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venerdì 5 maggio 2017

Delitto Rosi. I delitti di Ronvoli, di Chiara Benedetta Boschi

USCITA Maggio 2017

Titolo: Delitto Rosi. I delitti di Ronvoli
Autore: Chiara Benedetta Boschi
Genere: Trhiller
Target: ogni lettore
Editore: DZ edizioni
Collana: Thriller
Pagine: 112
Formato: 15X21
Prezzo: 12,90 euro
ISBN-EAN
9-788899-845148

Strillo
Due cadaveri. Dieci sospettati. Nessun colpevole.

L’autore
Chiara Boschi Nasce nella città Universitaria di Pisa nel 1973, dove si laurea in Giurisprudenza. 
Seguendo le sue passioni frequenta un corso di specializzazione in Analisi della Scena del Crimine-Criminologia e Gestione dell'Emergenza a Roma. 
Durante i suoi studi scopre l'amore per la scrittura, ma è solo a seguito della nascita della figlia, che la porta a trascorrere un lungo periodo lontano dal lavoro, che decide di dedicarsi a questa sua passione. 
Il DNA labronico ereditato dal padre la spinge a scrivere racconti ambientati in luoghi di mare. E' qui infatti che trova ispirazione, tra gli scogli e l'odore di salsedine. Durante il tempo libero scrive sul suo blog e si dedica al volontariato.

Il libro
Ore nove, lunedì mattina. La strada privata che porta alla villa dei signori Rosi è bloccata dalle auto e dai curiosi. A terra, senza vita, i corpi dei coniugi.
A indagare su un delitto tanto brutale viene chiamato l’investigatore Carlo Mori. A dargli man forte il fedele braccio destro Corti e la nipote Giorgia, spavalda e ficcanaso.
Forse nemmeno l’unione delle loro abilità sarà sufficiente a sbrogliare un caso tanto complesso, con un assassino svanito nel nulla senza lasciare tracce.
Che cosa è successo davvero in quella villa? Chi si nasconde dietro un delitto tanto orrendo? E perché qualcuno odiava a tal punto i Rosi da infierire in quel modo sui loro corpi?

Tre Lacrime D'oro. Io sono Lunar, di Daisy Franchetto

USCITA maggio 2017

Titolo: Tre Lacrime D’oro
Autore: Daisy Franchetto
Genere: Fantasy
Target: ogni lettore
Editore: DZ edizioni
Collana: Fantasy
Pagine: 400
Formato: 14X21
Prezzo: 14,90 euro
ISBN-EAN
9-788899-845179

Strillo
Conosci la Morte. Possiedi la Morte. Trasforma la Morte.

L’autore
Daisy Franchetto è nata a Vicenza, città intrisa di grazia palladiana, ma vive a Torino, città del mistero, e si occupa di counseling. La scrittura è una passione nascosta che ha iniziato a coltivare tardi. Ciò che scrive nasce dalle esperienze vissute. Il lavoro nelle comunità psichiatriche e per disabili, i viaggi come volontaria in zone di guerra, l’impegno per la difesa dei diritti umani.
L’ascolto delle persone in difficoltà e, prima ancora, l’ascolto di se stessa. Il mondo onirico e la ventennale attività di scavo nella sua psiche. “La scrittura mi rende una persona migliore.” Oltre a scrivere romanzi, racconti e brevi articoli, gestisce da qualche anno un blog nel quale riversa i suoi pensieri e il suo punto di vista sul mondo. Da qualche mese è nata la sua nuova rubrica onirica: I don’t sleep, I dream in collaborazione con il gruppo Dark Zone. Piccolo appuntamento nel quale ospita scrittori emergenti chiedendo loro di condividere un sogno..

