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martedì 29 aprile 2014

Il Blogtour

Oggi inauguro ufficialmente la categoria Blogtour.
Giustamente mi chiederete: che cos'è un Blogtour? Beh, ottima domanda!
Incomincio -che bell'apertura- dicendovi che non conoscevo nemmeno il termine fino a poco tempo fa, quando mi son proposta per partecipare e un attimo dopo mi sono detta: ok, sono disponibilissima, facciamolo...ehm, sì, ma prima spiegatemi cos'è, che non ho ben capito. Non essendoci una vera e propria definizione, credo di potervelo raccontare nel modo che mi pare, tanto non vi accorgerete mai della differenz...no, dai, stavolta faccio la seria.
Per farla breve, c'è un argomento centrale -in questo caso un libro- e questo è il punto di partenza. Le varie tematiche di esso, saranno sviluppate in diversi blog e in diverse date, con al termine sinossi, biografia e link utili dell'autore; pertanto, ogni piattaforma ospitante costituirà una tappa di un tragitto più esteso.
L'ho trovata una prospettiva interessante tanto per l'autore che cerca pubblicità, quanto per i blogger, che guadagnano lettori, visto che il loro blog è una "fermata" del tour e viene indicata su una lista che rimbalza da piattaforma a piattaforma. 
Ora bando alle ciance, vi lascio le info -io posterò l'articolo il 2 giugno, così per ribadirlo- del primo Blogtour a cui partecipo!

Blogtour: Tregua - Il Segreto

1. Parole inglesi introdotte in Italia
27/04, Ispirazione - Il blog di Ilaria Goffredo: http://ilariagoffredoromanzi.wordpress.com/

2. La violenza sulle donne protetta dalla legge
29/04, Divine ribelli: http://divineribelli.blogspot.it/

3. I giochi di una volta
05/05, Connie Furnari: http://conniefurnari.blogspot.it/

4. Campi di lavoro italiani
12/05, La biblioteca di Eliza: http://labibliotecadieliza.blogspot.it/

5. Antichi sapori: il pane fatto in casa
19/05, Dietro la collina: http://stefaniabernardo.blogspot.it/

6. Abbigliamento in tempo di guerra
26/05, Un’altalena di emozioni: http://francescaghiribelli.blogspot.it/

7. L’accoglienza mediterranea
02/06, La stanza rossa: http://lastanzarossa23.blogspot.it/

8. Manifestini: l’ironia contro il terrore
09/06, Libri in pantofole: http://librinpantofole.blogspot.it/

Seguite le tappe, commentate e fate tutte le domande che volete se avete ulteriori curiosità sugli argomenti o sul libro ;)

Il romanzo è disponibile a 0,99 € su Amazon: http://www.amazon.it/dp/B00JE78A3Y

Trama
Puglia, gennaio 1943. 
Elisa ha diciotto anni, è una ragazza semplice e vive con il padre Vito e il fratello maggiore Antonio. La sua vita è scandita da una monotonia triste e a volte spaventosa: razioni insufficienti, sottomissione agli uomini di casa, rappresaglie delle Camicie Nere e bombardamenti alleati. Non sa cosa siano il mare, la libertà, l’amore, eppure la sua vita sta per cambiare. L’incontro con un uomo misterioso getterà ombre e dubbi sulle convinzioni della comunità del paese e su quelle di Elisa, sui suoi legami familiari. Anche la ragazza però cela un segreto: esso potrebbe rappresentare la fine dell’unica speranza che si affaccia all’orizzonte. 
In un romanzo che ha il sapore di sole e calce, terra e pane nero, la vita rincorre e sfida gli orrori della dittatura e dei campi di concentramento, spera nelle attività antifasciste e incassa le perdite. La storia di una ragazza che, costretta dalla guerra, dall’odio e dall’amore, diventa donna. Il ritratto di un’Italia che non c’è più. La coscienza degli eroi dimenticati che, con il loro contributo, hanno fatto grande la Storia.

giovedì 24 aprile 2014

Precario

È fragile, instabile. Come una farfalla che apre gli occhi, guarda il sole e muore.
Pochi attimi felici, che s'infrangono contro il gelo dell'eternità. 
Non dura neanche quella. 
Schermo di vetro, si scheggia e ti piomba addosso con violenza. 
Scarnifica una pelle già malata. 
Il mondo è occupato.
Il mondo è troppo occupato.
Il mondo è sempre troppo occupato,
per accorgersi di un'esistenza precaria.
Labile e insistente nelle sue urla.
Sfida la notte, la sfregia di pianto
ma sbatte le ali contro un muro.
Un muro fatto di facce vuote
che sorridevano.
Si strappano lattice bianco
ruotando su se stesse.
Sputando sangue sulle ferite altrui,
rivendicandole.

