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giovedì 17 gennaio 2019

"It Follows" e il suo grande fallimento.


Qualcuno di voi si sente solo?! Dopo questo film avrete un amico fantastico in grado di essere sempre con voi, non importa quanto lontano andrete! 
Partiamo con l'ironia, che qui c'è da piangere....

La nostra alta, bellissima e biondissima protagonista contrae con un rapporto sessuale una malattia strana: una sottospecie di demone stalker che t'insegue per ucciderti.
Lo strambo ragazzo che le ha regalato la maledizione, le spiega che deve trasmetterla allo stesso modo e che per nessun motivo al mondo deve farsi toccare dal mostro.

Ora, se c'è qualcosa che non sopporto di un horror, è il fatto che si regga tutto sulla stupidità del personaggio principale: il film si risolverebbe in cinque minuti, ma perche non allungarlo facendo azioni senza alcun senso?
E qui non si fa altro che tergiversare la soluzione più logica.
La giovane si ritrova ad essere seguita da una losca figura che ogni volta cambia aspetto.
I jump scare non sono molti ma li ho trovati ben piazzati, colpiscono bene lo spettatore, la trama tuttavia resta decisamente vuota e più che paura abbiamo l'ansia...che si freddi la pizza che stiamo mangiando nel frattempo. Per il genere è anche troppo pulito in termini di sangue. Non ci sono scene realmente spaventose, molta della paura deriva esclusivamente da quello che pensiamo accadrà, ma figuratevi se poi accade. Non è che uno cerchi lo splatter, ma siamo a un livello poco più serio di uno "Scary Movie", che comunque riesce nel suo intento, ovvero far ridere. "It follows" fa davvero paura? Mi spaventa più che esista un secondo capitolo, ma non so se lo vedrò.


Parte spoiler
Io non pretendo affatto che la protagonista sia una donna libertina e senza freni inibitori, ma in un contesto dove stai rischiando di morire da un momento all'altro, non subentra neanche per un istante l'istinto di sopravvivenza e allora entri in un locale e ti viene in mente di passare il demone a uno sconosciuto? 
Va bene, facciamo che la biondina sia piena di principi, com'è che poi dopo tre quarti di film si sveglia all'improvviso e offre le sue grazie a entrambi i suoi cari amici, ammazzandone uno e l'altro chi lo sa? Una persona con i principi dovrebbe avere in mente che poi farà fuori coloro  che realmente ama...ma lei no, in fin dei conti non sembra  che gliene importi molto. Lei aveva la soluzione davanti agli occhi per tutto il tempo, perché i due giovani non vedevano l'ora di buscarsi questa cosa... e lei che fa? Ruba macchine con cui si schianta e cambia casa venti volte. 
In più il demone dev'essere veramente educato, perché durante la permanenza in ospedale della ragazza, sembra attendere in sala d'attesa di essere passato al prossimo. 
Mica gli piace vincere facile, è uno che ama le sfide. Altrimenti avrebbe corso invece di camminare. 
Ancor più perplessa ci sono rimasta con l'avvicinarsi del finale. A un certo punto sembrava una puntata di "1000 modi per morire" con lei dentro la piscina, contornata da una decina di apparecchi elettrici con cui poteva finire fulminata e stranamente nemmeno succede. Mah.
Questo era il grande piano per risolvere la questione?
Ovviamente l'amico che resta in vita e ancor meno furbo di lei, perché ha l'intuizione giusta fermandosi lungo una certa strada con la macchina, ma poi non combina niente perché gli piace di più giocare ad acchiapparella.
Raramente sono così amareggiata da un film.

martedì 15 gennaio 2019

"Van Gogh. Sulla soglia dell'eternità" e anche oltre.