Il libro
Qualcuno è tornato a vivere su Prima Stella d’Incanto, la Dimensione distrutta.
Inquietanti rapimenti coinvolgono tutto l’Ovoide.
Il tempo dell’attesa è finito, Lunar vuole tornare alla Vita, ma per farlo dovrà affrontare la Morte.
È lei a custodire Sinbad, è lei il mistero più grande.
Due storie si intrecciano e attendono il momento dell’incontro.
È l’ultima avventura, la chiusura di una vicenda intensa, la fine e l’inizio delle Vita.
Lunar lascia i Cieli Razionali in compagnia di Sky, lo Spirito Guida. Ha deciso di riportare in vita Sinbad che si trova nella Terra dei Morti. Per farlo dovrà cercare un misterioso libro, depositario di un sapere assoluto. Carte dal significato oscuro la guideranno lungo i dedali di un Labirinto che si rivelerà essere molto altro. Ma Lunar è inseguita, come tutti i Nativi di Prima Stella d’Incanto è braccata. 
Qualcuno è interessato ai poteri degli abitanti della Dimensione distrutta e, in particolare, ad Agav, regina di Prima Stella d’Incanto e amica di Lunar. Agav non è più ciò che molti ricordano.
Nulla è come appare in questa storia che si muove su piani fantastici, onirici, psichici.

Sei pietre bianche. Io sono Lunar, di Daisy Franchetto

USCITA Maggio 2017

Titolo: Sei pietre bianche. Io sono Lunar
Autore: Daisy Franchetto
Genere: Fantasy
Target: ogni lettore
Editore: DZ edizioni
Collana: Urban Fantasy
Pagine: 400
Formato: 15X21
Prezzo: 14,90 euro
ISBN-EAN
9-788894-174694

Strillo
Sei Pietre Bianche, sei varchi dimensionali.
Un viaggio alla scoperta delle proprie origini.

L’autore
Daisy Franchetto è nata a Vicenza, città intrisa di grazia palladiana, ma vive a Torino, città del mistero, e si occupa di counseling. 
La scrittura è una passione nascosta che ha iniziato a coltivare tardi. Ciò che scrive nasce dalle esperienze vissute. Il lavoro nelle comunità psichiatriche e per disabili, i viaggi come volontaria in zone di guerra, l’impegno per la difesa dei diritti umani. L’ascolto delle persone in difficoltà e, prima ancora, l’ascolto di se stessa. Il mondo onirico e la ventennale attività di scavo nella sua psiche. “La scrittura mi rende una persona migliore.” Oltre a scrivere romanzi, racconti e brevi articoli, gestisce da qualche anno un blog nel quale riversa i suoi pensieri e il suo punto di vista sul mondo. Da qualche mese è nata la sua nuova rubrica onirica: I don’t sleep, I dream in collaborazione con il gruppo Dark Zone. Piccolo appuntamento nel quale ospita scrittori emergenti chiedendo loro di condividere un sogno.

Il libro
Lunar è tornata. A tre anni dall’esperienza nella Casa e dalla violenza che l’ha messa di fronte a un duro processo di trasformazione, la giovane protagonista di Dodici Porte non è più una ragazzina.  Abita da sola in un piccolo appartamento in città, studia e lavora. Accanto a lei il fedele cane Sinbad, su cui grava una maledizione che Lunar non conosce, e l’anello che le ricorda costantemente il legame con la Terra dei Morti. Dopo l’ultima visione avuta fuori dalla Casa, nella quale un bambino veniva rapito da un gigante, la giovane non ha più avuto esperienze del genere, o contatti con altre Dimensioni. 
A volte stenta a credere che ciò che ha vissuto nella Casa sia davvero accaduto. Ma c’è l’amico Sinbad a ricordarle chi lei sia. Lunar ha stretto amicizia con Odilon, un bambino dal passato misterioso che vive in orfanotrofio. Proprio la scomparsa del piccolo, ad opera di un essere spaventoso, riporterà la nostra protagonista e il suo amico a quattro zampe a contatto con le Dimensioni parallele. Lunar e Sinbad, con l’aiuto di Altea, proveniente dai Cieli Razionali, si metteranno sulle tracce dei rapitori di Odilon. 
Ha inizio il viaggio attraverso sei portali dimensionali rappresentati da sei lapidi bianche. 
Di nuovo un percorso che è insieme scoperta di se stessi e di luoghi sconosciuti. Di nuovo avventure formidabili che svelano quanto ci sia di sublime e oscuro nell’inconscio.