Si vive solo
per non morire?


mercoledì 16 aprile 2014

Il Mondo Giallo. Quello in cui i Braccialetti Rossi ti entrano nel cuore.


È partito tutto da una semplice curiosità. 
In tv non si parlava altro che di "Braccialetti Rossi" e volevo sapere in cosa consisteva la storia, di chi narrava, cosa raccontava. Sono una persona che si fida molto più dei libri, che dei film (anche se il linguaggio cinematografico, ha sempre il suo perché), perciò leggermi la versione cartacea, mi restava molto più comodo.
Ho trovato il tutto così meraviglioso, ma ancora dovevo capire tante cose. Perché Il Mondo Giallo è una lettura magnifica, ma non nomina assolutamente braccialetti, né traccia storie così facilmente trasponibili in fiction. Il libro, infatti, riporta ventitré scoperte che Albert Espinosa ha fatto durante i dieci anni di malattia; poi ci porta in punta di piedi nel Mondo Giallo: un mondo che non si regge su delle regole, in cui ci sono amici che si nascondono tra la gente, i gialli, che però sono speciali: loro ci aiutano, compaiono nel momento del bisogno e potrebbero non esserci per sempre con noi. Però prendono confidenza più in fretta, accorciano le distanze, impiegano meno tempo a farsi voler bene. Sono persone con cui è più semplice comunicare e con le quali il tempo non ha alcuna importanza: le puoi conoscere da pochi minuti e sentire già una forte appartenenza.
Ho trovato il tutto molto veritiero, ho provato l'impulso di seguire i consigli e viverli; il libro è stato magnifico... ma quindi...questi braccialetti? La mia curiosità percepiva in modo lampante che mancava ancora qualcosa.


Per togliermi ogni dubbio, ho deciso di ritagliarmi del tempo per seguire la miniserie (mini...le puntate son lunghe quanto un film!). Ora capisco perché è stata davvero un grande successo.
Nessun Mondo Giallo, ma in compenso ci sono storie: vite di ragazzi che s'intrecciano. Vite che si fanno coraggio per continuare ad esserci. Vite che sono un grande esempio per tutti e t'insegnano a rinascere giorno per giorno.
Ho letteralmente trangugiato le puntate e amato i personaggi, con alcune preferenze.
I protagonisti sono sei, ognuno dei quali risalta per qualcosa rispetto agli altri.Volevo solo parlarvi dei preferiti, ma avendo imparato qualcosa da ciascuno, ve li descriverò tutti.


Di Leo, il leader, ho amato soprattutto il coraggio, la forza, quella capacità innata di cadere e rialzarsi nonostante le numerose avversità.
Possiede un carattere così forte, che anche laddove incontra numerosi ostacoli, sa superarli con una grinta che solo lui sa avere.
Ha una sensibilità che solo a tratti emerge, perché celata da una grande impulsività; eppure non fa che pensare agli altri, ad agire per il bene del suo gruppo.



Vale, il vice-leader, non è un tipo che colpisce subito: ha un modo di studiare e comprendere, una sensibilità che supera di gran lunga quella degli altri, ma non attira istantaneamente l'attenzione. Dal temperamento pacato, è una persona sensibile, che insegna a non giudicare da subito e cercare le motivazioni, che muovono i comportamenti che non sempre sono facili da comprendere.

Cris, la ragazza, soffre di anoressia, condizione che si riflette profondamente nei suoi pensieri e azioni. Oscilla tra leader e vice, in balia di sentimenti precari, delicati. Con l'aiuto degli amici, riuscirà a sbloccare la propria vita, a non farsi condizionare costantemente da incertezze e paure. Grazie a lei, lo spettatore capisce che fidarsi di qualcuno a volte ci salva; la chiave non è sempre chiudersi in se stessi.