Molti biopic sono intimi in quanto narrano la vita di una persona, ma raramente lo sono così tanto. 
Questo è un film sublime, ma non è per tutti con le sue atmosfere lente e deliranti e non è nemmeno un semplice racconto. Assomiglia a una danza degli spiriti, dove i fantasmi volteggiano, si accarezzano, si abbracciano per poi allontanarsi di nuovo e poi divenire tempesta.
È un tripudio di colori violenti gettati su una tela in maniera spasmodica e istintiva, senza pensare e nel contempo la storia di un uomo che ogni volta in cui si perde e si allontana dagli altri, trova un pezzo di se stesso ma nel contempo non ha più il concetto di realtà. 
Non ci troviamo in una storia ma in una tela sfregiata: non ci poteva essere miglior tributo alla vita di un artista rifiutato, disprezzato, attaccato dalla gente comune che non poteva arrivare a capire il suo genio. 
Gli eventi si snocciolano lenti, cadenzati, come foglie che si abbandonano al suolo, accompagnate da una musica morbida ma insidiosa e invadente, con un volume troppo alto per permettere di vedere questo film lucidamente. Con note così alte e violente da stordire, ferire, uccidere colui che guarda e improvvisamente non guarda più soltanto, perché è trascinato ad essere testimone di quanto accaduto. Testimone del male perpetrato su di un individuo solo, dalla personalità instabile, considerato pazzo ma non è mai stato lui quello realmente pericoloso. È la gente cosiddetta "normale" a farci spaventosamente paura per freddezza e scarsa umanità, è l'ordinario che dilania un'anima eletta fino a farla appassire.
Willem Dafoe ha dato tutto se stesso, fino a smettere di esserlo. Non percepiamo mai un attore che recita la parte di un pittore tormentato, anzi si è fatto egli stesso dolore e tormento, si è vestito di un'angoscia lacerante fino a farsi pervadere. Lui è stato Van Gogh dal primo all'ultimo secondo del film e gliene sono profondamente grata. Egli per primo si è innamorato della natura fino a perdersi in essa e ci ha immersi in ambienti freddi, privi di calore umano, con una luce gelida e violenta filtrata dalle fronde giallissime degli alberi, scossi dal vento crudele come mani che bussano a porte perennemente chiuse dall'egoismo. Nulla mi toglierà dalla testa quegli occhi azzurrissimi e spiritati, inghiottiti dalla pazzia eppure completamente lucidi. È stato emozionante anche solo fissare i primi piani dell'attore in silenzio, come se fosse capace di leggere i segreti del mondo, come se potesse raccontarli a tutti. 
Il nostro eroe è di un altro pianeta e la sua vita non è un elenco di azioni svolte: è sudore, dolore, pennellate di sangue che poco prima di cadere si fanno gialle di luce. Quella luce tanto rincorsa e mai trovata con occhi che vedono oltre, visione enfatizzata da una sfocatura dell'inquadratura dalla forma di un'ipotetica linea di orizzonte. La prorompente ricorrenza del giallo che tanto lo appassionava, è stata causa del suo male perché la tinta veniva fabbricata con il piombo e noi riscontriamo questa tinta ovunque: nei quadri, nella natura, sulle pareti della casa in cui l'artista era solito dipingere. 


Scegliere la tinta preferita sbagliata conduce alla follia e lo capiamo dal momento in cui notiamo la profonda differenza con il disinvolto e sfacciato personaggio di Gauguin, con la passione per il caldo e suadente rosso, che si pone sì come un uomo rivoluzionario, ma decisamente più bilanciato. Interpretato da Oscar Isaac come un enigmatico anticonformista tendente al perfezionismo, non arriva mai a farsi conoscere davvero, perché giunge a noi con una certa lontananza emotiva. Lo scopriamo secondo lo sguardo di Van Gogh, completamente ipnotizzato dalla sua figura ma che lo percepisce continuamente distante, come una fugace apparizione. Come un lampo destinato poi ad essere divorato nuovamente dal buio della solitudine e della notte. Gauguin è pretenzioso, molto critico e non esita mai a mettere in discussione il suo amico fino all'ultimo. Lui stesso si pone come una pennellata nervosa nella vita dell'altro, come se con la perfezione volesse risolvere il proprio caos interiore.
Decisamente più decifrabile e fonte di stabilità per il protagonista, è il fratello Theo (Rupert Friend) che da sempre decide di sostenerlo in qualsiasi modo, non prestando il benché minimo ascolto a tutto ciò che la gente gli racconta, o meglio ascolta ma sempre cercando una soluzione a ciascun problema.
Altro intervento memorabile è quello di Mads Mikkelsen nei panni di un uomo di fede molto particolare, che avrà una discussione interessante con Van Gogh riguardo Dio e il suo grande piano.
"Van Gogh. Sulla soglia dell'eternità" si rivela completamente aderente all'anima dell'uomo/ pazzo / genio /artista e ci mette in guardia sul non vedere solo la sfaccettatura più comoda per noi, perché la sua personalità è unica e inscindibile. Fornisce anche una rivelazione molto importante: nemmeno un pazzo giunge ad essere dannoso quanto l'ignoranza e la mediocrità.