Dodici Porte. Io sono Lunar, di Daisy Franchetto

USCITA maggio 2017

Titolo: Dodici Porte
Autore: Daisy Franchetto
Genere: Fantasy
Target: ogni lettore
Editore: DZ edizioni
Collana: Fantasy
Pagine: 432
Formato: 14X21
Prezzo: 14,90 euro
ISBN-EAN
9-788894-174670

Strillo
Dodici varchi su mondi sconosciuti. Dodici porte per non essere più la vittima di una violenza.


L’autore
Daisy Franchetto è nata a Vicenza, città intrisa di grazia palladiana, ma vive a Torino, città del mistero, e si occupa di counseling. La scrittura è una passione nascosta che ha iniziato a coltivare tardi. Ciò che scrive nasce dalle esperienze vissute. Il lavoro nelle comunità psichiatriche e per disabili, i viaggi come volontaria in zone di guerra, l’impegno per la difesa dei diritti umani. L’ascolto delle persone in difficoltà e, prima ancora, l’ascolto di se stessa. Il mondo onirico e la ventennale attività di scavo nella sua psiche. “La scrittura mi rende una persona migliore.” Oltre a scrivere romanzi, racconti e brevi articoli, gestisce da qualche anno un blog nel quale riversa i suoi pensieri e il suo punto di vista sul mondo. Da qualche mese è nata la sua nuova rubrica onirica: I don’t sleep, I dream in collaborazione con il gruppo Dark Zone. Piccolo appuntamento nel quale ospita scrittori emergenti chiedendo loro di condividere un sogno.

Il libro
Dodici Porte è una fiaba dark che si snoda attraverso dodici passaggi che la protagonista Lunar deve superare, scoprendo luoghi e mondi inaspettati. Inizia così un percorso di guarigione spirituale dalle violenze subite nel mondo reale. Un viaggio iniziatico alla scoperta delle proprie origini. I personaggi e i luoghi che Lunar incontra sono simboli generati dal suo subconscio, manifestazioni del suo dolore. Lunar è una giovane ragazza, che una terribile notte si trova a fuggire per strade sconosciute dopo essere stata vittima di una violenza. Corre, fino a raggiungere una porta. La porta della Casa. La prima porta di un viaggio onirico che la porterà a ricostruire i pezzi della propria identità e a rimarginare le ferite subite. 
La ragazza tenterà di far fronte all’angoscia contando sulle proprie forze e sull’aiuto della famiglia, ma quando si ritroverà faccia a faccia con il suo carnefice, si renderà conto di aver bisogno di un aiuto che non avrebbe mai pensato di ricevere. Inizia così il percorso di guarigione all’interno della Casa, alla scoperta di personaggi e luoghi fantastici, figli della sua psiche e non solo. Dodici tappe di trasformazione. Dodici porte che si aprono una dentro l’altra.

martedì 2 maggio 2017

"13 Reasons Why". Come non morire.

La febbre da "Tredici" impazza ormai da tempo, non potevo perdermela per niente al mondo dato le tematiche importanti. Credo debbano vederla tutti, anche se purtroppo la visione non assicura l'automatica creazione nel cervello di un'area adibita alla sensibilità nei rapporti interpersonali.