Davide, il bello, è colui che offrirà la lezione più dura da accettare. Un rospo in gola difficile da mandare giù.
La prima cosa che esce fuori di lui è l'atteggiamento prettamente scontroso, provocatorio; la costante ricerca del litigio e della rissa. Nessuno però è un'isola: negli altri troverà una parte di se che lo aiuterà a capire. Scoprirà un universo nuovo.
Se qualcuno non ha ancora visto la fiction, non legga la parte in grigio.
Personalmente, mi ha regalato un pianto che non dimenticherò mai: sembrava così forte, così pronto a guarire e andarsene, che nonostante il problema al cuore, non mi sarei mai aspettata che volasse via addirittura per primo. La sua morte turba profondamente, colpisce e affonda l'anima, porta a farsi tante, troppe domande; perché non è accettabile che un ragazzino così pronto a vivere, a lottare, se ne vada senza tanti complimenti. Era scatenato, un guerriero: aveva tanti sogni, che chiunque crede che prima o poi realizzerà, fin quando non assiste al suo funerale. Fin quando non vede una bara al posto di tutta quella vitalità. Ci si chiede davvero: "cos'è la vita?"

Rocco, l'imprescindibile, il narratore dell'intera serie; è in coma, ma sente e capisce.
Il suo ruolo è il più azzeccato: senza di lui, davvero l'intero gruppo non sarebbe possibile. Dorme, con la speranza di svegliarsi prima o poi; la sua arma migliore è una dolcezza disarmante, che porta a volergli bene senza mezzi termini.

Tony, il furbo, è il personaggio più di tutti da approfondire, il meno scontato. Un giovane da scavare, che a prima vista può risultare tutto meno che furbo, ma a lungo andare rivelerà delle doti straordinarie; nonché una capacità innata di sentire, capire e vedere cose non accessibili alle persone comuni.

Coloro che si sono impressi più  a fondo, per me sono Leo, Davide e Rocco. Hanno saputo  distinguersi, essere forti, leali e portare contenuti importanti. Si sono resi semplicemente indimenticabili in modi differenti, che però hanno lasciato il segno, come questa serie. Non vedo l'ora di seguirli anche nella seconda, vedere il proseguimento dell'amore di Leo e cosa accadrà a tutti gli altri.
Per ulteriori domande, vi basta sapere: Watanka!


martedì 8 aprile 2014

Recensioni: tra penna e anima

Qualcuno crederà che fare una recensione consista più o meno nel leggere un libro, mettere un voto e tracciare una decina/ventina di righe tutt'attorno al voto stesso. 
Non c'è niente di più sbagliato.
Potrei quasi affermare che il voto è secondario; i nostri stessi gusti sono secondari.
Recensire non è dibattere, tantomeno creare una tesi e sostenerla a spada tratta, fino alla morte.
È un mestiere che non s'impara nemmeno dopo aver assaporato e presentato una trentina di libri agli altri.
Di tre anni di recensioni ad esempio, non ho ancora capito quanta importanza possano rivestire le classiche stelline. Ok, sono una classificazione. Ok, servono per farsi un'idea. Ma è quasi come dare un voto scolastico: un sette o un dieci non definiscono il bambino, la sua intelligenza, i suoi sogni. Non dicono davvero che il bimbo da dieci vale effettivamente di più di quello da sette. Soprattutto, non spiegano se vale la pena conoscerlo o meno.
A parer mio, lo scopo primario non è riempire la pagina di un fantastico cielo stellato, elevarsi a giudice supremo o praticare stroncature gratuite. L'aspetto più importante, quello da non dimenticare mai, è di avvicinare le anime: condurre il lettore verso il libro giusto: quello che ha sempre voluto sfogliare, quello che sottolineerà fino a stancarsi, quello che forse imparerà a memoria o che comunque troverà ampio spazio nel suo cuore.
Recensire è una responsabilità, è scovare i colori di un determinato autore e portarli in superficie, alla vista di tutti. Recensire è capire cosa provava lo scrittore nell'instante in cui ha tracciato la sua storia e chiedersi chi vorrebbe provare le stesse emozioni. È percepire le pagine a un livello più profondo, senza sostare in superficie.
Il compito del recensore è davvero ben svolto, quando la persona, grazie a lui, scova ciò che stava cercando da tempo. Collegare le vite è molto più importante del gradire o meno la vicenda narrata; perché là fuori c'è sempre qualcuno che deve trovare qualcosa e sta aspettando un aiuto.
In bocca al lupo a tutti coloro che recensiscono, che recensiranno e a coloro che scopriranno il libro della loro vita, grazie a una recensione.

mercoledì 2 aprile 2014

E-book vs libro.