martedì 8 gennaio 2019

"Ralph Spacca Internet" e spacca cinema!


Dopo l'avventura del primo capitolo, il secondo ha deciso per il salto di qualità: si va direttamente sul web! Il divertente Ralph e la scapestrata e ribelle Vanellope sono alla ricerca di un pezzo di ricambio per "Sugar Rush". Risate assicurate ma non solo: la lezione da imparare da questa storia è estremamente importante e non va assolutamente dimenticata.
Il film è spassoso, profondo, e pieno di colpi di scena nonché di riferimenti alla cultura nerd e da questo punto di vista ricalca "Ready Player One"...ma quest'ultimo non ha le principesse Disney! 


Ci sono molti passaggi che spezzeranno il ritmo della storia e il loro è perfetto per sdrammatizzare.  Le principesse, tirate a lucido per l'occasione, avranno una parte veramente spassosa e tutta da gustare e ci faranno sorridere, portando ciascuno indietro alla propria infanzia, rafforzando l'elemento nostalgico. La pellicola alterna sapientemente i momenti malinconici con quelli atti ad alleggerire la situazione, creando un connubio perfetto.
In definitiva questo Ralph spacca e non solo. Noi siamo veramente contenti di aver assistito a un film d'animazione così bello. Se volete saperne di più seguite il canale Nerdflics perché presto, ma molto presto, uscirà la recensione!

lunedì 7 gennaio 2019

Bird Box e l'isola del realismo che non c'è. (NO SPOILER)



Questo film suscita violenza, ma non perché istighi al suicidio, visto che il tema è trattato in maniera così splatter e rapida da non creare empatia nemmeno in uno dei miei cani. Anche perché nessuno comprende il motivo di queste morti così buttate a caso, dubito che qualcuno nella vita reale segua l'esempio.
Il problema è che finito il film ti viene da prendere a calci chi ha scritto certe parti della storia, urlandogli a un centimetro dalla faccia come abbia fatto a pensare che certe dinamiche fossero credibili. Il problema è grande e non si può nemmeno definire soggettivo. È evidente un po' come una trave enorme che sbarra l'accesso a un ponte: dite che si vede?

Trama in breve: una donna cerca di salvare i suoi bambini da un misterioso virus che colpisce gli occhi e porta al suicidio, attraversando insieme a loro un fiume, con una piccola imbarcazione di legno.
Di cosa o chi dobbiamo realmente aver paura?

Il tema del suicidio è trattato in maniera molto ridondante e suscita curiosità. Il clima è quello di un'apocalisse zombie ma poi ci rendiamo conto che nessuno morde e mangia altre persone: l'isteria è causata semplicemente da gente che pone fine alla propria vita, dopo che gli è cambiato lo sguardo. Tuttavia l'atmosfera iniziale rimanda vagamente a prodotti come "The Walking Dead", solo che poi non c'è alcuno zombie, il che è contraddittorio.
Scherzi a parte, originale è il proposito del film e anche la morale che ne scaturisce sul finale. C'è un messaggio di fondo che non è stato mai presentato in questa maniera e renderebbe la pellicola molto bella, se non fosse che per arrivarci ci siano state delle colossali forzature al livello della trama, che la rendono totalmente inverosimile.
Il lato positivo oltre al messaggio, è che riesce a mantenere alto il livello di attenzione e tensione per tutto il tempo: non ci sono momenti in cui qualcuno esclama: "Che noia", perché abbiamo paura, siamo preoccupati, vogliamo capire a tutti i costi.
Ci sono gli elementi per definirlo un buon film? Secondo me non proprio. Non sono pignola ai limiti dell'impossibile, ma per credere che una narrazione del genere regga, ci vuole una lobotomia. Poi c'è un altro problema ancora ma ne parleremo nella parte spoiler, appena sotto l'immagine. Se non avete visto il film, vi prego di fermarvi adesso e buona giornata anche a voi!