Hannah Baker si suicida ma decide di non farlo in silenzio: ha lasciato dei nastri, delle musicassette registrate da lei in cui narra le ragioni per cui si è avvicinata passo passo al gesto estremo.
I protagonisti delle cassette nascondono molti segreti che lei porterà alla luce.
Saranno tutti pronti per la verità?
Clay Jensen riceve i nastri come gli altri protagonisti della vicenda. Il ragazzo lavorava con la giovane ed era suo compagno di classe, comincia ad ascoltare e ricostruire gradualmente l'intera storia, a parlare con gli altri, chiedere spiegazioni, ragioni. Non è l'unico a scavare e chiedersi il perché, se tutto quel dolore avesse potuto essere in qualche maniera risparmiabile. 
Hannah è una persona molto sensibile, percettiva e particolare, trovatasi a contatto con un mondo che spesso sminuisce ciò che sei, se senti più degli altri, se hai l'Inferno già dentro. Crescere è difficile per tutti, ma non tutti hanno la nonchalance di mettersi a nuotare in questa vasca di squali.
È difficile inquadrare i personaggi in base a un'ottica di buoni o cattivi. Salvo due o tre casi, emerge in maniera palese quanto ciascuno cerchi di restare a galla, di sopravvivere. Il problema è quando cercano di sopravvivere anche a dispetto degli altri, senza fermarsi mai a valutare le conseguenze delle proprie azioni. Ci sono gesti compiuti non necessariamente per cattiveria, ma di fatto poi vanno ad alimentare il male come trappole. Trappole che restano molto utili invece a chi vive come uno sciacallo, sfruttando la sofferenza altrui per alimentare la propria popolarità.
Sono pochi in realtà  gli individui effettivamente negativi, ma le loro opere, contornate da un'indifferenza di fondo, hanno effetti amplificati su chi le riceve e ne esce distrutto.
Complicate, dai percorsi tortuosi sono le esistenze di Jessica, Justin ed Alex, incastrati da interrogativi sottili: sono realmente vittime o carnefici?
Anche i personaggi inequivocabili generano perplessità: ciascuno commette i propri errori per scrivere questo dramma. L'innocenza è sempre impastata ad altro. Non riesco a parlarvi di eroi, o se ci sono hanno comunque perso la guerra.
I colpi di scena sono seminati lungo la strada, ma molti si concentrano verso le ultime puntate. Il senso di sospensione della narrazione lascia spazio alle riflessioni, che dovrebbero essere frequenti, dovrebbero essere tante e pesanti come macigni. 
"Tredici" è senza pietà. Non ci viene risparmiato nulla perché è troppo cruento o potrebbe impressionare terzi, è un aspetto che amo come non mai. Un aspetto che fa piangere, strappare i capelli, così sincero da far sanguinare gli occhi. Una storia resa in maniera cruda e priva di fronzoli, perché quel "why" finale si deve stampare in testa a tutti. Tutti devono ficcarsi quella domanda nel cervello e portarsela dentro, chiedersi se ne valesse la pena. Se ne vale davvero la pena quando qualcuno si uccide o si può anche intervenire prima.
La serie ha ricevuto lodi e critiche. Sensibilizzazione o istigazione al suicidio?
La verità è che nessuno si suicida dopo aver guardato una serie tv. Nessuno ne muore, non è "The Ring". Non è una manciata di puntate a sconvolgere radicalmente l'esistenza di un individuo; ci sono una serie di fattori a monte che troppo spesso e volentieri vengono ignorati. Diciamoci la verità: quante volte qualcuno vuole parlare e la risposta è sbrigativa, oppure gli si dice "un'altra volta, non c'è tempo"? Quante volte la mancanza di ascolto genera rampicanti putridi nell'anima delle persone e questi crescono, crescono, crescono, finché non è davvero troppo tardi e si grida al disastro?!
Mi auguro che dopo "Tredici" gli spettatori siano più attenti ai segnali, che cerchino di guardare le cose dalla giusta prospettiva e tendano una mano laddove ci sia il sospetto di depressione da parte di qualcuno. A volte basta così poco per salvare una vita. Ci sono persone che si salvano per un soffio. È una perdita per tutti quando quel soffio viene mancato, perché quello che adesso ignorate presto potrebbe distruggere anche voi.
Voglio porre un'ennesima obiezione a chi sconsiglia ai più sensibili di guardare la serie. Non dovrebbe alimentare la voglia di farla finita, dovrebbe insegnare a guardare e non comportarsi così. Non come lei.
Osservate. Osservate ciò che fa Hannah e agite diversamente. Se volete superare le crisi, stare meglio, sopravvivere, aggrappatevi a chi vi tende la mano. Il primo enorme, imperdonabile errore lo commette lei stessa, quando comincia a chiudersi e sente di non essere più recuperabile. Hannah si accorcia l'esistenza da sola ogni volta che qualcuno le propone un aiuto e reagisce diffidente e con rabbia, allontanando anche quello. Restate sempre calmi, non siate prevenuti. Tra le persone che state allontanando potrebbe esserci qualcuno in grado ancora di salvarvi.
Il suicidio vero è quando decidete voi stessi di non poter essere guariti da nessuno; fatelo decidere agli altri se siete dei casi disperati, apritevi con chi tiene a voi e fa i salti mortali per aiutarvi. Spesso chi vi vuole bene o meglio ancora, vi ama, ha molte più risposte per tranquillizzarvi di quante potreste trovarne cercando da soli nella vostra stanza a cui ormai avete spento la luce. 