Non credo finirà mai; specie in Italia, dove quella metallica tavoletta sputa parole chiamata eReader ha più o meno le sembianze del demonio. Senza dimenticare che molte persone danno ancora del lei al proprio computer, scongiurandogli di accendersi, perché non sanno proprio dove andare a cercare il fantasmagorico tastino che dà vita alla magia. 
Ma non finirà mai, cosa?
Vero: avevo così tanta fretta di disquisire, da dimenticare il soggetto dello sproloquio verbale (quisquiglie, eh?!). Ebbene, signori, sto parlando dell'agguerrito, mirabolante, sanguinario combattimento tra libro ed e-book: scontro che, perlomeno nel bel paese, sembra destinato a durare più o meno un altro centinaio di anni.
Ovviamente, non credo proprio che il libro scomparirà dalla faccia della terra; come non credo assolutamente che l'e-book non prenderà mai piede. Anzi...


"Chi avrà la meglio?", mi chiederete voi.
Ah, io lo devo dire?
Ma anche no: sono decisamente troppo pigra per sobbarcarmi la responsabilità di decretare il vincitore (e poi si è appena rotta la sfera di cristallo con cui prevedevo il futuro); sono piuttosto decisa a stilare una più che equa lista di pregi dell'uno e dell'altro...e che vinca il migliore!

E-book
1-Salva gli alberi.
2-Costa meno
3-Quando non conosci il significato di una parola, lo rintracci con un click.
4-Lo porti ovunque vuoi e non pesa.
5-Il segnalibro non lo perdi.
6-Tuo fratello, tua sorella o qualsiasi tuo parente di un anno o poco più, non ne strapperà le pagine per costruire barchette.
7-Non corri il rischio di prestarlo senza vederlo tornare indietro.
8-Non ti senti in colpa a evidenziare le parti che ti piacciono di più.
9-Non si spagina per nessun motivo.
10-Ci sono applicazioni che velocizzano la lettura.
11-Hai sempre spazio per comprarne uno nuovo.
12-Lo leggi al buio, senza il bisogno di una lampada nei dintorni.
13-Lo compri da casa e non devi aspettare che giunga da chissà dove.


Libro
1-Non ha bisogno della corrente.
2-Il rapporto fisico con la carta e il suo profumo non ha prezzo.
3-Ha un legame col passato; ti costringe a metabolizzare meglio frasi e situazioni.
4-Puoi piegare l'angolo alle pagine che t'interessano.
5-Tra rilegatura, copertina e cofanetto può essere ritenuto un'opera d'arte.
6-Insieme ai suoi amici arreda perfettamente un salotto.
7-Se ci rovesci sopra qualcosa, non cominci a parlare aramaico.
8-Tutti sanno come si accende e come si usa.
9-Cadendo non si distrugge per sempre.
10-Puoi regalarlo anche a un bambino.
11-Non ti distrai con i social network, perché non c'è rischio che tu lo legga al computer o sul tablet.

12-Per comprarlo basta recarsi in libreria e usare i contanti.
13-Puoi sempre nasconderci qualcosa in mezzo.

giovedì 6 marzo 2014

Recensione - Ob-scene di Alice Kant

Titolo: Ob-scene
AutoreAlice Kant
EditoreAltromondo
Pagine121
ISBN9788862810661
Prezzo 11 

Trama:
L'autrice offre uno spaccato di vita tagliente, tormentato fino a raggiungere l'apice della sofferenza.
Libro costantemente sospeso tra poesia e prosa, racconta una storia fatta di disgrazie, dolore, uomini sbagliati; di coltellate inflitte dalla noncuranza e cattiveria altrui, ma soprattutto di passione e amore forte.
Un sentimento lacerante nei confronti del Lupo, che durante la narrazione corre parallelo a una più alta appartenenza, al totale abbandono -di quelli che ti portano a sentirti davvero amata, compresa, protetta- verso il solo, l'unico: Marilyn Manson, il Sanguigno-Sanguinario-Fratello che riesce far breccia con la sua sensibilità in un cuore storto dal troppo accanimento, dalla sottile e violenta crudeltà umana che sa farti a pezzi a fondo, pur lasciandoti intero. Le citazioni dell'artista percorrono l'intera narrazione, amalgamandosi alla perfezione con essa.