COMINCIANO GLI SPOILER


No aspetta, ricapitoliamo: una donna incinta rimane vittima di un incidente in cui la macchina si ribalta, rimanendo sottosopra (ci manca l'esplosione e la protagonista che esce correndo dalle fiamme) e sguscia via dall'auto con passo felino e soprattutto come se non le fosse successo niente? Nemmeno cinque minuti dopo cerca di arrivare alla casa dove verrà protetta. Attraversando la strada, la gente non fa altro che urtarle il pancione e a momenti calpestarla, ma il bambino non riporta alcun danno. Aspettiamo un momento: ci sono donne che hanno aborti spontanei per cause molto meno gravi o che perdono la gravidanza cadendo dalla sedia o scivolando sulle scale, e lei esce da un auto ribaltata in tutta tranquillità, con gente che la riempie di spintoni e gomitate e la butta a terra, ma tutto bene? È inutile che appena tratta in salvo si tenga il pancione come a dire "che fatica". Questa tipa è praticamente Chuck Norris e noi lo capiamo dai primi istanti. Poi ovviamente c'è anche l'altra donna incinta, una persona a cui non avresti dato dieci minuti di vita in una situazione del genere, ma arriva addirittura a partorire. Andiamo avanti.
Mamma e bambini attraversano le rapide di un fiume senza ferite ma non solo: c'è una scatola con degli uccellini all'interno e questa scatola imbarca acqua, viene sballottata a destra e sinistra e fatto sta che questi animali non si sa come sono sopravvissuti.
Leo è rimasto così perplesso per la faccenda, che alla fine gli ho risposto che gli animali in computer grafica sono più resistenti, però a questo punto giudicate voi se è normale.
Molto coreografico liberare questi volatili nella scuola per non vedenti, però a quel punto non fai attraversare le rapide ai protagonisti con una scatola di cartone. Per mantenere la credibilità a volte c'è da rinunciare a qualcosa, questo film ha voluto tutto e ne ha pagato il prezzo.
Devo ammettere che poi c'è quella questione del rancore personale: io dopo aver seguito la storia per due ore, voglio capire cosa le persone vedono e perché si suicidano. Vedono Dio? Il Paradiso ed è tutto così bello che ci vogliono arrivare? Parrebbe di no, perché poi il pazzo all'interno della casa ha disegnato una sfilza di demoni, neanche ci fosse un'infestazione. Che siano demoni che si nutrono di vita e creano allucinazioni? Questo doveva spiegarcelo qualcuno, non inventarmelo io.
L'idea di partenza però è molto originale e va premiata, senza esagerare. E vi prego, non fate le challenge bendati, che poi vi suicidate davvero accidentalmente.

lunedì 10 dicembre 2018

"Élite", la serie del baratro



Il mondo adolescenziale è pieno d'insidie; a maggior ragione lo diventa in un contesto di pressione continua in cui non è importante chi tu sia: ciò che conta realmente è essere il migliore sempre e comunque. Non c'è spazio per i ripensamenti e per la mediocrità.
Élite è una serie tv spagnola, visibile su Netflix, ideata da Carlos Montero e Darío Madrona.
È già prevista una seconda stagione e sebbene rischi di cadere nel tranello della seconda di Tredici, io comunque mi cimenterei nella visione per sbatterci la testa, perché la prima è straordinaria e non ho intenzione di mollarla così. Devo sapere come andrà a finire.
In seguito al crollo sospetto del tetto di una scuola, al fine di tranquillizzare gli animi vengono offerte delle borse di studio a tre delle vittime dell'incidente, Samuel, Nadia e Christian, per seguitare a studiare all'interno della Las Encinas: una scuola spagnola esclusiva, riservata ai figli di famiglie facoltose, per educarli a diventare i migliori. I ragazzi avranno un inserimento e un benvenuto tutt'altro che incoraggianti: nessuno li vuole realmente nel loro istituto e loro si barcamenano tra mille frustrazioni, cercando di compensare le loro umili origini. L'atmosfera andrà a saturarsi fino alla disgrazia inevitabile: la morte di uno studente.
Qui comincia la nostra storia, che ha un'implacabile sete di verità.
Le puntate vengono scandite come il rintocco di un orologio, intervallate dalle domande della polizia ai ragazzi. Ciascuno nasconde dei segreti, ma di quale gravità esattamente?
Il contesto di partenza della storia è fortemente darwiniano: se non riesci ad adattarti nel sistema, inevitabilmente soccombi, così i nostri protagonisti cercano d'inserirsi chi più chi meno, ma non sarà semplice allo stesso modo per tutti.