lunedì 24 aprile 2017

Le conseguenze.


Ieri ho visto un cane morire avvelenato. 
Scrivo questo post perché le persone sono di pietra, perché gli esseri umani non sono degni di essere definiti tali. Certi titoli la gente dovrebbe meritarseli. 
Ma già ho capito benissimo che il mondo non si merita niente.
Voi... sì dico proprio a voi. Voi che fate il male con questa vostra leggerezza e poi andate a mangiare una pizza... la pizza vi si deve incastrare in gola, e che nessuno ci sia ad aiutare individui così poveri e miserabili in quel momento. Dovete affogare nella vostra stessa intolleranza, nel vostro stesso odio. Dovete crepare soli. 
Voi. Quando fate questi capolavori, invece di andare a vivere la vostra spensieratezza, vi porterei da un veterinario a vedere il dopo. Lo dovete guardare, che effetto fa poi, il vostro capolavoro.
Lo dovete vedere, quanto siete bravi. 
Dovete assistere al mugolare di un animale spaventato che cerca di sopravvivere, mentre il corpo non reagisce più e fa come vuole; dovete guardare il panico negli occhi dei padroni, mentre cercano di fare qualcosa e ogni speranza affonda tra le lacrime. Quando prendono in braccio un corpicino esanime ma cercano ancora di salvarlo. Dovete assistere con attenzione, quando il veterinario prova a risolvere ma è costretto a dire che non c'è niente da fare.
Dovete respirarlo in prima persona, lo schifo che create. Perché raccontato così non rende.
Vi dovreste strappare la pelle dalla vergogna. 
Invece avete ancora il coraggio di andare in giro, con quelle facce identiche al fondoschiena.
La notte non dovete dormire: vi deve girare il pianto dei padroni nella testa, come un brano ripetuto in un loop infinito. I loro pianti devono essere l'ultimo suono che sentite in vita vostra.
Vi dovete vergognare di esistere. Non ve lo meritate, perché chiunque voi siate avete distrutto una vita per divertimento, e con quella vita tutto ciò che c'è dietro.
Distruggere una vita ne distrugge sempre tante intorno.
E voi potrete fare spallucce, dire che era solo un animale. Ma gli animali veri siete voi, perché io non ho mai visto cani uccidere per loro divertimento, ma le persone sì.
Le persone sono così poco persone, che non si vergognano nemmeno ad uccidere i propri simili.
Fatevi due domande.
Io non mi aspetto più che qualcuno capisca. Non mi aspetto più nemmeno che qualcuno legga. Ciò che scrivo è crudele, è troppo spietato; in realtà è solo la vita così.
Io mi limito a raccontare. 
Questa pagina in realtà la scrivete voi. 
Voi che praticate il male e vi aspettate che non se ne parli.
È troppo comodo che nessuno ve lo ricordi mai. 

domenica 23 aprile 2017

Crimson Peak. Un'irripetibile danza macabra.