Recensione:
Se l'angoscia del troppo esistere senza sentirsi capiti, senza ricevere amore sincero, potesse parlare da sola, probabilmente userebbe le stesse parole.
La fitta carnalità, la violenza e il sangue, sono strumenti potenti, intensi per esprimere qualcosa di più grande.
La protagonista, schiacciata dallo scherno altrui, da una perdita irrimediabile, dalla fiducia e capacità d'amare potentemente lesionate dall'inettitudine nel donarsi di uomini inaffidabili,  giunge in punti dell'anima altrimenti irraggiungibili e ci lascia dentro un marchio. Uno stampo fatto di sfregi. Di sangue.
Uno stile rotto, affascinate, drastico si presenta fin da subito e senza tanti complimenti ci lancia addosso una serie di vetri frantumati. Scaglie che si abbattono sul lettore e lo destabilizzano da subito. Io personalmente stavo per piangere dalla terza pagina; già alla prima avevo le scariche, mi trattenevo perché non poteva essere: non si può crollare così presto. Invece è inevitabile: sei così trascinato, catapultato in quelle ferite pulsanti, che ti ritrovi a nuotare in un mondo lacero, inaridito eppure così capace di darsi ancora totalmente a qualcuno.
Sono parole sporche, di cui t'inzuppi e ti senti immediatamente avviluppato da quelle sabbie mobili, senza possibilità di fuga. Sai già dalla prefazione, che in qualche modo ci lascerai l'anima in quel catrame.
Sono diventata parte dell'estrema sofferenza morale umana.  
Voglio tagliarmi le braccia per non vederle più penzolare da sole nel vuoto dell'esistenza deforme.
Voglio tagliarmi i piedi che mi fanno camminare dalla parte sbagliata rispetto a quella degli altri. 
Gli altri? Chi sono? Sono quelli che t'impediscono di vivere ma intanto ti permettono di farlo disgraziatamente.
L'urlo continuo, folgorante; questo pianto che sopprime il sorriso e ogni forza per quanto amaro, chiama personaggi che si susseguono e solo uno resta sempre e comunque. La catena di gesti e anime non è sempre di facile comprensione per via del lessico e della sua cripticità, che più che essere un limite sublima la storia, rendendone alcune parti affascinanti e incredibilmente complesse. Fitte di mistero.
L'unico nome presente nella narrazione è quello di Eva: una figlia bianca, bionda che sul letto attende. 
Gli uomini, dalla presenza incombente, meno delicata invadono il libro e strappano via pezzi di cuore di colei che si racconta. Non ci è data la loro identità: vengono chiamati per ciò che le lasciano addosso. Così nascono il Lupo, l'Angelo, il Mago, l'Ariete e l'erede del Lupo che passano e guadagnano una fiducia che fanno in modo di perdere o meglio calpestare, un corpo che sanno sgualcire senza rispettare, scavandole dentro un vuoto annientante, assassino. Una fossa che solo il Sanguinario Fratello può giungere a riempire con la sua comprensione. Come se lei fosse una serratura di cui lui solo ha la vera chiave. Lui che giunge a placare la rabbia, l'ingiustizia. Lui che le indica la strada ed è al di sopra dell'ipocrisia della gente. E i loro amplessi, più che brutali e torbidi sono cerimonie in cui ci si assapora soprattutto l'anima. Li si percepisce chiaramente come ricongiungimenti, come se con lui ritrovasse ogni volta se stessa.
L'emozione espressa nei suoi confronti è avviluppante, autentica, unica e reale.

Nero, bianco, grigio, ghiaccio, viola, triste. 
Ecco gli aggettivi che descrivono il mio protettore e guardiano assoluto di me, Egli che abita nel mio corpo salvandomi. Egli che mi seduce, mi anima e mi rispetta incondizionatamente. 
Unico cervello, uniche idee, uniche volontà, uniche membra, unico respiro, unico sguardo dolorante, unici colori, unico sorriso perduto ma ugualmente vivace, unico bisogno d'appartenenza, unica solitudine tranquilla. Io e Lui fino alla morte contemporanea e lunghissima dell'uno nell'altra. Simbiosi perfetta, incomprensibile e nascosta a quella massa inutile e costosa che sono tutti gli altri esseri umani.