La trama più nello specifico
Nadia
Se lo spavaldo Christian pur di attirare l'attenzione passerebbe anche dal buco della serratura e a un certo punto trova uno spiraglio tutto per lui, Samuel dovrà faticare un po' di più, per non parlare di Nadia che parte da un ambiente del tutto diverso: ella è infatti musulmana e la sua famiglia osserva la sua religione in maniera ferrea. Ciò darà vita a continui scontri tra il suo mondo e quello occidentale e sia lei che suo fratello manifestano una malcelata insofferenza verso le imposizioni rigide del padre. Entrambi vorrebbero semplicemente essere ciò per cui sono nati, ma questa figura genitoriale s'impone. Centrale per la sua storia è il personaggio di Guzman, che, continuamente corteggiato da Lucrecia, cercherà in un certo senso di fare amicizia con lei, scoprendo quanto può essere difficile per due culture completamente diverse avvicinarsi.
Nadia sembra costantemente un'isola, al contrario di Omar (il fratello) che prende una direzione molto più impetuosa. 
Samuel
Samuel si potrebbe interpretare come l'anello di congiunzione tra le altre due personalità: è un ragazzo schivo, introverso, che pensa a fare il suo dovere e non cerca complicazioni. Se dovessi trovare un'analogia con un personaggio di un'altra serie, sarebbe un Clay ma più sano di mente: è fortemente portato verso l'indagine e proiettato nel suo mondo interiore. Il suo aggancio con i ragazzi benestanti avviene nel momento in cui conosce Marina, la burrascosa sorella di Guzman. Sarà lei ad accoglierlo per farlo sentire a suo agio. Peccato che lei sia una ragazza imprevedibile, turbolenta, dai molti segreti. Marina è un libro chiuso a doppia mandata, scritto in una lingua sconosciuta. Tante sono le storie che girano sul suo conto, quali saranno quelle vere?
Christian
Christian (lo conosciamo da "La casa di carta" nel personaggio di Rio) per quella scuola è una ventata d'aria fresca. In un luogo dove tutti sembrano programmati per dare sempre il meglio e pensare solo allo studio, appare a un certo punto questo animaletto sociale. Creato appositamente per creare fin da subito lo scompiglio, renderà interessante l'intesa tra Polo e Carla, essenzialmente due giovani molto, molto annoiati, in cerca di qualcosa di strano.
Un altro personaggio che sicuramente non passerà inosservato è Nano (Denver de "La casa di carta"), costretto a regolare i conti in sospeso per non perdere la vita. Insieme a suo fratello, Samuel, rimandano a due aspetti molto diversi dell'essere umano: istinto e ragione. Sembrano due cose molto distinte, eppure è impossibile scinderle completamente.
In questa serie abituatevi che niente è ciò che sembra. In Élite non farete in tempo a farvi un'idea su qualcuno che questa cambierà improvvisamente. Anche chi può sembrarvi positivo può cadere per colpa di un gesto sbagliato.
La morale ricalca il contesto in cui tutti si muovono: non esistono veri e propri eroi o cattivi da demonizzare, la meccanica è molto più cinica e grave: esistono le azioni, che sono un mezzo che utilizzi per arrivare a ciò che vuoi. Ciascuno è abituato a pensare più come una persona in affari che un essere umano; i delitti più abominevoli possono essere perfettamente giustificati in nome di una ragione superiore.
È una serie dura, a tratti cinica che porta una riflessione profonda, come una ferita che non si rimargina mai. La struttura finale dell'ultima puntata, che rimanda a "Tredici", ci spacca il cuore a metà. Perfetta con le inquadrature essenziali e fredde il cui focus va al personaggio in primo piano, con cui niente interferisce: il resto è indistinto, uno sfondo neutro. L'ultima è una puntata glaciale e velenosa, che ci seduce mentre ci spinge verso un baratro inevitabile. È letale e lenta, come un'overdose, ma non riusciamo, non possiamo scappare dallo schermo, perché ormai ci ha catturati.
Sono entusiasta di questo prodotto, vi consiglio di non perderlo assolutamente.

