occupare il foglio, l'inclinazione e per concludere la firma, è chiamata grafologia. Arte che, a dire il vero m'incuriosisce da millenni, ma a cui non ho mai dedicato seriamente molto tempo.
Dal battito di ciglia, alla stretta di mano, al modo in cui parliamo, siamo destinati a svelarci come persone in tutti i nostri pregi e difetti. Siamo costretti, in qualche modo a lasciare il segno.
E la scrittura non poteva essere certo da meno!
L'arte di mettere a nudo le persone osservando in un testo la disposizione delle lettere ed il modo in cui sono stese, la maniera di occupare il foglio, l'inclinazione e per concludere la firma, è chiamata grafologia. Arte che, a dire il vero m'incuriosisce da millenni, ma a cui non ho mai dedicato seriamente molto tempo.
Grazie al libro di Candida Livatino, ho recuperato un bel po'. È ben strutturato ed esplicativo anche per chi, come me, è partito distrattamente dal secondo volume (il primo s'intitola "I segreti della scrittura" e ho saputo dopo che teoricamente avrei dovuto leggerlo prima), anche perché è fornito addirittura di un Glossario che aiuta a recuperare le nozioni precedenti.
È un ausilio grande per avere una più profonda comprensione dell'altro e della propria personalità.
Inoltre, i concetti sono presentati in modo molto divertente, sia perché accompagnati dalle foto delle grafie in questione, sia perché parecchi vip si sono offerti come cavie, dandosi in pasto all'analisi. Non immaginerete mai quello che Candida riuscirà a tirar fuori!
Nel complesso, è una lettura davvero molto interessante e istruttiva, adatta a chiunque volesse avere un approccio semplice e chiaro a questo tipo di tecnica. Ovviamente io vi ho solo consigliato il libro; non sono di mia responsabilità i parenti imbufaliti a cui tenterete in tutti i modi di leggere la scrittura!
Nel complesso, è una lettura davvero molto interessante e istruttiva, adatta a chiunque volesse avere un approccio semplice e chiaro a questo tipo di tecnica. Ovviamente io vi ho solo consigliato il libro; non sono di mia responsabilità i parenti imbufaliti a cui tenterete in tutti i modi di leggere la scrittura!
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