Questa passione dalla natura più profonda e intima e quella più angosciante e dolorosa per il famelico Lupo, s'incidono a fuoco nella carne, tanto rendono partecipi i lettori in maniera diversa. Personalmente parlando, le ho amate entrambe, seppur favorendo la simbiosi con  Marilyn Manson, perché è così rara e disarmante, così personale e particolare, che sfugge all'ordinario e alla comprensione umana di molti...e si beffa proprio di questi molti che non capiranno mai. 
Non è da tutti infervorarsi per le parole di qualcuno che con un semplice testo sa leggerti per intero l'anima e farla sua. Spesso si viaggia troppo velocemente per essere colpiti da qualcosa, dall'arte in questo modo. Come se nel mondo non ci fosse più quella spiccata sensibilità di accendersi ancora per qualcosa, come se nessuno si lasciasse più trapassare dall'interiorità altrui. Io fatico più a capire questo genere di persone: quelle che l'arte arriva e la loro anima è da un'altra parte. Quelle a cui dentro non si sposta mai nulla per niente; quelle con la sensibilità anestetizzata. Invece la musica è così: ci si sente pienamente compresi da qualcuno mentre urla il suo dolore, e ci si sente così vivi. Così salvati. Così amati, che sembra sempre che nemmeno  in due vite riusciremmo a restituire così tanto amore.
È una lettura che parla di tante cose. Di vita morte e amore amalgamate insieme. 
Di un'esistenza spezzata, che tuttavia ha la forza di rinnovarsi ancora, di proseguire un cammino così crudele.
Lo consiglio a tutti quelli che vogliono emozionarsi fino a piangere, perdersi e ritrovarsi. A quelli che non sanno dimenticare il passato e tutte le sue ferite, ma si trascinano nel domani, nonostante le incertezze.
Meraviglioso, unico, stupendo.
Io sono sempre dalla parte sfigata dell'universo morale perché sono corretta. 
Mi odiano perché non so stare zitta adulando e sorridendo soltanto. 
Mi odiano perché pretendo di voler bene e amare. 
Mi odiano perché dicono che non sono molto sveglia quindi non in grado di rientrare nell'olimpo delle loro sanguinarie bugie.

mercoledì 29 gennaio 2014

Recensione - Quattro etti d'amore, grazie di Chiara Gamberale

Titolo: Quattro etti d'amore, grazie
AutoreChiara Gamberale
EditoreMondadori
Pagine242
ISBN9788804616283
Prezzo 17 

Trama:
Tea ed Erica, due donne completamente diverse, s'incontrano sempre al supermercato e senza realmente conoscersi s'invidiano; rivedono l'una nell'altra tutto ciò che si potrebbe desiderare e perché no: arrivano anche in un certo qual modo a volersi bene. Tutto questo nella loro testa, senza interagire mai.
Tea è un'attrice, recita il ruolo di Lei in Testa o Cuore.  È bella, libera, senza figli e vive con un marito dalla sensibilità fuori dal comune, seppur in costante equilibrio precario. Erica ha due figli, un posto in banca, un marito presente: una famiglia concreta, tangibile, reale. Erica per Tea è la signora Cunningham: la stabilità; Tea per Erica è Tea, l'attrice della serie di cui non può fare a meno: irraggiungibile, di successo, semplicemente fantastica in ogni cosa che dice e fa.
Tra una puntata e l'altra, queste vite scorrono in parallelo, si sfiorano, accarezzano, singhiozzano all'unisono suonando e impastando tra loro le imprevedibili note delle loro esistenze.

Recensione:
Ascoltare sempre il linguaggio del corpo, ho pensato, quando chiudendo l'ultima pagina un brivido mi ha attraversata per intera (lasciando perdere il fatto che qui da me fa freddo). Sì, mi piace. Mi piace, mi piace e mi piace.
C'erano una volta Wendy, Peter Pan e l'Isola che non c'è; c'erano Erica, Michele, Viola e Gu. 
Ma soprattutto: c'erano due donne forse strane, forse no, forse felici, forse insoddisfatte: due vite che si sbirciano attraverso gli scaffali del supermercato; due anime che fiutano, scrutano, assaggiano le sensazioni del carrello dell'altra. Dell'esistenza che non avranno mai, che forse avrebbero potuto anche avere.
Innanzitutto, un enorme inchino allo stile: virgole frenetiche che si rincorrono, fino a morire nel punto. Il grosso della narrazione è così. Virgola virgola e ancora virgola. Poi virgola.  È tutto così scorrevole, per poi impennare, inciampare. L'autrice ha un modo di posare l'anima su carta molto particolare, molto raro, molto suo. Decisamente gradito, ti fulmina fin da subito e pensi: come scorre, come scivola e poi s'impiglia. Come cade e si rialza di nuovo... il suo modo d'imprimere la vita sul foglio è già di per sé metafora di vita.
La semplicità del quotidiano irrompe come un fiume senz'argini e altro non fa che fluire prepotentemente, ma  in modo lento e mutevole. Ogni giorno vissuto nella storia ti conquista, rapisce in maniera inaspettata: proprio mentre rifletti su una banale lista della spesa, piombano i pensieri improvvisi, pesanti macigni lasciati cadere come foglie. Macigni che non ti aspetteresti mai così.
È un libro in cui si ha fin da subito la netta sensazione che il semplice e il complesso siano saldati insieme, inscindibili. Come la realtà, in cui, nel bel mezzo delle astrazioni di cui si ha bisogno per l'anima, si viene bruscamente tirati via da quell'Isola che non c'è: magari verso il sugo che brucia, verso la bimba che dev'essere accompagnata a catechismo. Verso quei banalissimi, piccoli, insignificanti bisogni vitali che rapiscono tempo. Necessari all'uomo, ma danno sempre l'amara sensazione di rubarti tempo. Tempo di vita.