domenica 9 dicembre 2018

"Baby", la serie tv che provoca emozioni ambigue (NO SPOILER)


Baby, Baby, Baby. Questa serie tv italiana, che strizza l'occhio spudoratamente a "Elite" (tanto da recuperarne certi espedienti sfacciatamente) è sulla bocca di tutti, ma se lo merita realmente?
Diretta da Andrea De Sica e Anna Negri, la serie analizza le dinamiche delle famiglie della Roma bene, quella ricca che è il top della società. In particolare il focus è incentrato sul liceo privato Collodi, gli studenti che si muovono al suo interno e i genitori degli stessi, che in genere sono anche peggio.
Con un fitto intreccio di storie, l'intento sarebbe quello di riportare alla luce il famoso scandalo delle baby squillo al quartiere Parioli e di sensibilizzare lo spettatore: nel mondo della prostituzione vengono inserite spesso ragazzine più o meno inconsapevoli, ma comunque ragazzine. A cadere nell'inganno saranno nello specifico Ludovica (interpretata da Alice Pagani) e Chiara (Benedetta Porcaroli), due giovani dal carattere ed estrazione sociale completamente differenti, ma legate da un'amicizia forte e forse anche da un grande senso di smarrimento.
L'intento è certamente lodevole e nobile; il problema di "Baby" è il come.
Io credo che in Italia ci sia un grande problema che sorge ogni volta in cui si cerca di creare un prodotto televisivo con degli adolescenti come protagonisti, e non mi capacito del motivo, perché all'estero tutto questo non succede mai o perlomeno non in maniera sempre così catastrofica: i personaggi vengono inevitabilmente appiattiti o rappresentati in maniera poco consona. I ragazzi sono giovani. Giovani. Non hanno misteriose malattie per cui parlano uno strano linguaggio alieno o sono complessi quanto una scatoletta di tonno. Perché creare un mondo in cui le adolescenti sono occupate solo a fregarsi il ragazzo a vicenda e a comprarsi vestiti costosi e i maschietti nella migliore delle ipotesi si prendono a pugni per una moto oppure spacciano nel liceo?
Nessuno sembra mai chiedersi se in quell'universo c'è di più e si generano personaggi essenzialmente vuoti o comunque con lo spessore psicologico appena accennato. Le emozioni sono sempre al livello basico, quasi a soddisfare i bisogni essenziali. Come dire gli si regalano due neuroni tanto per fargli un favore, tanto i giovani sono tutti stupidi.
Questi ragazzi si fanno discorsi che hanno senso presi una parola sì e una no, le dinamiche comportamentali sono sperimentate sempre in un modo un po' maldestro. È sempre come se gli adulti non sapessero cosa farne di questa generazione buttata in un angolo.
Gli attori se la cavano, chi più di altri chi meno; il problema è perlopiù racchiuso in quello che devono dire e fare.
I grandi, interpretati anche da nomi famosi, sono personaggi assenti, approfonditi un minimo per renderli realistici, ma sempre a fare da tappezzeria. Sembrano correre dietro ai figli scuotendo la testa, senza sapere come comportarsi e quando danno un consiglio per una volta, è pure quello sbagliato.
Le stesse colonne sonore iniziali assecondano un senso di decadenza morale e vuoto, ma sempre con quella venatura nonsense. Viene trattato tutto in maniera troppo leggera... poi la serie a un certo punto fa uno switch improvviso e si tinge di toni dark. Anche la parte "cattiva" è tutto un programma, per via di avvenimenti totalmente inverosimili se non assolutamente diseducativi (e non parlo delle baby prostitute, perché sarebbe anche normale). Se non altro le colonne sonore dallo switch in poi fanno un buon salto di livello e traghettano il nuovo andamento.
In definitiva, tanti, tanti stereotipi sul mondo adolescenziale, ma il problema non è solo di "Baby" perché ci cadono un po' tutte le produzioni italiane. È come se in Italia nessuno avesse mai visto una persona di sedici anni o volesse vedere solo la parte più stupida.
Io non capisco come poi all'estero succede che i personaggi invece sono tosti, hanno una vita fitta, intrecci complessi, pensieri ben strutturati e non parlano e scrivono in maniera cretina. Anche le motivazioni che ci sono dietro gli intenti di un adolescente di un prodotto "americano" (per prendere un esempio) sembrano uscite dal risultato di un equazione algebrica, mentre i ragazzi italiani sembrano avere la complessità della scimmia che pigia il tasto per far cadere la banana.
Ci sono dei personaggi che saltano particolarmente all'occhio come le due ragazzine e Fabio (Brando Pacitto, lo abbiamo conosciuto in "Braccialetti Rossi"), che spicca perché ha un percorso difficile da intraprendere e sembra avere una motivazione dietro alle sue azioni.
Questa serie tuttavia non provoca grande empatia, ho trovato meglio "Elite", anche se mai dire mai, perché devo ancora terminarla, ma almeno ha un filo conduttore chiaro. Potrei arrabbiarmi anche per "Elite", non si sa mai.
Anche il tema della prostituzione minorile in certi punti sembra accantonato a favore di narrazioni secondarie meno rilevanti. Non sembra che la serie sia fatta per quello scopo, ma che ci sia tutta una storia e poi anche quel tema in un filone narrativo. È poco chiara la sua importanza.
"Baby" ad ogni modo non l'ho molto gradita, preferisco storie dove si scava di più.
Dopo l'immagine avrà inizio la parte spoiler!