Questo è un film che ha davvero molto da offrire e non sto parlando degli occhioni blu di Tom Hiddleston... ok ci sono anche quelli, ma sono un discorso a parte. 
Edith Cuscing, pargola di un uomo d'affari abbastanza potente, ha visto sporadicamente il fantasma di sua madre, che ad ogni incontro le ha intimato di stare alla larga da Crimson Peak. La ragazza anche crescendo continua a credere ai fantasmi, tanto che scrive una storia incentrata su di loro. Il manoscritto piace tanto ad un audace giovanotto-occhioni blu, Sir Thomas Sharpe, baronetto con l'aspirazione di fare l'inventore, che ne approfitta per porgere le sue avanches alla nuova Mary Shelley. 
Lei accetta di buon grado, ma il padre, che la vedeva già in sposa a un medico molto gentile che la conosce da anni, Alan McMichael, cerca qualche falla nella storia personale del ragazzo. E non resta deluso: impedisce il matrimonio perché entra in possesso di documenti interessanti. 
Tuttavia muore e l'unione diviene effettiva: Edith va a vivere con Thomas ... e la sorella di Thomas, Lucille. 
I due fratelli dopotutto hanno sempre avuto solo quella casa in cui vivere e il patrimonio di famiglia è inesistente. Andrebbe anche bene (veramente no) se non fosse che Lucille è simpatica quanto un caimano a digiuno. Dimostra da subito una LEGGERA ostilità nei confronti della novella sposa, nonché una LIEVE intromissione nella vita di coppia del fratello.
Edith non vive bene lì: la casa è praticamente a cielo aperto, marcia e devastata in più punti e, siccome è situata su di un giacimento di argilla rossa, la stessa esce anche dalle assi del pavimento. Il sogno di Thomas è quello d'inventare un macchinario di estrazione e seguitano i tentativi... ma sua moglie continua anche lì a vedere fantasmi. La giovane è sempre più debole e le visite indiscrete degli spiriti cercano di dirle qualcosa. Ma cosa?!
Salterei l'analisi del personaggio del padre: fa a malapena in tempo a dire che Thomas non può sposare Edith e corrompere i due fratelli per farli partire, che all'istante muore. Però rende bene l'idea, perlomeno si dimostra autoritario e categorico.
Ben riuscito è il ruolo di Alan. Anche se poco presente ci mette tutta l'intenzione... e per fortuna. Di lui apprezzo la tenacia e l'infinita pazienza, ma capirete poi. Anche se non si può dire che domini la scena, è comunque d'impatto.
L'intero film è monopolizzato dai fratelli Sharpe, Edith e la casa.
Sì, avete letto bene: la casa. Ha un suo respiro, è piena di segreti, di spiriti, possiede una vera e propria anima, vive in maniera pesante addosso ai protagonisti. È come se la portassero sulle spalle. La casa è morbosa: trattiene tutti e nel contempo li spinge a scappare. La casa è piena zeppa di passato che da un lato è solo da dimenticare, ma invece viene conservato. Sembra quasi che sia pronta ad uccidere da un momento all'altro.
Edith e Lucille hanno entrambe due caratteri forti: Edith per il bene dell'amato sa incassare le provocazioni ma nel frattempo tenere un occhio aperto. Il suo personaggio è riflessivo, intelligente, portato all'indagine. Non si fermerà davanti alle mezze verità.
Dulcis in fundo, amo Lucille. Non tanto per il suo ruolo nella storia, quanto per il semplice fatto che non è affatto semplice essere lei, seguire il suo filo logico, le sue reazioni. Jessica Michelle Chastain rende Lucille in maniera assolutamente fantastica. È reale, ti butta addosso i suoi sentimenti nell'immediato. Diretta e brutale.
La parte migliore la recita Tom. Lascia senza difese notare come sulle prime sembri quasi privo di slanci d'umanità, per poi lasciarla esplodere tutta all'ultimo. Il suo viso da una maschera piuttosto spavalda si evolve nell'arco della narrazione, fino a palesare amore, sofferenza, pentimento, pietà in maniera non convenzionale. Offre moti interiori che vanno scavati a fondo e necessitano di riflessione.
Mi ha colpito l'insieme. Ogni ingranaggio è al posto giusto e funziona in maniera perfetta.
Il finale vi porterà a battere i pugni e strapparvi i capelli. Il dramma è serpeggiante, velenoso, infesta l'ambiente fino al suo giungere devastante. Fino a che non si può più ignorare l'ovvio. 
Un film crudele, pieno di pathos, impietoso, da guardare fino a consumarsi gli occhi.
Mi ha tolto dieci anni di vita, ma lo avrei guardato un'altra volta appena finito.