L'introspezione ti aggancia e accompagna fin dall'inizio, rendendo tutta quella normalità in un certo senso anormale. Sono discorsi che dalla superficie dell'esistenza cadono in affondi sorprendenti, concreti, rapaci. Perché no: dolorosi. È un continuo di domande innocenti -cosa compro per cena, chissà se uscirà bene la torta- che si trasformano, si evolvono fino a diventare dei mostri: che persone siamo, cosa stiamo realizzando, chi meritiamo al nostro fianco, dove stiamo andando a finire? L'innocuo si sporca, fino a costringere il lettore a digerire un mondo che non è poi così leggero. Non così rose e fiori.
Quella che si sporca di più in questa storia, quella che a parer mio ci mette lacrime, sangue e passione è lei, il mio personaggio preferito: Tea Fidelibus, donna forte/fragile, comprensibile/incomprensibile, intricata perfino per se stessa, moglie/madre di un Peter Pan cinquantenne; pazza, eppure sana. Testa o Cuore è una serie che ispeziona fin nei minimi dettagli il rapporto di coppia e lo scandaglia in due tempi: prima con le azioni fatte seguendo il cuore, poi mostrando ciò che sarebbe avvenuto se Lei e Lui (i personaggi si chiamano così) avessero agito secondo la testa. Le puntate sono seguite da tutti; ma i problemi di Tea non riguardano il lavoro, bensì Riccardo: suo marito così fragile, instabile, intrattabile ed assolutamente incapace di fornirle certezze. Un eterno bambino, che da bravo Peter la chiama Wendy. Ma Wendy da un po' si sente sola e incompresa. Da un po' Wendy ha deciso di giocare con Anthony: di avere da lui le attenzioni e la passione che il marito non le concede. Ma tuttavia non si riesce a sganciare: perché Riccardo è della sua stessa pasta; perché lui come lei si chiede di che colore è il retro del cielo, e non ha intenzione di rinunciare a quell'universo che solo gli artisti possono capire.
Sdraiati qui, a letto con me, e raccontami una storia. Non ne sai una? Inventala. L'importante è che sia qualcosa che non esiste. Qualcosa che non serve. Qualcosa che mi porti lontana, che ci porti lontane, lontanissime, da tutto questo qui.  
Più o meno pensavo, in quelle notti. 
O forse sentivo: perché mica capivo bene che cos'era, quella specie di colla che all'improvviso mi pareva di avere al posto del sangue. 
Solo da quando ho incontrato Riccardo l'ho capito. 
Era la fiducia incondizionata nelle cose di questo mondo che avevano i miei, che mi trasformava il sangue in colla.