PARTE SPOILER
Perché c'è sempre l'arabo che spaccia?
Non ho capito se è una nuova moda quella di avere lo spacciatore arabo, perché mi sembra assurdo che questo elemento compaia indifferentemente sia in "Elite" che in "Baby". Mi sembra strano che sia solamente una coincidenza, perché anche gli insulti che vengono lanciati a questo ragazzo, o meglio scritti, compaiono in entrambi i prodotti.
I personaggi hanno circa sedici anni... perché cavolo vanno in giro guidando l'auto? 
Queste scene in cui Chiara specialmente guida e guida sembrano poste lì perlopiù per sottolineare il tenore di vita elevato della giovane, ma si capiva anche con molto meno.
Se avesse avuto diciotto anni probabilmente non si sarebbe parlato di "baby squillo" ma di "escort". Quindi la macchina?!
Ma non è poi così importante.
Perché una donna adulta intraprende una specie di relazione con un adolescente?
C'è questo ragazzo che sembra essere molto "emozionato" quando ha a che fare con la sua insegnante di educazione fisica, interpretata da Claudia Pandolfi. Lei viene da una vita molto rigida, fatta di disciplina, in cui non si è mai lasciata andare ed ha un amore poco soddisfacente.
Lei viene rappresentata quasi come una donna bambina, molto ingenua, ma scusate: che differenza c'è tra il Saverio cattivo che attira le adolescenti a suon di festini e cocktail e lei che essendo una donna adulta approfitta di un ragazzino? Che messaggio manda questa storia, che la molestia su minore è solo quando la fa l'uomo a una ragazzina?
Non credo sia giusto il candore con cui viene trasmessa la storia tra una donna adulta e un minore, sballa completamente il senso della serie stessa.
Come fa una persona ad entrare nell'ala dell'ospedale dove c'è un uomo in coma, senza che la veda nessuno?
C'è una scena in cui Chiara ha già rubato il cellulare di Saverio, che è in ospedale a seguito del famoso incidente in cui era coinvolta anche Ludovica.
In quell'ospedale non la ferma nessuno: riesce ad arrivare fino al paziente in coma e gli prende anche la mano per passare l'impronta sullo schermo del telefono, così da sbloccarlo.
Lo stesso Fiore stacca tutti i cavi del macchinario e per il personale della struttura è come se niente fosse successo... delitto perfetto.
Cosa muove il personaggio di Chiara?
Ludovica suscita inevitabilmente più simpatia, perché lei non è parte di quel mondo sporco, ma ci si avvicina con ingenuità, come a ricercare un affetto da Saverio e soprattutto da Fiore, che lei ama. Fa una serie di scivoloni per colmare evidenti lacune affettive, perdendo di vista il limite.
Ma Chiara da cosa è mossa esattamente?
Vediamo fin da subito una ragazza molto ambigua, tanto che  si presenta facendo l'amante del fratello della sua migliore amica, ad insaputa della stessa. Camilla è sì un personaggio rigido non così pieno di empatia, ma quando la accusa d'infilarsi nelle relazioni altrui, Chiara invece di riflettere reagisce quasi come se l'avesse provocata: si vuole prendere anche il suo ragazzo.
La giovane sembra volere esclusivamente ciò che non può avere e quando le condizioni non sono più fattibili. Cosa la spinge a deviare sempre in maniera estrema? Non si comprende, sembra crudele e basta, anche perché tutti gli altri anche hanno problemi in famiglia ma non si spingono mai a tanto.
Non finisce qui, presto analizzeremo molti altri aspetti. Continuate a seguire il canale Nerdflics e ne vedrete delle belle! 

sabato 8 dicembre 2018

"Bohemian Rhapsody", quando il successo era già scritto


La musica esiste dall'alba dell'uomo. I primitivi sperimentavano qualsiasi tipo di percussione affinché scaturisse da essa un suono godibile. Gli umani hanno sempre avuto le note nel sangue.
La musica esiste dall'alba dell'uomo, ma non erano mai esistiti i Queen.
Il gruppo ha portato la sua magia ovunque per poi piano piano svanire come una cometa: senza Freddie, morto di aids, nulla ha lo stesso sapore, lo stesso odore, lo stesso colore.
Il vuoto incalcolabile che ha lasciato in ciascuno, nessuno è mai riuscito a colmarlo realmente e si seguita ad ascoltare la sua voce che incita a non arrendersi, ad aggredire la vita, ma che talvolta sussurra anche che ha paura e non vuole morire.
Questo film tuttavia non ci renderà tristi: è una celebrazione. Esso non parla del dolore nel cuore dei suoi compagni e dei fan per la sua dipartita; è una grande festa e noi non siamo gli spettatori passivi, siamo parte delle canzoni che giungono e s'infilano in ogni angolo dello stadio, per gridare forte.
I Queen ci prendono per mano e ci trasportano in un mondo in cui c'è solo energia e lo capiamo dalla prima scena, in cui sta per cominciare un concerto molto importante ma impiegheremo tempo per capire quale.
Nonostante le varie difficoltà nella realizzazione del film nonché ritocchi alla storia originale, esso è fiorito in maniera meravigliosa e riesce a raccontare ciò di cui si ha bisogno. I curiosi vogliono vedere dove si andrà a parare, ma i fan vogliono vedere la tigre: un uomo che non si è arreso mai neanche di fronte a un male terribile e ha continuato a cantare con grinta, fino alla fine. I fan volevano riabbracciare Freddie per l'ultima volta e commuoversi ancora. 
Io, fan dei Queen da quando ero bambina, ringrazio Rami Malek per avermi fatto abbracciare un eroe che non ho fatto nemmeno in tempo a conoscere, ma del quale echeggiano le gesta anche nei deserti più aridi, perché la grandezza non muore. Mai.
lo stesso attore dopo questo ruolo non sarà mai dimenticato, come il film che si è conquistato a fatica, ma vincendo.
Presto, ma veramente presto, avrete la recensione sul nostro canale, Nerdflics!