Arrivava amore, insomma. 
Ma le risposte alle mie domande mai.  
Così ho cominciato a cercare altrove: e ogni notte, una volta a letto, andavo lì. 
Il Paese Degli Artisti, lo chiamavo: un posto dove mi bastava chiudere gli occhi e mi trasferivo a vivere. (...) 
A chiunque chiedessi: "Di che colore è il retro del cielo?", mi rispondeva. (...) 
Ognuno aveva la sua idea. Però a quel punto se ne discuteva. 
Tantissimo.
Lampante è l'incomprensione profonda che la brucia, che rovina attimo per attimo, che non le dà un secondo di pace. Un disturbo, un bisogno che le si è piantato dentro fin dall'infanzia e che nessuno ha saputo soddisfare, tranne lui. Lui che la chiama "bamore" perché "amore" è troppo compromettente. Lui, i cui disturbi s'incastrano con i suoi, quasi annullandoli. Però poi Anthony le dà affetto, Anthony la fa sentire donna nel vero senso del termine; non la bambina che deve stare attenta a non crescere, a non accantonare Peter.
La parte irrinunciabile del libro per me sta proprio nello sdoppiamento: quando la Wendy di Riccardo e la Tea di Anthony sono costrette a comunicare, a stilare un bilancio che tuttavia non riesce. Creare un'amicizia che non è possibile. Perché l'amore non è dato da quanto ricevi, nemmeno se sommi tutto l'amore ricevuto. Non è un calcolo esatto, pertanto costantemente in bilico; un dilemma difficile da risolvere, tra quello che si vorrebbe e quello che si ha.

<<Nel senso che io ho un passato particolare. Sai, Tea, prima d'incontrare Riccardo stavo per finire dritta in una clinica psichiatrica. Avevo un mostro, dentro, che mi portava a fare solo cose sbagliate.>> 
<<Così il mostro, anziché avercelo dentro, te lo sei messa accanto? Hai semplicemente dato a un'altra persona la responsabilità di rovinarti la vita, dunque.>> 
<<È già un passo avanti. Fidati.>> <<Ma non sei più la ragazzina disperata che eri, Wendy! Sei cresciuta.>> 
<<Non è vero.>> 
<<Sì che è vero. Se non fossi cresciuta non potresti mica sentirla, la mia voce.>> 
<<Io non crescerò mai. L'ho promesso a Riccardo.>> 
<<Questo non c'entra più niente con l'amore, però. È una dipendenza.>>
La vicenda della signora Cunningham è meno tortuosa per certi versi, ma non la si può definire ugualmente  meno sofferta. Reduce da una rapina nella banca in cui lavora, avrebbe bisogno di staccare, da marito casa e bimbi. Ma il suo lui non lo capisce e non riesce a seguire la sua voglia d'evasione. Non apprezza quel piccolo mondo senza di lui, fatto di serie tv e film che Erica si ritaglia a forza, con l'aiuto di un vecchio/nuovo amico (che purtroppo non è proprio disinteressato nei suoi confronti) e del computer, che funge da finestra aperta sul mondo esterno.

Non che abbia bisogno di tenere a mente chi sono e dove abito, figuriamoci. 
Ma ogni tanto mi sembra di andare non so come dire: sottovuoto, ultimamente. 
Sento proprio l'aria che mi manca e il corpo che si mette a galleggiare, per conto suo, dentro una specie di sacchetto. 
E fuori dal sacchetto tutto il mondo. 
Da una parte è una sensazione fantastica, nessuno mi può disturbare mentre sono lì, sparisce l'ansia, tutta, i pensieri non stanno più in fila per uno, schizzano via per conto loro, fanno giri assurdi, poi prendono a frullare forte, fortissimo, e vanno così veloce che si mischiano fino a diventare una cosa sola: niente. 
Però dall'altra è insopportabile, ieri in banca, per esempio, mi ha costretto a rifare un calcolo semplicissimo per quattro volte, perché proprio non ci stavo con la testa. E mi fa essere troppo nervosa con i bambini, soprattutto con Viola. 
Passa solo quando chatto con Davide Morelli: che persona meravigliosa è, era dai tempi di Giulia Fedrizzi che non riuscivo a parlare con qualcuno anche di argomenti, come dire, un po' particolari. 
E passa quando faccio l'amore con Michele.
Due donne dalle vite completamente differenti, legate da un supermercato; dalla spesa altrui, dalle proprie insoddisfazioni.
Pagine delicate in cui la vita sembra così semplice, ma non lo è e continua ad incresparsi ad ogni step. Pagine da cui emerge una grande morale: l'esistenza che invidiamo, in fin dei conti non la vogliamo davvero. Le nostre insoddisfazioni possiamo colmarle quasi sempre, sforzandoci di essere felici di ciò che abbiamo già.
Una lettura come un cassetto col doppio fondo: stratificata come le donne, che sono sempre iceberg di cui  anche solo la punta è appena percepibile e raggiungibile. Come le donne è così dentro, eppure così fuori dal mondo. Così in superficie, eppure così a fondo.
Una lettura così sporca d'anima, d'introspezione, di colori. Così indelebile, indimenticabile.